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Inchiesta “Modica Bene”, un giro di oltre 14 milioni di euro

Polemiche e veleni in merito alla decisione del Procuratore capo di Modica, Francesco Puleio di diffondere tramite gli organi di stampa i capi di imputazione dei 19 indagati nell’inchiesta “Modica bene”.

Il Procuratore, infatti, essendo stato invitato dal giudice per l’udienza preliminare Patricia Di Marco a riformulare le accuse in riferimento alle singole condotte dei singoli indagati, formulate in maniera ritenuta generica dall’allora procuratore Platania, ha preparato ed inviato un lungo comunicato stampa nel quale sono presenti i capi di imputazione con precisi riferimenti alle persone indagate ed offese, alle cifre, ai conti correnti e procedendo ad una ricostruzione di ciò che è avvenuto a Modica dall’ottobre 2003 al settembre 2007.

Gli indagati illustri sono politici ed imprenditori del ragusano: il parlamentare modicano dell’Udc, già presidente della Regione Sicilia, Giuseppe Drago, l’ex sindaco di Modica, Piero Torchi Lucifora, l’ex segretario provinciale dell’Udc, Giancarlo Floriddia, l’ex assessore al Bilancio del Comune di Modica, Carmelo Drago, il consigliere provinciale del PdL Vincenzo Pitino, il consigliere comunale di Pozzallo, Massimo La Pira, Carlo Fiore di Modica, il bancario vittoriese Giancarlo Francione, gli imprenditori Rosario e Giovanni Vasile di Vittoria, gli imprenditori modicani Vincenzo Leone, Giuseppe Sammito, Giuseppe Zaccaria, Marcello Sarta e Gabriele Giannone, e poi Giuseppe Piluso di Pozzallo, e i modicani Bruno e Massimo Arrabito e Giorgio Aprile.

A loro sono contestati tre tipi di reati consumati dall’ottobre 2003 al settembre 2007:

  • Associazione per delinquere allo scopo di commettere i delitti di:
    • concussione in danno dei cittadini che si rivolgevano all’Ufficio Tecnico – Sezione Urbanistica – ed allo Sportello Unico per le Attività produttive del Comune di Modica per il rilascio di concessioni edilizie e di provvedimenti suscettibili di apprezzamento economico;
    • abuso d’ufficio ed altri delitti contro la P.A. connessi alla gestione del Comune di Modica e della Provincia regionale di Ragusa;
    • riciclaggio del denaro e delle utilità provenienti da tali delitti;
  • Concussione aggravata e continuata in concorso tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso (si legge che Peppe Drago, Giorgio Aprile, Carmelo Drago, Giancarlo Floriddia, Vincenzo Pitino e Piero Torchi abbiano “abusato della loro qualità e dei loro poteri sfruttando le rispettive pubbliche funzioni”);
  • Riciclaggio in concorso per avere, singolarmente ed in concorso fra loro, raccolto somme di denaro di illecita provenienza che, unitamente alle altre, confluivano nei loro conti correnti. Ciò avveniva con movimentazioni di ingente ammontare per contanti, incompatibili con l’attività svolta e con i redditi accertati e dichiarati, cui facevano seguito operazioni di prelevamento tramite emissione di assegni bancari, senza essere a conoscenza dei traenti e dei beneficiari degli assegni e/o senza che sussistesse un rapporto causale sottostante a tali operazioni, così trasferendo ed occultando dette somme in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza.

L’organizzazione, secondo la ricostruzione della Procura, risulta promossa, costituita e diretta da Giuseppe Drago ed organizzata da Bruno Arrabito e Carmelo Drago. Gli indagati in particolare rivestivano i seguenti ruoli:

  • DRAGO Giuseppe la qualità di capo e promotore dell’associazione, cui competevano le decisioni più importanti, nonché di principale procacciatore delle tangenti e destinatario finale delle somme di illecita provenienza;
  • ARRABITO Bruno la qualità di organizzatore e direttore, con compiti di raccordo logistico tra i componenti del sodalizio, di ripulitura del denaro ricavato dalle tangenti e di collegamento tra i percettori delle tangenti ed i destinatari;
  • DRAGO Carmelo la qualità di organizzatore e direttore, con compiti di procacciatore delle tangenti, di raccordo logistico tra i componenti del sodalizio e di collegamento tra i percettori delle tangenti ed i destinatari;
  • APRILE Giorgio, FLORIDDIA Giancarlo, TORCHI LUCIFORA Pietro, la qualità di partecipi con compiti, in quanto titolari di pubblici uffici competenti all’adozione di provvedimenti suscettibili di apprezzamento economico, di procacciamento e raccolta delle tangenti;
  • ARRABITO Massimo, FIORE Carlo, GIANNONE Gabriele, LA PIRA Massimo, LEONE Carmelo (successivamente deceduto), LEONE Vincenzo, PILUSO Giuseppe, SARTA Marcello, SAMMITO Giuseppe, VASILE Giovanni, VASILE Rosario e ZACCARIA Giuseppe, titolari dei conti correnti sui quali venivano fatte transitare e movimentate le somme di illecita provenienza, la qualità di partecipi con compiti di raccordo logistico e di ripulitura del denaro ottenuto dall’attività illecita, al fine di vanificare le indagini di polizia giudiziaria, ponendo in essere numerosissime transazioni – anche per contanti – per un ammontare cospicuo e del tutto sproporzionato rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati, senza che sussistesse un sottostante rapporto economico;
  • FRANCIONE Giancarlo, la qualità di partecipe con compiti di copertura finanziaria (al fine di ostacolare l’applicazione della normativa antiriciclaggio, omettendo di segnalare all’Autorità di vigilanza le operazioni sospette) e di ripulitura del denaro di illecita provenienza (ad esempio consentendo ad ARRABITO Massimo ed a GIANNONE Gabriele, tra gli altri, per mezzo di sottoscrizioni apocrife l’illecita apertura di conti correnti, formalmente intestati a soggetti all’oscuro di tali operazioni bancarie).

Nella specie i politici sono indagati per “aver costretto imprenditori ed operatori commerciali sedenti in Modica, a versare somme di vario importo a taluno degli indagati, pubblici ufficiali o privati correi dei medesimi, tutti attivi in settori amministrativi del Comune di Modica, titolari di uffici pubblici competenti alla adozione di provvedimenti suscettibili di apprezzamento economico”.

Segue il dettaglio con i nomi e i singoli importi pagati dagli imprenditori, per poi passare ai conti degli illustri indagati. Le somme, infatti, unitamente ad altre la cui provenienza è in corso di accertamento, confluivano nei conti correnti bancari di: Peppe Drago, per complessivi €.5.106.000,61 somma di provenienza illecita, reinvestita in parte nella società Immobil D srl, con sede in via Pantheon 57 in Roma per l’acquisto di beni immobili; Giorgio Aprile per complessivi €.346.680,04, di cui €.68.820 relativi a versamenti di denaro in contante; Bruno Arrabito per complessivi €.1.685.416,41; Massimo Arrabito per complessivi €.316.610,00; Carmelo Drago per complessivi €.2.511.276,44; Gabriele Giannone per complessivi €.3.050.996,06; Carmelo Leone (deceduto nel 2004) per complessivi €.864.006,71; Vincenzo Leone per complessivi €.183.554,72; Vincenzo Pitino per complessivi €. 134.988,54.

Mentre i legali di Piero Torchi, l’avv. Luigi Piccione e l’avv. Bartolo Iacono, replicano dichiarando l’estraneità ai fatti del proprio assistito ed affermando che chiederanno il rito abbreviato, con definizione del giudizio allo stato degli atti, nell’udienza preliminare e senza giungere alla successiva fase dibattimentale, “per porre fine il più presto possibile ad una vicenda giudiziaria che oramai si trascina da troppo tempo e per sgombrare il campo da ogni equivoco o maldicenza, nella ragionevole certezza dell’esito positivo”, non tarda ad arrivare il commento di Peppe Drago, il quale rileva che “il nostro religioso silenzio teso a favorire una serena ricerca della verità non autorizza alcuno a scambiarlo per timore riverenziale o reticenza o, men che meno, per ammissione di responsabilità, né autorizza protagonismi di qualsiasi natura”.

Un silenzio, squarciato anche se per poco da parte di chi rappresenta lo stesso Drago, il fratello Carmelo, Giorgio Aprile e Carlo Fiore, ossia l’avv. Mario Caruso, il quale, in merito alla notizia apparsa su “Il giornale di Sicilia” di altri imprenditori pronti a collaborare confermando di aver pagato tangenti per ottenere favori, ha negato l’esistenza di conferme di fatti di concussione, da parte delle persone che hanno deposto davanti ai magistrati, per poi dichiarare di rimanere in silenzio stampa fino alla conclusione del procedimento.

Le polemiche non sono mancate fra chi ha criticato la scelta del Procuratore e chi invece la appoggia esprimendo solidarietà al magistrato inquirente.

La Camera Penale di Modica si è schierata contro la decisione del Procuratore Puleio di informare i cittadini su questioni non coperte da segreto istruttorio, ma che, come spiega l’avv. Salvatore Poidomani, presidente della stessa, violerebbe la privacy delle persone coinvolte.

Spiega lo stesso in conferenza stampa (a cui erano presenti gli avv. Giovanni Favaccio, Ignazio Galfo, Francesco Riccotti e Carmelo Scarso), incontro appositamente indetto per precisare la posizione della Camera Penale modicana: “Il procuratore ha in questo modo inteso auto legittimare il suo operato, scendendo però nel merito processuale, coperto dalla riservatezza.

Bisognava procedere ad un’attenta scrematura. Avendo, invece, divulgato anche i nomi delle persone offese, si rischia di equipararli a dei coimputati, facendoli apparire colpevoli agli occhi dell’opinione pubblica, al pari di quegli stessi imputati su cui nessun giudice, tuttavia, si è ancora pronunciato. E proprio qui sta l’altro pericolo. Riteniamo che i magistrati, seguendo la vicenda dai media, possano essere influenzati nella loro imparzialità, distorcendo il percorso giudiziario di un procedimento già divenuto pubblico da tempo nella sua fase preliminare, ben prima dell’eventuale rinvio a giudizio. Un meccanismo che stritola la presunzione d’innocenza e quella di colpevolezza”.

Fuori dal coro le affermazioni dell’avv. Ignazio Di Maria, consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Forense, il quale esprime la propria solidarietà al Procuratore Puleio invitando l’amministrazione comunale a costituirsi parte civile ed a proposito della serenità dei magistrati giudicanti afferma: “ il cencio nero – come scriveva Calamandrei – che amiamo più di ogni altra cosa ed al quale siamo affezionati, perché sappiamo che esso è servito ad asciugare qualche lacrima a reprimere qualche sopruso, sia il nostro faro, certi come siamo che la Giustizia, la serenità dei giudicanti non verrà meno. Ma l’informazione pubblica deve prevalere”.

Sul piano politico solidarietà anche da parte dell’Italia dei Valori: “Ringraziamo il magistrato – dice il referente del Circolo cittadino di Modica, Gaetano Criscenti – per aver reso di facile conoscenza al popolo l’atto che avanza nei confronti di parte dei protagonisti degli ultimi 10 anni di vita politica modicana. Noi non sappiamo se Drago, suo fratello, Torchi, e tutti gli altri, politici e imprenditori, siano da considerarsi, individualmente, corrotti e corruttori. Questo lo decideranno i giudici. Ma quello che nessuno fino ad ora ha colto è l’enormità, per una città delle dimensioni di Modica, delle cifre in gioco: 14 milioni di euro accertati. Tutti in una girandola di assegni e contanti, che ha coinvolto moltissime persone”.

Intanto il giudice Di Marco ha concesso un temine alle difese per l’esame della precisazione ed ha rinviato il processo al 6 maggio prossimo per sentire le deduzioni delle difese.

Angela Allegria
3 maggio 2010
In Sicilia Antagonista

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I reati informatici: nuove questioni per legislatore e giurisprudenza

Si è svolta sabato 20 marzo presso la Domus Sancti Petri la conferenza dal titolo “I reati informatici: aspetti di diritto penale, sostanziale e processuale”, organizzata dalle Camere Penali di Ragusa e Modica in collaborazione con la Scuola di Deontologia, tecnica e formazione continua dell’avvocato penalista “Avv. Giorgio Cassarino”.

L’incontro ha visto la discussione fra studiosi del problema dei reati informatici, da quelli legati all’accesso dei documenti alla pedopornografia.

Dalla convenzione di Budapest, nata dalla presa di coscienza che trattandosi di reati transfrontalieri occorresse una forma di cooperazione fra gli Stati, illustrata dal giovane avvocato Salvatore Giurdanella del foro di Modica, si è passato all’analisi della legge 48 del 2008 con la quale la suddetta convenzione è stata ratificata dall’Italia.

Si tratta di una ratifica tardiva da parte dell’Italia, se si pensa che la convenzione di Budapest è stata messa alla firma il 23 novembre 2001, ma basta pensare che il Nostro Paese possedeva già una legge sulla pedopornografia, la legge 547/2007 sui Cyber Crimini e la legge sui dati personali, che è facile capire come ritardo ha influito solamente sulla cooperazione con gli altri stati, non su eventuali lacune di diritto interno.

L’avv. Terno, alla luce degli atti parlamentari, ha posto in luce i caratteri di incongruenza della legge 48/2008 che ha il pregio di prevedere la possibilità di intervenire per la conservazione dei dati informatici, ma che in tema di competenza territoriale con riferimento ai reati in questione lascia un po’ perplessi. Infatti, lo stesso spiega come “la competenza durante le indagini spetta alla procura distrettuale, mentre in fase dibattimentale spetta al gip del luogo dove è stato commesso il reato, giudice che non è esperto e soprattutto, non ha svolto le indagini. Per rimediare a questo è stato inserito l’art. 51 comma 3 quinquies del codice di procedura penale che prevede la competenza sono attribuite all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente per i reati informatici e quelli pedopornografici, ma si dimentica ad esempio del danneggiamento aggravato di dati informatici”.

Perché tutte queste dimenticanze? Perché la legge viene approvata in tutta fretta il 19 febbraio 2008 in regime di prorogatio del Parlamento. E di qui si apre la questione se il Parlamento avrebbe potuto approvare anche la legge di ratifica oppure no.

Di difesa tecnica si è occupato l’avv. Daniele Minotti del foro di Genova, il quale ha sottolineato le difficoltà pratiche delle investigazioni difensive, nonostante la previsione della legge 397/2000, mentre il dott. Antonio Nicastro, sostituto procuratore presso la Procura di Siracusa, ha fatto leva sulla funzione essenziale e predominante delle indagini preliminari e sulla necessità della conservazione della genuinità della prova alla luce della Convenzione di Budapest.

Brillante la relazione del maresciallo Domenico Di Somma che si è occupato delle dinamiche della pedofilia online definendola  come un reato “silenzioso (primo punto di forza è il silenzio dei minori), sconosciuto (è difficile trovare informazioni di prima mano), sconfinato (si ha un crimine globale, mentre i servizi di contrasto sono locali), strutturato (ci sono vere organizzazioni criminali strutturate quali pedo-business, pedo-free, mentre di contro si svolge una lotta disarticolata, povera di mezzi e di risorse, ma soprattutto bisognosa di maggiori strategie di contrasto), sfrontato (formalmente illegale, ma di fatto libera)”.

Essenziale la collaborazione dei Paesi per le indagini, mentre, lo stesso Di Somma, pone il campanello dall’arme sul come nella pratica la legge italiana che impone l’oscuramento dei siti pedopornografici a cura del Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia su internet è facilmente aggirabile tramite i dns open.

Un reato che offende i diritti naturali del bambino, che prefigura una violenza sessuale realmente accaduta, punto di partenza delle indagini e che vede nella povertà e nelle diversità sociali terreno fertile.

La violenza costituisce il reato fondamentale e per questo “Lo slogan “Non lasciare i bimbi soli davanti al computer” – conclude lo stesso – è uno specchietto per le allodole per chi non conosce il fenomeno e per creare uno spostamento di prospettiva da parte di chi lo conosce bene. Ne propongo un altro “Aiutateci a liberare i bambini all’interno dei vostri computer”.

Angela Allegria
Aprile 2010
In Il clandestino con permesso di soggiorno

Acqua pubblica: Modica Presente alla manifestazione di Roma

Come annunciato in conferenza stampa il Comune di Modica, nella persona del Sindaco e con il gonfalone portato da alcuni studenti modicani, era presente a Roma sabato 20 marzo alla manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua che ha visto la presenza di oltre 150 mila persone di tutti gli schieramenti politici.

 Ripubblicizzare il servizio di gestione dell’acqua è l’obiettivo della protesta, sorretta da un disegno di legge nazionale ed uno regionale siciliano, espressioni della volontà popolare in senso stretto, che si manifesta in modo diretto.

In Sicilia sono stati 135 i comuni e la provincia regionale di Messina che hanno aderito con delibere alla proposta di legge regionale, fra essi, per la provincia di Ragusa, Modica e Vittoria, anche se gli altri comuni aderiscono al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, ma senza nessuna formale delibera in consiglio.

Una protesta contro la legge 166/2009 che obbliga gli enti locali a privatizzare il servizio idrico, cosa che comporterebbe carenza negli investimenti, aumento delle tariffe (come è avvenuto nella misura del 300% in provincia di Agrigento), problemi nel servizio e nel rapporto con i cittadini.

Spiega Nino Cerruto: “Il comune denominatore è che la privatizzazione, che doveva essere sinonimo di efficienza nella gestione del servizio idrico, investimenti per la realizzazione delle infrastrutture della rete idrica, non ha portato nulla di tutto questo, comportando solo un accentuato aumento delle tariffe”.

Già nel 2006 è stata presentata, votata ed approvata dal Forum una proposta di legge dal titolo “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, mentre nel 2007 è stata avviata una campagna nazionale per la raccolta di firme contro la privatizzazione che ha visto la partecipazione di 400.000 cittadini.

Alla proposta regionale hanno aderito i capi gruppo dell’Assemblea Regionale Siciliana che hanno dato il loro assenso, significativo il fatto che non si sono guardati i partiti politici, ma solamente la finalità, ossia l’acqua che, come si legge nell’art. 2 della proposta di legge di iniziativa popolare, “è un bene naturale e un diritto umano universale. La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona.

L’acqua è un bene finito, indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi. Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrogeologici”.

È, inoltre, importante sottolineare che anche alla manifestazione di Roma hanno partecipato cittadini e rappresentanti di qualsiasi fazione politica, come ad esempio il sindaco di Noto, appartenente al Pdl, dunque una battaglia che unisce, che non guarda ai colori politici, ma ai bisogni di tutti.

Tratti essenziali della proposta di legge sono: la costituzione di consorzi per la gestione del servizio idrico, una fiscalità generale al fine di coinvolgere lo Stato per gli investimenti strutturali, non puntando solamente sulle tariffe, la gestione esclusiva da parte di istituti di diritto pubblico, la garanzia di 50 litri di acqua al giorno gratuito a persona per le zone disagiate, la previsione di un consumo massimo (se si superano i 200 litri a persona si considera consumo commerciale e quindi scattano altre tariffe).

Si prevede dunque la forma della concessione, con un regime transitorio che annuncia la decadenza delle forme di gestione privata entro un anno e la loro trasformazione in enti di diritto pubblico senza preoccupazione di perdita di posti di lavoro perché “i dipendenti delle società private o miste, affidatarie dei servizi idrici integrati possono passare alle dipendenze degli Enti di diritto pubblico affidatari dei servizi previa concertazione sindacale”.

 

Una lotta dura che continua stancabile: è stata, infatti, annunciata un’altra campagna di raccolta di firme che partirà il prossimo 15 aprile, al fine di promuovere un referendum popolare e mettere così i cittadini nella condizione di poter esprimere al meglio ed in maniera non mediata la propria sovranità.

Angela Allegria
Aprile 2010
In Il clandestino con permesso di soggiorno

La gestione dei rifiuti nell’assessorato Gerratana

Continua il nostro viaggio nell’affare rifiuti. Lentezze, assenze, difficoltà, mancanza di trasparenza. Da cosa derivano? Ecco cosa ne viene fuori

Nella seconda amministrazione Torchi, Nino Gerratana è stato assessore all’ecologia ed ha avuto a che fare con tutti i problemi legati ai rifiuti solidi urbani durante l’appalto della ditta Busso, la quale, pur in difetto dei requisiti ne ha gestito la raccolta.

Alla luce della situazione presente e alla vigilia della discussione in Consiglio comunale del nuovo bando sulla raccolta differenziata, l’ex assessore Gerratana, ha accettato di rispondere alle nostre domande.

D: A Modica non si è mai presa una decisione definitiva sul tema rifiuti. Cosa si sarebbe potuto fare negli ultimi anni per non arrivare ad una possibile emergenza?

R: Noi come Amministrazione passata, nel periodo in cui ero assessore, avevamo portato l’iniziativa della discarica a Modica in Consiglio comunale. Allora il Consiglio si era espresso: c’era stato un voto unanime del Consiglio comunale a parte il consigliere Nino Cerruto, se non ricordo male. Allora in Consiglio comunale non fu votata, tutti erano per non avere una discarica a Modica, ma è anche vero che oggi ci accorgiamo che comunque sarebbe stato un bene magari trovare un sito dove non ci siano abitazioni. Sarebbe stato comunque positivo, anche se oggi le discariche non sono la migliore soluzione.

D: La discarica non può essere una soluzione praticabile a lugno, che altre soluzione si prospettano?

R: Soluzioni alternative ce ne sono. Quando ero assessore avevo intrapreso un colloquio con una ditta per poter realizzare un micro inceneritore, poi però si dimise Torchi e io come assessore mi sono dimesso anche e non ho potuto portare avanti l’iniziativa. Il riciclaggio, la raccolta differenziata è la migliore cosa.

D: Perché solo adesso si è arrivato al nuovo bando per la raccolta differenziata?

R: Non è vero che si è arrivati solo adesso a pensare alla differenziata perché con il sottoscritto la raccolta differenziata andava, ora leggendo alcuni articoli nei quali si parla che la raccolta differenziata è aumentata del 50% tutto è falso. Non è assolutamente vero. Se così fosse vuol dire che l’umido che andremmo a portare in discarica dovrebbe essere abbassato.
Ho qui i dati che vanno dal 2006 ad oggi dai quali emerge che per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani la media è sempre la stessa, circa 57/58.000 Kg al giorno e non cambia. Se la raccolta differenziata aumenta del 50% vuol dire che in discarica dovrebbero andare 50.000, 49.000 e questo non succede.

Se poi l’Amministrazione fa riferimento al periodo gestito dall’impresa attuale che si occupa del servizio che va dall’8/10 al 31/12, con riferimento al cartone, posso dimostrare con carte alla mano che in tutti gli anni in quel periodo c’è un innalzamento della quota dei cartoni che va da 60.000 kg al mese a 80.000 nel periodo da ottobre e dicembre, periodo natalizio nel quale sicuramente i cartoni nelle attività commerciali aumentano.

L’Amministrazione dice di aver aumentato la differenziata del 50% solo perché fino ad ottobre avevano un 6,90% oggi si trova al 9%. Se calcolano che il 3% è il 50% del 6 non è così.

Se dobbiamo prendere in giro la gente diciamo che la raccolta differenziata è al 100%, ma sicuramente non è così perché dovremmo abbassare ulteriormente ciò che andremmo a confluire in discarica. I numeri parlano chiaro.

Anche io quando ero assessore ho innalzato la differenziata quasi del 2% in 10 mesi. Se l’attuale amministrazione aumenta del 3% in un anno e mezzo e la mia del 2%in 10 mesi, allora la mia dovrebbe essere aumentata del 300%. No, io dicevo sempre che si innalza la quota del 2%.

Sono due i prodotti che fanno innalzare la percentuale: il vetro ed il cartone, gli unici due prodotti che pesano di più. Per poi non andare a dire che dovremmo verificare nei cartoni quanta percentuale di umido veniva tolto dall’azienda che attualmente gestisce il servizio, quando prima era solo esclusivamente piattaforma di recupero da parte della ditta che faceva recupero della differenziata e la portava presso la piattaforma nella quale si vedeva che il 50%, il 30% del cartone era umido. Oggi possiamo sapere quanto umido da ottobre a dicembre risulta dato che comunque ci sono state giornate di pioggia? Andiamo a verificare se quelle percentuali di umido che una volta veniva tolto e adesso no, è normale che si innalza la pesatura. Diciamo alla gente le cose come stanno.

Vero è che non possiamo dare la colpa all’Amministrazione o agli assessori perché comunque è difficile fare la raccolta differenziata perché un’ottima raccolta differenziata può partire solamente quando il cittadino viene incentivato.

Quando ero assessore avevo pensato ad un progetto che prevedeva una convenzione con le attività commerciali che producevano vetro (bar, ristoranti, pizzerie), 330 attività commerciali. Solo con quel progetto c’era da guadagnare come comune perché il Consorzio ci paga. Infatti in 10 mesi ho potuto fare circa 100.000 euro di cartone e 40.000 di vetro. Quanti soldi sono stati recuperati da questa Amministrazione? Il cittadino deve essere incentivato: avevo previsto anche delle piccole api per la raccolta con la pesatura elettronica al che il cittadino conferiva il vetro, rilasciavamo uno scontrino della pesatura e a fine anno davamo un incentivo che magari veniva scorporato dal pagamento della Tarsu. In tal caso il cittadino è portato a fare la raccolta differenziata, ma nel momento in cui non ha nessun incentivo perché dovrebbe fare la raccolta differenziata?

Oggi la città è pulita, non perché l’impresa sta facendo miracoli, sta facendo solo il suo dovere.

D: La ditta Busso non aveva i requisiti per gestire l’appalto dello smaltimento dei rifiuti, come mai c’è stato l’affidamento?

R: Non è competenza mia stabilire perché gli ha dato l’appalto allora Torchi e perché gli ha dato la proroga il sindaco Buscema.

D: Il nuovo bando per la raccolta differenziata sarà efficace, analizzandolo ancora sulla carta?

R: Si parla di una intesa di 46 milioni di euro per 7 anni che se andiamo a dividere per ogni anno andiamo a vedere che c’è un incremento di 2,5 milioni di euro circa annui sul costo attuale del servizio, al che dovremmo capire il motivo di questo aumento di costo che andrà sulle spalle del cittadino che comunque dovrà coprire il 100% dei costi.

A  mio avviso è un aumento sproporzionato e una spesa insostenibile da parte del Comune perché oggi non riusciamo a mantenere 7,5 milioni di euro di appalto, vorrei vedere come possiamo garantirne 10 milioni. Già oggi il cittadino paga la tassa di 3,30 euro al mq, a quanto salirà? E poi dovremmo far pagare tutti i cittadini.

A mio avviso il costo si può abbassare, basta semplicemente fare una politica diversa iniziando con una raccolta differenziata potenziata incentivano il cittadino, da lì possiamo recuperare denaro tramite i consorzi e abbassare il costo.

D: Cosa pensa dell’attuale gestione dell’assessore Serra? Quali sono le differenze tra la gestione Gerratana e Serra?

R: Non devo essere io a stabilire ciò. Questo spetta ai cittadini. L’unica cosa che posso dire è che io ero comunque presente, l’assessore Serra la vedo pochissimo, magari ha altri impegni. Io mi dedicavo totalmente alla politica, lei magari si dividerà fra lavoro, studio, politica. Ognuno sceglie ciò che vuole fare. La stimo come persona, sulla gestione non mi pronuncio, saranno i cittadini a farlo.

Angela Allegria
marzo 2010
In Il Clandestino con permesso di soggiorno

Giulio Cavalli premiato al Festival Giuseppe Fava

A Giulio Cavalli, il premio Giuseppe Fava lo scorso 4 gennaio a Palazzolo per il suo impegno nel teatro civile e per la capacità di scrittura contro le mafie a conclusione di una tre giorni in cui si è parlato del rapporto fra le mafie e la società civile partendo dall’esperienza del giornalista di origini siracusane ucciso nel 1984, in un dibattito dal quale emerge la necessità di prendere una posizione se si vuole trovare una soluzione al problema della criminalità organizzata, questione non solo meridionale, ma di carattere nazionale se non addirittura internazionale.

Giulio Cavalli, attore, registra, scrittore, noto per le sue note capacità espressive, si dedica dal 2001 al teatro civile, affondando tematiche scottanti nei suoi monologhi, urlando nomi e cognomi con coraggio tanto da essere stato minacciato dalle stesse persone che hanno e continuano a minacciare l’ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta.

Tema centrale della serata l’infiltrazione mafiosa in Lombardia ad opera della ‘Ndrangheta che in quelle zone investe per avere sempre più potere economico, mentre commovente è stata la lettura della lettera scritta da Cavalli al figlio nella quale cerca di raccontare la storia di Paolo Borsellino, una storia costruita male, “una favola scassata” in cui alla fine mancano i cattivi.

Ma proviamo a conoscerlo meglio.

D: Giulio, da cosa è nata l’idea di parlare in maniera satirica della mafia?

R: Quando uno fa un lavoro con un certo stile applica questo alla lotta. Per me il teatro non è mai stato un fine, nella vita voglio portare avanti alcune battaglie ed userò tutti i mezzi a disposizione, tra questi c’è il teatro.

D: Ti senti più giornalista o più autore di teatro?

R: Mi sento molto di più un politico. Una volta una serata come questa era una serata politica portata avanti con la parola. Il fatto che la parola abbia un ritmo che sia riconoscibile come teatrale o il fatto che mettere due parole in fila rende un giornalista grazie ai demeriti del giornalismo italiano è un problema di latitanza del resto d’Italia, non mio.

D: Cosa pensi di quella classe politica che disconosce la mafia, come ad esempio la Moratti?

R: Spesso capita che mi dicono che bisogna fare una cultura antimafia. In Lombardia è impossibile fare satira, questo l’ho sperimentato sulla mia pelle, nel senso che spettacoli come “Do ut des” nei quali faccio satira contro la mafia, lì non funzionano perché stai facendo satira su una cosa che necessita di alfabetizzazione che è un dovere della politica.

Penso sia stato molto comodo da parte della politica creare ignoranza in una regione che in modo presuntuoso si ritiene invece una delle regioni più avanzate.

Si deve tenere conto che la classe politica al nord nasce sull’onta di una politica fatta in modo pubblicitario: hanno inventato la pubblicità, l’hanno adottata e sono finiti col diventarne figli.

Nelle regioni del sud c’è un aspetto culturale diverso nel senso che la collusione diviene difficilmente riconoscibile. In tutto questo penso che ci sia una parte di gente che sappia da che parte stare.

D: Prima hai parlato delle infiltrazioni nel milanese da parte della ‘Ndrangheta…

R: Mentre i siciliani preparavano l’attintatuni i calabresi firmavano i cartelli con i colombiani riuscendo a superarli nelle trattative. Il problema più grosso della credibilità della criminalità: si parla di un commercio, quello della cocaina, nel quale vince chi riesce a dare più garanzie. Allora una associazione che non sia aperta alla società civile, stretta nei legami di sangue come la ‘Ndrangheta, nella quale il pentito non tradisce il boss ma il padre, è ovvio che abbia una potenza maggiore.

Il fatto che a Milano vengano a colpire un attore dimostra che sono molto più attenti di quanto non si creda e che, essendo considerati ancora dei “bovari”, riescono maggiormente a rimanere impuniti.

D: In che modo ti documenti e in che misura avviene l’approccio con i testi che scrivi?

R: Noi siamo un paese che compra milioni di libri che non fanno altro che trascrivere in un modo più semplice delle sentenze che sono pubbliche. Basta leggerle per farsi un’idea propria sui fatti.

D: La tua opinione su Pippo Fava?

R: Fava paga lo scotto di non essere stato classificabile, di aver fatto i nomi ed essere così entrato nel mirino. Le cerimonie annuali mi mettono tristezza, mi piacerebbe che si giungesse a risultati concreti come ad esempio portare in giro il suo lavoro.

Angela Allegria
Febbraio 2010
In Il clandestino con permesso di soggiorno

Graziella Campagna, ragazza siciliana uccisa dalla mafia

Quando hai diciassette anni non ci pensi alla morte, la vivi come un evento lontano, che non ti appartiene, qualcosa di oscuro che accomuna le persone anziane, ma tu non sei fra queste e per questo non te ne curi.

Quando dopo una battaglia giudiziaria durata ventidue anni si giunge a scoprire la verità, trovando i responsabili che vengono assicurati alla giustizia, condannati a scontare la giusta pena per le proprie azioni non pensi che solamente un anno dopo uno di essi, condannato all’ergastolo, possa uscire dall’istituto penitenziario che lo ospita per incompatibilità.

Sembra ci si trovi innanzi ad una situazione da incubo difficilmente riconducibile alla realtà, eppure questa è la storia di Graziella Campagna, un giovane siciliana di Saponara, in provincia di Messina. Graziella, appena diciassettenne, fu fatta salire su un’auto, assassinata con cinque colpi di lupara sparati in faccia a distanza ravvicinata che la colpirono al braccio con cui si riparava il viso, al viso, allo stomaco, alla spalla e finita con un colpo di grazia il 12 dicembre1985 che le trapassò il cranio e si conficcò nel fango. Due giorni più tardi fu ritrovato il suo corpo a Forte Campone, sui monti Peloritani, al confine tra Villafranca e Messina.

Cosa aveva visto Graziella, la quale lavorava presso una lavanderia del suo paese, per cui doveva morire? Graziella è stata uccisa perché, il 9 dicembre, aveva trovato nella tasca una camicia un documento dal quale si capiva che l’ingegner Cannata, assiduo frequentatore della lavanderia “La regina”, in realtà aveva un’altra identità. Si trattava di Gerlando Alberti junior, il quale, insieme a Giovanni Sutera, presentato come geometra Lombardo, era ricercato per associazione di tipo mafioso e per traffico di stupefacenti.

Quella scoperta fatta da Graziella, sorella di un carabiniere, poteva mettere in pericolo la latitanza dei due boss che non solo si erano rifugiati in quel territorio per nascondersi, ma anche per investire i proventi provenienti dalla loro attività illegale.

Dopo quasi venti anni di processi nel 2004 le condanne: Gerlando Alberti jr. e Giovanni Sutera, all’ergastolo, in quanto esecutori materiali del delitto, in concorso tra loro, con l’aggravante di aver agito in regime di premeditazione e durante lo stato di latitanza, Agata Cannistrà e Franca Federico, rispettivamente collega e titolare della lavanderia presso cui Graziella lavorava condannate entrambe a due anni per favoreggiamento e per aver deviato le indagini.

La sentenza di primo grado confermata dalla Corte di Assise di Appello di Messina in data 18 dicembre 2008.

Il 15 dicembre di quest’anno, a distanza di solo un anno, il tribunale di sorveglianza di Bologna concede ad Alberti la misura alternativa alla detenzione consistente negli arresti domiciliari perché lo stesso, in base al cumulo giuridico, ha già scontato 22 anni di reclusione (per altri reati) e lo stato di salute del soggetto non è compatibile con il carcere.

Indignata non solo la famiglia di Graziella, che ha lottato per anni per avere giustizia, non credendo neppure per un attimo che si trattasse della classica “fuitina”, come si era detto per deviare le indagini, ma tutta la collettività.

L’unica cosa che fa sperare è il ricorso proposto alla Cassazione da parte del Procuratore Generale Marcello Branca il quale ha lamentato che la decisione sia stata presa sulla base della documentazione medica fornita dalla difesa, senza chiedere una perizia specifica sull’Alberti.

Angela Allegria
Gennaio 2010
In Il Clandestino con permesso di soggiorno

Trasparenza nell’ufficio urbanistica. Interrogazione di Carmelo Cerruto e Nino Cerruto

In data 16 ottobre 2009 i consiglieri Nino Cerruto e Carmelo Cerruto, mediante interrogazione e proposta di discussione nel prossimo Consiglio Comunale utile, hanno chiesto all’Assessore all’Urbanistica Elio Scifo delucidazioni in merito alla trasparenza dell’ufficio urbanistica e della s.u.a.p.

In essa si legge: “Sulla base di accertamenti effettuati presso l’ufficio urbanistica e sportello unico di codesto comune di Modica, rilevano come non sia ancora stato istituito un registro aperto alla visione del pubblico che riporti le pratiche in ingresso, l’assegnazione ai tecnici istruttori, l’eventuale richiesta di integrazione e la data del rilascio dell’atto amministrativo e quanto altro occorra per la piena trasparenza sulla tempistica relativa alle autorizzazioni delle pratiche”.

I due consiglieri chiedono l’istituzione del suddetto registro nella versione sia elettronica che cartacea al fine di rendere effettivo il criterio di trasparenza della Amministrazione, il quale può essere riferito sia all’attività che all’organizzazione e, dunque, alla duplice declinazione del termine Amministrazione. Al criterio della trasparenza è ricondotto il diritto di accesso inteso come pubblicità degli atti, motivazione e univoca definizione delle competenze, introdotto dagli artt. 22 e ss. della Legge 241/1990 e successive modifiche.

Abbiamo sentito in merito l’Assessore all’Urbanistica Elio Scifo il quale riferisce che non esistono problemi di trasparenza. Infatti, previa richiesta formale, è possibile visionare l’iter completo di una pratica in quanto archiviata nel sistema informativo dall’ufficio protocollo.

Inoltre in futuro, disponendo delle somme necessarie, l’ente procederà all’acquisto di un software che gestirà le pratiche per via telematica grazie anche all’utilizzo della firma digitale.

Ad oggi, dice l’Ass. è possibile scaricare la modulistica necessaria dal sito del comune (www.comune.modica.rg.it).

Cliccando però sulle voci “Modulistica” e “Urbanistica” troviamo solo i contatti del Sindaco.

Conclude Scifo affermando che: “Al fine di velocizzare il rilascio di una pratica e così come previsto dalla legge, da circa 6 mesi è possibile presentare una pratica tramite perizia giurata. Con questo strumento il tecnico si assume tutte le responsabilità. L’ufficio urbanistica entro 120 giorni è obbligato a dare una risposta”.

“Lo scopo del registro sulla trasparenza – spiega Carmelo Cerruto –  è quello di dare contezza al cittadino dell’iter della pratica in maniera veloce e potersi rendere conto quante pratiche verranno esaminate prima di quella propria e la tempistica; questo consente al cittadino inoltre di poter  vedere quanto produce l’ufficio; quanto affermato dall’assessore “previa richiesta formale, è possibile visionare l’iter completo di una pratica in quanto archiviata nel sistema informativo dall’ufficio protocollo” non è quanto richiesto nella interrogazione”.

Nel caso di specie vero è che per l’istituzione del registro elettronico è necessario l’acquisto di un software specifico che consenta di gestire questi uffici e che il costo (circa 10.000 euro) non è disponibile presso le casse del Comune di Modica, però è anche vero, come precisa Carmelo Cerruto che “L’Amministrazione, anche se senza soldi, potrebbe per esempio, creare un registro cartaceo in cui appuntare lo stato di avanzamento di una pratica e cioè quando è stata presentata, quali passaggi ha superato, in quali date, da chi è presa in carico”.

Angela Allegria – Piero Paolino
Novembre 2009
In Il Clandestino con permesso di Soggiorno, anno 01, n. 09.

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