Il sovraffollamento esiste e va gestito

Santo Mortillaro, direttore del carcere di Ragusa, spiega come gestire la Casa circondariala e le problematiche di detenuti e personale penitenziario.

D: Direttore, all’interno della casa circondariale da Lei diretta sono presenti quasi tutti i circuiti previsti. In che misura riesce a coordinare tante realtà diverse a fronte anche della presenza di stranieri?

R: Abbiamo una altissima percentuale di stranieri, quasi il 50% dei detenuti comuni, una percentuale altissima che contribuisce a quello che è un problema nazionale, il sovraffollamento degli istituti penitenziari.
La popolazione detenuta extracomunitaria esige una attenzione particolare legata spesso alle incompatibilità per motivi culturali, religiosi, legati ai costumi, alle tradizioni, al modo di vivere il quotidiano. Tutto ciò deve essere gestito in un certo modo. Noi abbiamo previsto per il 2010 un progetto di intermediazione culturale con l’intervento a vasto raggio di una equipe composta da esperti linguistici, culturali.

D: Come è strutturata la Casa circondariale da lei diretta?

R: L’organo di vertice è il direttore al di sotto del quale si sviluppano in maniera orizzontale le aree operative: l’area amministrativa composta dall’area della segreteria che gestisce il personale amministrativo a livello pratico, il personale dell’area contabile, il personale dell’area sicurezza costituito dai membri della polizia penitenziaria al cui vertice sta il comandante di reparto che qui è la dott.ssa Lanaia, il personale dell’area sanitaria a cui fa capo un dirigente sanitario.
Abbiamo un servizio sanitario molto articolato che si struttura in un’area sia medica che infermieristica nelle 24 ore, abbiamo poi degli specialisti esterni che abbiamo dovuto ridurre per problemi di budget ma che nella misura essenziale ancora sono presenti, spesso ci appoggiamo anche a strutture esterne.
Esiste il nucleo traduzioni e piantonamenti, diretto da un coordinatore, e che si occupa degli spostamenti dei detenuti per vari motivi, normalmente per condurli nelle aule di giustizia, nei laboratori sanitari esterni, o per trasferirli da un istituto all’altro.

D: Come è strutturata la sezione femminile?

R:  Si tratta di una sezione a parte, piccola, non contiene molte detenute. Queste possono avere colloqui con i familiari, con i figli, tre volte a settimana.

D: Ci sono casi di donne madri con figli presenti all’interno della struttura?

R: No, non ci sono di questi casi.

D: Vogliamo parlare della sezione disabili?

R: Questi sono particolarmente attenzionati dal punto di vista sanitario, fanno fisioterapia. La maggior parte sono sulle sedie a rotelle, per questo sono previste aree particolari strutturate in modo da consentirne il movimento.

D: All’esterno sono giunte le voci di proteste svolte sia da detenuti che lamentavano il sovraffollamento, sia di agenti penitenziaria che denunciavano la carenza di organico. Quale è la situazione reale all’interno della Casa circondariale?

R: Ho smentito in un certo modo ciò che è stato detto dai giornali a proposito dei detenuti che avrebbero ingoiato delle lamette. Innanzitutto si trattava di tre soggetti, di cui uno si è scoperto non aver ingoiato nulla del genere, si tratta comunque di un caso “ordinario” legato ai casi di autolesionismo che a volte si verificano all’interno degli istituti penitenziari e che sono i più vari.
I casi in cui un detenuto ingoi una lametta o delle batterie, o, come è accaduto, un tagliaunghie o che si tagli con una lama, sono eventi purtroppo ordinari di un autolesionismo che è quasi fisiologico in certi detenuti.
Di quel caso si è voluto fare un caso eclatante non so per quale motivo, quando, in realtà, esso rientrava fra i casi che rientrano nella quotidianità.

D: E le proteste degli agenti?

R: Per carenza di personale c’è stata una protesta fra settembre ed ottobre che è rientrata in quanto il Provveditorato e il Ministero hanno dismesso la sezione alta sicurezza e facendoci guadagnare così qualche unità in più. La carenza di organico comunque continua ad esserci.

D: Un’ultima domanda: la casa circondariale sta al centro della città. Quale è la percezione che i cittadini all’esterno hanno della popolazione penitenziaria?

R: Il carcere inserito nel contesto urbano per me è molto importante perché si sottolinea che esso è parte integrante del tessuto sociale non soltanto nel senso fisico, ma anche nel senso dello scambio con la città.
L’attenzione per l’interno è molto alta sia da parte della stampa, sia delle Istituzioni, sia della cittadinanza con le richieste di volontariato all’interno.

Angela Allegria
marzo 2010
In Prima Pagina

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