Il rapporto fra nord e sud del mondo nel Romeo e Giulietta di Prokof’ev

La storia d’amore più famosa nel mondo è stata riproposta in una versione moderna dal regista Luciano Cannito nel “Romeo e Giulietta” su musiche di Sergej Prokof’ev per il Teatro Massimo Bellini di Catania.

Il balletto, che ha visto come protagonisti Eleonora Abbagnato nel ruolo di Giulietta e Josè Perez nei panni di Romeo, è stato diretto dal giovane ma estremamente ricercato Giuseppe La Malfa, il quale non ha mancato di dare risalto ai sentimenti, alle passioni che si susseguono nello snodarsi della vicenda, per rendere unico ed emozionante il dramma.

Il contrasto fra i Capuleti ed i Montecchi viene rivisitato dal regista e proposto come contrapposizione fra nord e sud del mondo dove ad una Giulietta candida come la luna si contrappone un Romeo di colore.

Se a prima vista ciò può creare confusione, in realtà si comprende con occhio attento che la modernizzazione dell’opera, la sua attualizzazione richiedono un ulteriore passo avanti verso la realtà di ogni giorno, come si percepisce dai duelli che non si svolgono più a colpi di spada, ma con piroette, salti, capriole, volteggi sulla testa, virtuosismi artistici che rievocano i marciapiedi della grande mela. Tra tutti spicca la agilità e la destrezza di Gugu, nei panni di Benvolio.

Orchestra allargata con la presenza di due arpe, dei mandolini, del pianoforte, della celesta, forte sollecitazione delle percussioni sia per accentuare i momenti di crescente tensione che per creare il ritmo dei balli fra le vie della città dove si evidenzia una grande sinergia, una sincronia di movimenti e colori in una leggerezza che si tocca con mano. Grande sincronismo nella scena del ballo in maschera, sulle note più celebri dell’opera, caratterizzata dal rosso ed il blu dei costumi, dalle piume della padrona di casa (Floriana Zaja), dal lungo mantello del Capuleti (Ettore Valsellini) e dai volti coperti dalle maschere scure in contrapposizione ai due volti scoperti dei due promessi sposi, Giulietta e il conte Paride (Gaetano La Mantia nei cui costumi ritroveremo il rosso della passione ed il nero della morte).

Puntuale, precisa, tecnica ma anche ricca di sentimento l’interpretazione della Abbagnato, capace di rendere la freschezza, la fragranza primaverile di una Giulietta che si affaccia alla vita e all’amore caratterizzata in scena dalla voce dei flauti.

Pieno di vita, frizzante, giocoso, gaio è Mercuzio, interpretato da un Alessandro Riga leggero, spumeggiante, a tratti anche spavaldo quando prende per codardia il gesto di Romeo nei confronti di Tebaldo (Zheren Pan), e pagherà con la vita il suo gesto.

Ma la scena che rimane più nei cuori dei romantici è l’incontro fra i due innamorati, sottolineato dal suono delle due arpe, episodio che fa sognare forse più del matrimonio segreto dove compare un Fra Lorenzo (Salvatore Tocco) religioso, dai toni estremamente ecclesiastici ma anche uomo di mondo pronto, con i suoi infusi a trovare una soluzione che ponga fine alla contesa fra le due famiglie veronesi.

Il finale tragico, come nel testo shakespeariano, lento, silenzioso, quasi a voler portar via insieme i due amanti fra le lacrime appena accennate degli spettatori che, anche dopo anni, riescono ancora a commuoversi innanzi a sentimenti veri, autentici.

Angela Allegria
4 maggio 2010
In Italia Notizie

Foto di Giacomo Orlando

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