Integriamo mondi diversi e lontani

Per avere una visione completa della situazione della casa circondariale di Modica abbiamo chiesto al direttore, la Dott.ssa Giovanna Maltese, di rispondere a qualche domanda.

D: Direttore, come è strutturata la Casa circondariale da lei diretta?

R: Al vertice c’è il direttore, poi ci sono i capi area dei vari settori quali il capo dell’area amministrativo-contabile che coordina la ragioneria, il capo area delle attività organizzative e tratta mentali che è l’educatore, il capo area della sicurezza che è il comandante di reparto.

È gratificante lavorare nella realtà piccola perché si coglie subito il risultato della propria attività. Invece nella struttura grande, proprio per la organizzazione più complessa, i risultati neppure si percepiscono.

D: In che percentuale la scuola e le attività culturali vengono frequentate dagli ospiti?

R: Una buona percentuale: 36 su 50 detenuti. Mentre per quanto riguarda il decoupage, gli iscritti sono circa 12 perché non è possibile, con una sola insegnante, gestirne un numero maggiore.

D: Cosa si fa in concreto per il reinserimento sociale del detenuto?

R: Si è cercato inoltre di fare qualcosa di concreto nel momento della dimissione del detenuto, nel momento del suo reinserimento all’esterno, tramite lo sportello multifunzionale di servizi a cura del Cepot, che cerca di porsi come intermediatore fra il mondo dell’impresa ed i detenuti, soggetti svantaggiati e senza lavoro al momento della scarcerazione al fine di porre rimedio a questa situazione e di permettere loro di trovare lavoro.

Il Cepot si è inoltre ha attivato un mediatore culturale di madre lingua al fine di permettere ai detenuti extracomunitari che non conoscono bene la lingua italiana di poterla apprendere per facilitare le comunicazioni.

Per il nuovo anno partiranno nuovi progetti: il corso di italiano per stranieri, nuovamente finanziato, un corso di restauro di mobili antichi, il decoupage, la musicoterapia che riscuote molto successo fra i detenuti che, esercitandosi a suonare anche oltre le ore previste, hanno inciso un cd.

Lo scorso anno è stato pubblicato un libro di poesie composte da un detenuto.

D: In che maniera riesce a gestire le diversità?

R: Grazie alle attività proposte avviene una sorta di integrazione ed aggregazione fra i soggetti presenti nell’istituto. Non abbiamo problemi di natura razziale, i soggetti sono integrati.

La previsione del corso di lingua italiana per gli stranieri non è una differenziazione del trattamento per rimarcare le differenze culturali, ma per favorire ancora di più l’integrazione.

D: Come è vissuta la religione all’interno dell’istituto?

R: Per i detenuti di religione cattolica c’è il cappellano, padre Scarso, che li segue insieme agli assistenti volontari che organizzano corsi di catechesi.

I detenuti islamici sono stati autorizzati nel periodo del Ramadan e nel venerdì a pregare nella sala polivalente e ad alimentarsi anche in maniera diversa proprio perché alcuni non mangiano carne a causa della religione professata. Si tratta di un loro diritto che viene garantito.

D: Il trattamento sanitario?

R: Al vertice c’è il capo area sanitaria che corrisponde ad una sorta di primario e la guardia medica con gli infermieri che purtroppo non copre le 24 ore, ma la fascia dalle 7 alle 20. In caso di necessità si fa intervenire la guardia medica esterna.

D: Quanto influisce essere donna nel dirigere un istituto maschile?

R: Influisce moltissimo perché le donne abbiamo una capacità di ascolto e comprensione maggiore rispetto agli uomini.

D: In che modo influisce la collocazione dell’istituto in pieno centro sulla percezione che di esso si ha all’esterno?

R: La popolazione modicana tiene che ci sia questa istituzione. I familiari degli stessi detenuti se possono scelgono la casa circondariale di Modica perché esiste tutta una serie di servizi che negli altri posti mancano perché è facilmente raggiungibile.

Per la popolazione del posto il carcere rappresenta un’economia per la presenza del bar, del genere alimentari.

Quando si è paventata la chiusura del carcere è stato istituito un comitato cittadino di protesta contro questa decisione.

Angela Allegria
Aprile 2010
In Prima Pagina

Foto di Angela Allegria

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