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La testimonianza di Fede del Giudice Livatino

Lunedi 3 marzo nel corso del programma di Rai1 “Festa Italiana. Storie” condotto da Caterina Balivo si è parlato di Rosario Livatino e delle iniziative che da diciotto anni si susseguono in Italia per ricordarlo. Ospiti in studio Don Giuseppe Livatino, direttore di Tele Pace Agrigento, concittadino del “Giudice Ragazzino” ed il giornalista Enzo Gallo i quali hanno parlato della figura del Giudice siciliano, onesto, riservato, ligio al dovere, capace di svolgere il proprio lavoro con umanità e professionalità e del suo rapporto con la fede.
«Martire della giustizia ed indirettamente della fede» come era stato definito da Giovanni Paolo II, Rosario Livatino continua a far parlare di sé più da morto che da vivo.
Se durante la sua breve esistenza il “Giudice ragazzino” aveva parlato per lo più tramite i suoi atti processuali i quali esprimono la sua capacità di “sceverare tra situazione e situazione e di assumere con tranquillità, serenità ed obiettività le sue determinazioni nello svolgimento dell’attività requirente prima, giudicante poi” come ha affermato il dott. Vincenzo Paino, procuratore generale di Palermo, dopo il 21 settembre 1990 la figura di Rosario Livatino si è mostrata in tutta la sua pienezza, mettendo in risalto profondità d’animo, senso di giustizia, moralità, carattere integerrimo, e soprattutto una sincera, autentica fede.
Non un fanatismo, una devozione, ma un amore fedele per Dio, affinché Egli potesse guidarlo sempre.
“Ho prestato giuramento; da oggi sono in Magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige” si legge nella sua agenda in data 18 luglio 1978.
Di tale fede parla anche Ida Abate, insegnante e biografa nonché fondatrice dell’unica associazione intitolata a Rosario Livatino riconosciuta dalla Diocesi di Agrigento incaricata dall’ArciVescovo di Agrigento Carmelo Ferraro di raccogliere le testimonianze per l’eventuale avvio del processo di canonizzazione, sulla scorta anche del famoso anatema contro la mafia pronunciato dal Papa Giovanni Paolo II ad Agrigento il 5 maggio 1993.
La Professoressa Abate, il cui contributo è giunto direttamente da Canicattì, ha mostrato le agende di Livatino sulle quali spesso compare la scritta “STD”, Sub tutela Dei, scritta in rosso e a lettere maiuscole. La Abate spiega come tutto ciò che è sacro per Rosario è sempre in maiuscolo, come la parola “Magistratura”.
Fu proprio la prof. di liceo di Rosario a chiedergli che strada intendesse seguire dopo la maturità classica e perché. Rosario rispose che intende dedicarsi alla Giurisprudenza, motivando in maniera limpida e decisa: “Voglio proteggere la Collettività”.
Ospite speciale della trasmissione Elena Valdetara Canale, la quale ha raccontato la sua storia.
Nel maggio 1993 ad Elena viene diagnosticata una grave malattia e solo diciotto mesi di vita, di cui solo sei in stato cosciente. Madre adottiva di quattro bambini si rifiuta di sottoporsi alle cure per rimanere lucida e autosufficiente il più possibile.
Il giorno di Ognissanti dello stesso anno Elena sogna un uomo vestito con gli abiti sacerdotali, una persona che non aveva mai visto. Egli la guarda fissa e le dice: “ La forza di guarigione è dentro te. Quando lo capirai potrai aiutare altri bambini”.
Il sogno continua con Elena vestita da sposa che festeggiava le nozze d’argento.
Fin da subito Elena ha interpretato tale sogno come una speranza per il futuro.
Nel 1995, in coincidenza con il quinto anniversario dalla morte, vede su un giornale la foto di Rosario Livatino riconoscendolo come il protagonista del sogno fatto due anni prima.
Legge che l’Associazione “Amici del Giudice Livatino” vuole iniziare il processo di canonizzazione ed è in cerca di miracoli compiuti dal “Piccolo Giudice”.
Non ancora guarita si sottopone alla chemioterapia, ma ne risulta allergica. Chiede al “Giudice Santino” di intercedere per la sua guarigione e gli promette di testimoniare ciò che sarebbe successo.
Nell’agosto 1996 Elena deve essere sottoposta a radioterapia perché la sua malattia è progredita ancora, ma si rifiuta perché sente di star bene.
Il 20 settembre dello stesso anno, un giorno prima del sesto anniversario della morte di Rosario Livatino, Elena fa i controlli medici da cui risulta “nessuna evidenza di malattia”.
Questo il primo miracolo del “Piccolo Giudice” siciliano, miracolo non ancora accettato dalla Chiesa, ma la cui testimonianza, insieme ad altre, viene documentata perché necessaria al processo di beatificazione dello stesso.
Intanto in Sicilia continuano le iniziative per ricordare Rosario Angelo Livatino.
Sabato 1 marzo a Siracusa presso l’istituto comprensivo De Amicis alla presenza del senatore Roberto Centaro, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, è stata intitolata l’aula magna.
Sabato 8 marzo alle 17 a Canicattì il professore di filosofia del liceo di Livatino, Giuseppe Peritore, tratterà il tema “Giudice credente e giudice non credente: una lezione di tolleranza di Rosario Livatino”.

Angela Allegria

3 marzo 2008

In www.7magazine.it

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Educazione alla legalità a scuola: progetti di studio

Educare alla legalità in una terra, l’Italia, in cui la mafia, sia essa chiamata Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita e come si voglia, è presente nel territorio e negli atteggiamenti dei singoli; proporre agli studenti di conoscere il fenomeno mafioso non per elogiare tale forma di violenza o per crearne una leggenda, bensì per far conoscere il problema e cercare insieme soluzioni per contrastarlo: questi alcuni dei fini perseguiti da numerosi progetti che si attuano nelle scuole italiane.
Fra essi il Progetto Legalità in memoria di Paolo Borsellino che si avvale della collaborazione del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Palermo, ed è realizzato in sinergia con l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, Ambientali e alla Pubblica Istruzione, Dipartimento Pubblica Istruzione, con l’Ufficio Scolastico Regionale, con il Ministero della Giustizia, Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria, con Confidustria Sicilia e con Confindustria Caltanissetta.

Tale progetto prende il via nel 2002 dalla “volontà della Giunta distrettuale di Palermo dell’ANM di intestarsi un ruolo attivo nella promozione della Cultura alla Legalità ed alla Convivenza Civile, coinvolgendo direttamente la Società e tutti coloro che vogliono recuperare e coltivare il senso della cittadinanza e della legalità, lontano dai compromessi e dalle mortificazioni della dignità umana”.
Per l’anno scolastico 2007/2008 si propone il progetto “La Costituzione del Buon esempio: fai crescere la tua Regione, l’Italia, l’Europa” col fine di “far studiare la Costituzione italiana e far conoscere lo Statuto siciliano, riflettere sui valori e i principi che sottendono al vivere civile, offrire modelli positivi, dare fiato alla fiducia, richiamare adulti e istituzioni a dare il buon esempio, affinché anche i più piccoli possano sperimentare il rispetto dei propri diritti, oltre il richiamo al proprio dovere”.

Progetto adottato in molte scuole siciliane, iniziativa che non rimane isolata.

Il Liceo Classico Cutelli di Catania, ad esempio, ha dato vita ad una collaborazione con il Comitato Addiopizzo della stessa città.

Il Liceo Classico Umberto I di Ragusa da diversi anni propone agli studenti un progetto di legalità con tematiche varie, diversificate che vanno dagli incontri con operatori di diritto a quelli con i testimoni, dalle storie di lotta alla mafia alla visita ai luoghi simbolo del potere giudiziario, unico mezzo per il ripristino delle condizioni di giustizia.

“Perseguiamo la sensibilizzazione continua e approfondita per le tematiche legate alla legalità attraverso i P.O.R., i quali seguono le direttive ministeriali da un lato e dall’altro la voglia di legalità insita negli alunni. – spiega la prof.ssa Maria Grazia Di Bartolo, coordinatore del progetto – Non solo mafia e dintorni, ma convivenza civile e rispetto dei diritti umani al fine di far maturare una consapevolezza della propria vita all’interno della legalità e soprattutto una convivenza civile nel rispetto dei diritti”.

Angela Allegria

12 dicembre 2007

In www.7magazine.it

La Mafia Spa si conferma la prima azienda italiana

“Convertitevi! Un giorno arriverà il giudizio di Dio!” Le parole che Giovanni Paolo II pronunciò ad Agrigento il 9 maggio 1993.

Il suo grido non rimane isolato, viene sentito e recepito in ogni parte del mondo.

Ad esso, a distanza di 14 anni, fanno eco i Papaboys.
“MAFIA = SCHIFO. Lo annunciano a titoloni, agenzia e quotidiani, che la mafia è la più grande impresa del paese; la mafia spa la chiamano i media. Che dire? Che non abbiamo paura! Che vogliamo continuare a lottare e batterci per un domani, che deve essere oggi, più pulito, meno squallido, dove l’uomo riesca ancora a trovare, in Cristo, la propria centralità, dove il potere può essere sovvertito dall’amore e dalla carità; dove l’ingiustizia non sempre vince ed è comunque e certamente destinata a terminare. Senza intraprendere il discorso sull’eternità, il vero futuro che ci aspetta, nel quale di questo schifo di mafia, non resterà traccia. Non è un discorso eroico, sia chiaro, ma semplicemente normale, che deve portare ciascuno di noi a riflettere.” Urlano a gran voce i Papaboys mentre Benedetto XVI parla del male che genera la Camorra.
Eppure, ancora oggi, come si legge nel decimo rapporto Sos Impresa presentato dalla Confesercenti, alla presenza del viceministro dell’Interno, Marco Minniti, “La Mafia Spa si conferma la prima azienda italiana con un fatturato che tocca i 90 miliardi di euro, una cifra pari al 7% del Pil nazionale, pari a cinque manovre finanziarie e otto volte il tesoretto”.
Ogni ora 2.300.000 euro passano dalle mani dei commercianti a quelle dei mafiosi.
Usura, pizzo, corruzione: sono questi alcuni dei canali che arricchiscono le mafie, siano chiamate Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita.
Organizzazioni come quelle mafiose, le quali mirano al massimo potere possibile, hanno organici rapporti con i poteri legali e competono quotidianamente con essi al fine di controllare il territorio, l’economia e il funzionamento delle istituzioni, scrutano con particolare attenzione tutti i comportamenti delle istituzioni, della politica, del mondo imprenditoriale, per coglierne i vantaggi e prevenirne i danni.
Il racket si conferma come il reato tipico della criminalità organizzata anche se il fenomeno sta cambiando pelle. Si allarga la platea degli imprenditori coinvolti, non solo commercianti, ma anche artigiani, professionisti, si introducono nuove forme di condizionamento attraverso l’imposizione di merci, servizi e manodopera.
“Qui a Brancaccio non si salvano neanche i chiodi. Tutti pagano”. Queste le parole intercettate dalle forze dell’ordine durante una conversazione telefonica tra due mafiosi palermitani che danno il senso della pervasività del fenomeno del pizzo a Palermo e in tutta la Sicilia occidentale.
“In altre regioni del centro l’attività delle famiglie mafiose si muove in un profilo di bassa operatività più diretto al riciclaggio e al rivestimento degli utili. L’attività criminale più evidente riguarda quasi esclusivamente il traffico di stupefacenti.
Nella Toscana pur in assenza di un formale radicamento siamo in presenza di reti di criminalità attivi nel campo delle estorsioni a Firenze e nella provincia di Lucca.
In Emilia una recente operazioni nelle province di Modena e Bologna ha sgominato una banda di Casalesi che agivano in quelle zone proteggendo i latitanti e facendo estorsioni, soprattutto a piccoli imprenditori casertani che lì si erano stabiliti. Nella Romagna la cellula della ‘ndrangheta riconducibile alla famiglia Ursino esercitava il controllo dei videopoker con diramazioni nelle Marche e soprattutto nella provincia di Pesaro-Urbino Nella zona di Fermo agiscono esponenti della criminalità pugliese. Nel nord l’attività estorsiva è sempre più presente ed incisiva.” Si legge nel VII Rapporto sul prelievo criminale ai danni imprese redatto da SOS Impresa, a conferma che siamo innanzi ad un problema diffuso non solo nel Meridione.  
Quanti imprenditori del sud, per paura o semplicemente per convenienza preferiscono pagare il c.d. pizzo piuttosto che alzare la voce, ribellarsi al sistema!
Lo dice anche Andrea Vecchio: “Quando aspetti dalla Regione siciliana un decreto per autorizzare un deposito di carburante provvisorio in un cantiere e ti occorrono quattro anni ed una spesa di cinquemila euro, allora è più semplice pagare il pizzo e l’ammiccamento”.
Andrea Vecchio ha urlato il suo “No”, ha parlato, ha detto ciò che è evidente, palese.
Ora cosa faranno i professionisti dell’antimafia all’eroe silenzioso che hanno loro stessi messo in prima pagina? Se lo chiede L’Abate Vella nel suo blog “Il Consiglio”.
Egli conclude con queste parole: “Nella Sicilia libera che sta per venire potrete andare a chiedere le elemosina all’angolo della strada. E siccome i Siciliani nelle loro vendette sono raffinati, state sicuri che tutti verseranno qualcosa, quale contrappasso per quei trenta denari che per ora vi arrivano con tanta caritatevole puntualità”.
Angela Allegria
24 ottobre 2007

Per la prostituzione l’Osservatorio propone 32 soluzioni

I sindaci di nove Comuni della zona Sud Milano che hanno chiesto l’intervento del prefetto Gian Valerio Lombardi perché ritengono “la situazione è insostenibile”.
L’accaduto non può non far riflette sulla questione della prostituzione: da un lato un problema di ordine criminale, la violazione dei diritti umani, dall’altro l’esigenza di riconoscere e tutelare i diritti delle c.d. lucciole.
“Solo nel mese di settembre –  spiega l’assessore alla Sicurezza di Milano – la polizia municipale ha inflitto ben 217 multe ai clienti delle prostitute adescate sulle strade milanesi, a seguito del controllo di 796 veicoli e 818 persone”.
Il vicesindaco Riccardo De Corato dichiara al Giornale: “La questione va risolta con modifiche legislative. E la vicenda di viale Abruzzi, con le prostitute che minacciano addirittura il ricorso agli avvocati, rende quanto mai necessario vietare la prostituzione per strada, come da tempo richiede il Comune. Un divieto, però, che preveda un doppio regime sanzionatorio, sia per i clienti, sia per le prostitute, con pene progressive in caso di reiterazione del reato”.
Ma è bene ricordare che è vietato lo sfruttamento della prostituzione, non la prostituzione in sé, come stabilito dalla legge n. 75 del 20 febbraio 1958, la c.d. Legge Merlin. Con essa si è voluto depenalizzare il reato di prostituzione nel caso essa sia esercitata privatamente, eliminare quella esercitata nelle c.d. case chiuse, fino ad allora controllate dallo Stato, e assegnare rilevanza penale a tutte le attività collaterali, tra le quali lo sfruttamento e il favoreggiamento alla prostituzione.
Esiste comunque una lacuna legislativa non indifferente sul fenomeno. Con riferimento poi alle straniere addirittura si configura il reato di tratta di esseri umani. 
Le vittime vengono reclutate direttamente dagli organizzatori e dai gestori del traffico, mediante l’utilizzo della violenza, del ricatto e dell’inganno, per rispondere alla domanda di mercato dei paesi di destinazione. Secondo i dati dell’Osservatorio sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa connessi, presieduto dal sottosegretario all’Interno Marcella Lucidi, sono stati 4370 le persone denunciate in Italia nell’anno 2005 per reati inerenti alla tratta e alla prostituzione.
Di questi 384 sono stati denunciati per riduzione in schiavitù, 335 per prostituzione minorile, 527 per pornografia minorile, 225 per detenzione di materiale pedopornografico, 111 per tratta e commercio di schiavi, 2706 per prostituzione.
L’Osservatorio afferma che:
• la prostituzione si manifesta come un fenomeno disomogeneo con differenze da città a città;
• la prostituzione su strada non è presente in tutti i centri urbani italiani;
• laddove, però, è largamente praticata, la prostituzione su strada determina allarme e disagio tra la popolazione;
• dove la prostituzione in strada è preponderante si evince un forte legame tra prostituzione e immigrazione;
• in alcune città la prostituzione su strada è, invece, “inesistente”;
• in altre, infine, cede il posto al dilagare della “prostituzione al chiuso”;
• le nazionalità delle donne che si prostituiscono su strada sono le stesse ovunque, così come le organizzazioni criminali che gestiscono i traffici e si spartiscono il territorio.
Un fenomeno complesso quello riguardante la prostituzione, nel quale il rapporto vittima-carnefice, è solo la punta di un iceberg, sotto c’è molto di più.
Per affrontare il problema l’Osservatorio propone 32 soluzioni.
Fra esse si legge che l’Osservatorio ritiene – pur non senza preoccupazioni – che si possa escludere la prostituzione da alcuni luoghi pubblici, previamente stabiliti in via generale, quando la tutela di interessi comuni a tutti diventi prevalente (i luoghi abitualmente frequentati dai minori, i luoghi di culto, i luoghi di cura). Non configurando la violazione come reato ma applicando una sanzione amministrativa pecuniaria alla prostituta e al cliente. In altri luoghi pubblici specifici (strade, piazze, parchi…) dove può prodursi conflitto o tensione sociale, occorre agire, innanzitutto, con una politica di mediazione, attivando le competenze e la collaborazione di tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, verso più direzioni possibili (e con maggiori vantaggi).
Il Ministro Amato promette una regolamentazione normativa mediante decreto legge.

Angela Allegria
11 ottobre 2007
In
www.7magazine.it

Un altro mondo è possibile? L’esperienza di Nomadelfia

Nata dal sogno di don Zeno Saltini, il quale ha voluto dimostrare con la sua vita ad un commilitone ateo la presenza di Cristo nella vita degli uomini, ma non solo a lui, Nomadelfia è una comunità in cui si vive la fraternità in modo essenziale, naturale, limpido, un mondo in cui il vile denaro non esiste, in cui si può vivere in pace, a contatto con gli altri seguendo le leggi del Vangelo. Sembra quasi un’utopia, eppure una comunità del genere esiste, si trova in Toscana, a quattro chilometri da Grosseto. Ma parliamone con Francesco di Nomadelfia, responsabile dell’archivio.

Francesco, qual’è il significato che Nomadelfia vuole comunicare al mondo?
Il nome Nomadelfia significa “legge di fraternità”. Nomadelfia vuole proporre al mondo la possibilità di creare un modo di vivere, una società, una civiltà il cui fondamento sia la fraternità. Siamo cattolici e cerchiamo di vivere il cuore del Vangelo: la fraternità, in tutta la nostra vita.

Come si struttura la vostra comunità?
La nostra comunità è una popolazione di circa 50 famiglie, che vivono mettendo in comune i beni.
Dal punto di vista organizzativo i Nomadelfi formano un’Assemblea che ha il potere di prendere le decisioni, gli indirizzi della vita comunitaria, e nello stesso tempo elegge i vari organismi: la Presidenza (che ha il potere esecutivo), il Consiglio Amministrativo (per l’aspetto economico), il Collegio dei giudici (che ha il compito di conciliatore, in caso di frattura dell’unità), il Consiglio degli Anziani e il Successore del Fondatore (un sacerdote, che garantisca il cammino in sintonia con la natura di Nomadelfia).
Le famiglie non vivono isolate, ma unite in gruppi di 4 o 5 famiglie (i gruppi familiari), condividendo la vita durante il giorno per la cura dei figli, i pasti e i lavori in casa.

Nomadelfi non si nasce ma si diventa. In che senso?
Non è automatico diventare Nomadelfi. È la risposta ad una vocazione ad una vita comunitaria. Perciò alla maggiore età sia un giovane nato in Nomadelfia che un giovane proveniente dall’esterno sono alla pari: devono presentare una domanda, che significa l’inizio di un cammino di approfondimento per valutare se questa è la vita alla quale sono chiamati. Al termine di un periodo di tre anni, se la persona viene accettata come Nomadelfo, sottoscrive la Costituzione sull’altare.

Nella vostra comunità non esiste il denaro. Come procedete agli scambi?

 

All’interno non sussiste il problema dello scambio. Ci sono dei magazzini, sia per i viveri, che per vestiti. Per i viveri c’è una distribuzione nei vari gruppi familiari, che tiene conto del numero delle persone, ma anche delle varie necessità particolari. Per il vestiario e le scarpe ognuno può andare a prendere ciò che gli è necessario. Per i rapporti con l’esterno si usano i soldi, anche se molte volte avvengono donazioni di vari beni. Nomadelfia da parte sua offre gratuitamente gli spettacoli che organizza durante l’estate nelle piazze italiane. E senza un prezzo di copertina diffonde le sue pubblicazioni perché il rapporto di fraternità supera l’idea del commercio.

I figli sono affidati alle famiglie con le parole di Gesù: “Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre” . Vuole spiegarci in che misura si svolge ciò?
Fin dalle sue origini Nomadelfia ha accolto figli dall’abbandono, provenienti da situazioni di difficoltà familiare e sociale. Nella sua storia sono rinati in Nomadelfia più di 5000 figli. Anche oggi i figli vengono affidati a Nomadelfia dai tribunali per i minorenni e vengono accolti nelle nostre famiglie come figli in senso pieno, alla pari con i figli nati dal matrimonio. Per questo l’affidamento all’altare ci richiama questo fatto importante: per Gesù non ci sono figli di serie A o di serie B, ma sono tutti uguali. Dal punto di vista della fede, questi figli sono legati dallo spirito che è più forte del legame del sangue.

E il lavoro come è regolato?
Ognuno lavora secondo le sue capacità e deve essere disponibile, come in ogni famiglia, a qualsiasi attività richiesta dalla vita comunitaria. Normalmente ogni persona cura un’attività specifica, ma i lavori ripetitivi, faticosi e che richiedono un impegno prolungato si fanno insieme. È una grande esperienza di condivisione fraterna in cui tutti le persone valide partecipano al lavoro: si chiamano lavori di massa. Insieme si potano le viti, si vendemmia, si raccolgono le olive… insieme si cura il montaggio e lo smontaggio delle attrezzature per gli spettacoli estivi. Altri lavori si fanno a turno, come la cura della stalla, l’accompagnamento dei visitatori, ecc.  Il punto fondamentale è che non ci sia né servo, né padrone ma che la fraternità si viva anche nel lavoro. Nessuno di noi è pagato per il lavoro che fa, ma condivide con i fratelli e con chi ne ha bisogno i prodotti del lavoro. 

Fondata da don Zeno Saltini il quale nel 1931, diventando sacerdote, si fa padre di un giovane che esce dal carcere, Nomadelfia ha accolto 5.000 figli.
Attualmente la comunità è composta da 340 persone, divise in 50 famiglie. Cinque famiglie insieme formano un “gruppo familiare”. Questi sono in totale 11.
Per evitare che il gruppo familiare diventi a sua volta un centro di egoismo ogni tre anni la presidenza scioglie i gruppi familiari e li ricompone con altre famiglie. Ciascuna famiglia, naturalmente, rimane sempre unita e porta con sé soltanto gli effetti personali.
All’interno della comunità, a quattro chilometri da Grosseto, non esiste la proprietà privata, non esiste il denaro.
Per lo Stato italiano Nomadelfia è un’associazione, organizzata sotto forma di cooperativa di lavoro. Internamente vige una Costituzione ispirata al Vangelo.
È una democrazia diretta in cui vige una Assemblea che esercita il potere legislativo ed elegge le cariche costituzionali. Essa è formata da tutti i membri della comunità.
Per quanto riguarda le leggi e le decisioni per le cariche costituzionali vengono approvate a maggioranza, e devono essere confermate con voto di unanimità.
Il potere esecutivo spetta alla Presidenza, la quale organizza la vita quotidiana. L’amministrazione è affidata al Consiglio Amministrativo.
Il Consiglio degli Anziani elegge e controlla l’Economato, e arbitra in caso di mancata unanimità dell’Assemblea.
Il Collegio dei Giudici interviene nei casi di contrasto, e vigila sulla costituzionalità degli atti di tutti gli organismi.
Il Successore del Fondatore è un sacerdote, il quale garantisce che la vita si svolga in armonia con lo spirito del fondatore, del Vangelo e della Costituzione.
Il lavoro svolto all’interno della comunità contribuisce al benessere della comunità stessa. I lavori pesanti vengono svolti con la collaborazione di tutti, al fine di non farlo gravare solo su alcuni.
Il sistema scolastico è basato sulla c.d. scuola vivente, ovvero fondata sull’idea che “ogni momento della vita è scuola in quanto l’ambiente familiare, sociale e naturale nel quale i ragazzi vivono è di per sé educativo”.

 

 

 

 

Angela Allegria

1 ottobre 2007

In www.7magazine.it

Segnali di alleanze in Cosa Nostra

Scambio di cella fra i boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, e il numero uno catanese Nitto Santapaola, ma con un segnale in apparenza strano, tale da far annullare lo scambio stesso all’interno del carcere di Parma. I due boss, infatti, avrebbero lasciato contemporaneamente le loro fedi nuziali nelle rispettive celle.
Entrambe le mogli sono decedute: Vincenzina Marchese, moglie di Bagarella, per suicidio, Grazia Minniti in Santapaola, uccisa da un killer.
Entrambi gli esponenti di Cosa Nostra non si sarebbero mai tolti le fedi, simbolo di legame profondo con quelle donne che avevano donato loro tutto, persino la loro vita.
Ma le fedi sono state trovate proprio nelle celle dei due boss appartenenti a Cosa Nostra.
Un segnale forte, simbolo preciso atto a suggellare un’alleanza fra corleonesi e catanesi, fra due boss che in passato si erano “allontanati”, “persi di vista” in quanto Santapaola aveva manifestato la sua approvazione al metodo stragista dei corleonesi.
Tutto ciò alla vigilia della scarcerazione di Giuseppe Salvuccio Riina, terzogenito del padrino corleonese.
Altro segnale giunge a Milano, proprio a Totò Riina.
Nel carcere di Opera, infatti, perviene una busta indirizzata al boss corleonese, busta nella quale si trovano due cartoline dello stadio di San Siro, indirizzate rispettivamente allo stesso Riina una e a Bernardo Provenzano l’altra.
Sulle cartoline è scritto: “La pace è finita”.
Ma il messaggio non finisce qui: l’indirizzo è stato cambiato in via Borsellino, facendo palese riferimento alla strage di via D’Amelio, supposizione confermata anche dalla data di spedizione della busta, il 20 luglio 2007, esattamente il giorno successivo all’anniversario della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i suoi cinque agenti di scorta.
Cosa Nostra è sempre stata attenta ai suoi segnali creando un linguaggio accurato e preciso, sottile e puntiglioso, usato al posto delle parole, ma altrettanto incisivo, forse anche più esplicito.
Questi ultimi segnali sono solo un avvertimento alle cosce avversarie mentre i palermitani concludono affari con i cugini scappati in America o costituiscono anche un segnale forte allo Stato per dimostrare che la questione non è affatto chiusa?
Angela Allegria
31 agosto 2007

Per i bambini scomparsi nasce il progetto Angela Celentano

Il copioso numero di bambini scomparsi induce alla riflessione sul destino di tali piccoli, rapiti, allontanati dagli affetti, privati della loro identità e dei loro cari, spariti nel nulla, un nulla in cui si deve tentare di entrare ad ogni costo per cercare di carpire qualche informazione utile al ritrovamento di esseri tanto indifesi.
Il comitato “Troviamo i bambini” nasce il 23 dicembre 2006, sulla scia della scomparsa di Tommaso Onofri, col fine di restituire o quanto meno aiutare a trovare anche il pur minimo indizio utile al ritrovamento di bambini scomparsi.
Un comitato composto da esperti, un sito internet in cui sono disponibili le foto degli scomparsi, un blog per condividere le esperienze e i suggerimenti: queste le attività del comitato “Troviamo i bambini”.
Per comprendere più da vicino questa battaglia abbiamo volto alcune domande al Presidente, Dott.ssa Cora Bonazza, che ringrazio per la sua disponibilità.
 
Dott.ssa Bonazza, molte le battaglie da voi intraprese, fra queste l’iniziativa di diffondere le foto dei bambini scomparsi in Italia via mms da parte delle compagnie telefoniche. Le va di parlarne?
Siamo nel 2007, ad oggi molte sono le tecnologie che si potrebbero utilizzare per combattere questo “cancro sociale”, fra queste tecnologie vi sono appunto gli mms.
Tutti quanti quando acquistiamo una scheda per il nostro cellulare, firmiamo ma non leggiamo, l’informativa ai sensi dell’articolo 13 del Codice in materia protezione dei dati personali, Decreto Legislativo 196/03, al punto 2, Finalità del trattamento, leggete cosa c’è scritto:
Per ottemperare anche mediante l’invio di sms, a provvedimenti di pubblica utilità, adottati per ragioni urgenti di ordine, sicurezza, sanità ed igiene pubblica o in presenza di calamità, catastrofi o altri eventi e SITUAZIONI STRAORDINARIE”.
Noi del Comitato Troviamo i bambini, riteniamo che la scomparsa di un bambino, sia una catastrofe ed un evento straordinario, o è già diventato ordinario?
Se lo Stato volesse intervenire, non si andrebbe a violare nessuna legge sulla privacy, ricordiamo tutti, quando l’On. Silvio Berlusconi mandò l’sms “Ricordatevi di votare..”
Inoltre Telecom Italia, a differenza degli altri operatori di telefonia mobile non ha mai risposto, al nostro appello di mandare le foto dei bambini via mms, un azienda pagata dagli italiani.
 
E il blog?
Il nostro blog, è nato per necessità, perchè ci siamo resi conto che tutte le  email che ci arrivavano giornalmente, erano di interesse per tutti, ogni persona sensibile al problema bambini, dava degli ottimi suggerimenti, che ci è sembrato giusto rendere pubblici.
 
Fino ad oggi quanti casi sono stati risolti grazie al vostro aiuto?
Essendo nati da nemmeno 7 mesi, è chiaro che ad oggi ci stiamo preoccupando di costruire una rete con la gente comune, ad oggi aderiscono infatti al nostro comitato 158.000 persone. Inoltre il 21 giugno siamo stati convocati dalla commissione affari costituzionali dove abbiamo depositato il nostro progetto, Progetto Angela Celentano.
 
Quali le battaglie da continuare?
La nostra battaglia continuerà fino a quando, ciò che abbiamo depositato il 21 giugno non sarà realizzato.
 

link ufficiale: www.ritroviamoibambini.it

 

Progetto Angela Celentano.

CAMERA DEI DEPUTATI – ROMA 21 GIUGNO 2007

Convocazione della 1° Commissione Affari Costituzionali
 Indagine conoscitiva sulle problematiche relative alla ricerca delle persone scomparse

Al Presidente On. Violante
  Relazione, osservazione e richieste di Maria Rosa Dominici, Ambasciatrice del Comitato TROVIAMO I BAMBINI.
 
Nel momento in cui vi sono proposte di legge riguardo la ricerca di persone scomparse, ritengo sia assolutamente necessario:
  1.  Diversificare e specializzare la ricerca generica di persone scomparse, con la dicitura:
 
  1.  
    • MINORI SCOMPARSI
    • ADULTI SCOMPARSI
 
  1. Di fatto tale fondamentale distinzione e specializzazione è presente in tutti i settori del vivere politico e sociale, infatti esiste:
 
a)      In Medicina: pediatria, neonatologia, neuropscichiatria infantile ecc.
b)      Nella Scuola: nido, scuola materna, elementari, medie superiori.
c)       Nella Giustizia, il Diritto Minorile, con le conseguenti applicazioni specifiche in materia di Codice di Procedura Civile e Codice di Procedura Penale, con l’istituzione di un Tribunale per Minori e di una sezione Minori in Corte di Appello.
 
Tutto ciò ha chiare e logiche motivazioni, legate allo stato fisico, psicologico e relazionale del MINORE che in quanto tale ha diverse risorse, esperienze, strategie e meccanismi di difesa, di un adulto che ovviamente possiede più strumenti in quanto tale.
 
La TEMPISTICA, la LOGISTICA e la FISIOGNOMICA, la RESISTENZA FISICA, l’ ACCUDIMENTO, la NUTRIZIONE, sono elementi che intervengono in modi più gravi nella dinamica di rapimento, scomparsa, e quindi conseguente indagine, rispetto all’adulto, LA MERCE BAMBINO E’ PIU’ DETERIORABILE ANCHE SE PIU’ FACILMANTE OCCULTABILE…
 
ECCO PERCHE’ E’ NECESSARIO STRUTTURARE E PENSARE LEGGI AD HOC PER I MINORI COINVOLTI IN SITUAZIONE DI SCOMPARSA.
 
Creare gruppi di studio e ricerca specie, sulla diversificazione delle motivazioni che hanno portato alla sottrazione, scomparsa del minore.

Grazie

Maria Rosa Dominici
 

Con questa premessa della nostra Ambasciatrice illustriamo quello che secondo noi andrebbe attivato, PRIMA- DURANTE – DOPO, la scomparsa di un minore.
 
  • Il PRIMA, viene concepito come PREVENZIONE atta ad impedire che si verifichino fatti come quelli di mia figlia Angela Celentano, scomparsa dal Monte Faito il 10 agosto 1996.
 
La carta del bambino
In Italia, ogni bambino alla nascita, viene identificato con la tessera sanitaria e con il codice fiscale. Ad oggi tale documentazione avviene attraverso  un unica scheda magnetica, l’idea è quella di inserire all’interno della tessera sanitaria, anche i dati relativi al DNA del bambino, nome, cognome e fotografie dei genitori. Tale documento permetterebbe di identificare il bambino in tutte quelle strutture di transito, quali, aeroporti, stazioni ferroviarie, zone di imbarco navi, ospedali,  alberghi, scuole. Tutte queste strutture, avranno un lettore di questa tessera magnetica. Ci siamo accorti, che molti sono gli Italiani, che si stupiscono del fatto che agli aeroporti e agli imbarchi su navi, nessuno si preoccupi di identificare I BAMBINI.
 Il fornire tali strutture di lettori magnetici, sarebbe importante, per evitare che chiunque, possa accompagnare un minore, al di fuori dello Stato di appartenenza dello stesso. Di fatti ad oggi in Europa, è sufficiente essere muniti della Carta di identità per spostarsi liberamente di Stato in Stato, e per quei paesi extra Europei dove sia richiesto un passaporto, in quest’ultimo documento, risultano solo il nome, cognome e data di nascita del minore, sino all’età di 10-12 anni, dove poi sarà obbligatorio, completare tale documento con la foto del minore. Si ritiene quindi uno strumento indispensabile la “Carta del bambino”, per finalmente identificarlo come INDIVIDUO APPARTENENTE ALLA COMUNITA’.
Fatti come quelli avvenuti ad Ancona dove una coppia, madre e padre di bambini, avevano creato un import – export di bambini, all’incirca dell’età dei propri, girando liberamente negli aeroporti, portando bambini che spacciavano come i loro,
NON DEVE PIU’ ACCADERE.
Servono codici di condotta, proprio come è avvenuto per il turismo sessuale, per la verifica dell’espatrio di minori, serve il Concetto di identità per l’identificazione di minori, con documentazione probatoria.
 
Anche all’interno delle scuole, per l’iscrizione del proprio figlio non può più essere sufficiente un autocertificazione: “Io sottoscritto dichiaro che questo è mio figlio…”, abbiamo avuto modo di verificare con il Signor Enrico Cori, papà che ha ritrovato la figlia dopo 8 anni, che per un periodo la bimba, Valentina Cori, era all’interno di una scuola Italiana come auditrice.
Formazione nelle scuole:
E’ importante, insegnare ai bambini a difendersi, proprio come avviene in America dove vengono svolti, corsi all’interno delle scuole da Polizia e Psicologi, che insegnano ai bambini a come reagire in caso di difficoltà, molti bambini rimangono inermi, scioccati, e chi vuole far loro del male, ha facile gioco. La Polizia e Specialisti insegnano loro come difendersi e come tutelarsi da incontri spiacevoli, a questo proposito il PROGETTO PSICANTROPOS, messo a punto dalla Dott.ssa Dominici e sperimentato già all’interno di molte scuole, dovrebbe svolgersi in tutte le scuole italiane.
 
  • Il DURANTE, viene definito come lo “Stato di allerta”, che si dovrà creare alla scomparsa del minore.
 
Dalla nostra referente in Florida Signora Manuela Moruzzi, abbiamo appreso che in America ogni famiglia possiede un Kit, fornito dalla Polizia di Stato, ogni famiglia prende le impronte digitali dei propri figli,  foto varie del bambino e tiene al sicuro tale documentazione. In caso di scomparsa. la documentazione verrà richiesta dagli organi competenti.
Tutti i genitori sono tenuti a fornire, il numero di casa e il numero del cellulare dei genitori, in caso di scomparsa, parte un messaggio vocale a tutti i numeri dei genitori, allertando così l’intera comunità.
Ci si attiva con gli stessi criteri utilizzati in caso di calamità naturale, o condizioni di grave pericolo.
 
Uno dei molti metodi utilizzati è il messaggio sui cellulari e a tale proposito vorremmo illustrare cosa sottoscrivono gli Italiani acquistando un numero per il proprio cellulare, “Informativa ai sensi dell’Art. 13 del Codice in materia protezione dei dati personali (D. Lgs 196/03), al punto 2.G:
 
“Per ottemperare anche mediante l’invio di sms, a provvedimenti della pubblica autorità adottati per ragioni urgenti di ordine, sicurezza, sanità ed igiene pubblica o in presenza di calamità, catastrofi o altri eventi e situazioni straordinarie”
 
Da qui si evince che se lo Stato volesse, potrebbe intervenire, senza violare la legge della privacy, pensiero condiviso da moltissimi italiani.
 
Noi riteniamo la scomparsa di un bambino, come catastrofe ed evento straordinario, sperando che anche questa commissione concordi con noi.
A tale scopo stiamo creando una banca dati, dove migliaia di Italiani aderiscono rendendosi disponibili nel ricevere un MMS, in caso di altre scomparse, a tale scopo migliaia di italiani sparsi in tutto il mondo, forniscono il loro indirizzo e mail, pronti a diffondere, immagini di minori scomparsi.
Riteniamo che il coinvolgere la gente comune sia di fondamentale importanza, perché le prime ore dalla scomparsa, risultano decisive per il ritrovamento.
 
Diffondere le immagini, in accordo con le forze dell’ordine è di fondamentale importanza, abbiamo avuto modo di verificare, che non esiste coordinamento per questa necessità, abbiamo avuto modo di verificarlo con la minore scomparsa Daniela Sanjuan,  scomparsa nel 2003, e mai apparsa nel sito dei bambini scomparsi, per “errori” di competenza.
Questo non deve accadere in uno Stato come l’Italia, quando si parla di minori.
A tale proposito abbiamo elaborato un software, che elabori le immagini e le informazioni in sinergia con tutti gli interessati.
 
„h         Il DOPO, viene concepito come l’assistenza, che necessariamente, ci si deve attivare verso quelle famiglie che vivono il dramma della scomparsa e sottrazione di minore. Viene inteso come l’attivarsi con iniziative che ricordino i bambini scomparsi italiani, l’assistenza psicologica, perché, tutto cambia nella tua vita, come spegnere la luce per pochi secondi, riaccenderla e scoprire che ti manca un pezzo, che continuerai a cercare per sempre.
 
Siamo altresì stanchi di sentire che molte sono le Associazioni che millantano la ricerca dei bambini scomparsi e l’assistenza alle famiglie, perché questo ci offende nel nostro dolore.
 
Ringraziamo questa commissione per averci permesso di illustrare il nostro progetto, che abbiamo voluto chiamare:
 
PROGETTO ANGELA CELENTANO.
   Grazie

COMITATO TROVIAMO I BAMBINI
Catello e Maria Celentano

Angela Allegria

17 luglio 2007

In www.7magazine.it

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