L’artista Giuseppe Malandrino e la sensibilità psicologica

Protagonista attivo del XX secolo, autore della propria esistenza vissuta in maniera intensa, sognatore che ha saputo trasformare in realtà i propri progetti artistici, Giuseppe Malandrino (Modica 1910- Roma 1979) vive l’arte nel suo significato autentico come ricerca del bello, aderenza al reale, sperimentazione continua verso nuove forme di espressione.

La morbidezza dei panneggi, la linearità di forme geometriche, la sinuosità delle linee dei reticolati, la profonda percezione psicologica dei soggetti ritratti, l’attenzione allo sguardo e alle abitudini dei protagonisti, la precisione nel disegno e la profonda conoscenza dei chiaroscuri nelle incisioni fanno di Giuseppe Malandrino un artista a tutto tondo, capace di rappresentare la vera essenza della vita.

La voglia di conoscere, di rendersi utile, di cambiare le piccole cose auspicando il mutamento di eventi anche mondiali come la seconda guerra mondiale, hanno portato Malandrino a viaggiare per il mondo nella ricerca interiore di ciò che la vita ci riserba, con la consapevolezza di migliorarsi sempre, di mettersi in discussione costantemente.

Lasciato il borgo natio dove sin da piccolo aveva sentito e seguito il demone dell’Arte, si trasferisce a Roma dove frequenta lo studio di Giacomo Balla, il più anziano firmatario del Manifesto tecnico della pittura futurista, il quale lo fa esordire nella I Grande Esposizione d’arte futuristica che Filippo Tommaso Marinetti ha fatto allestire a piazza Adriana.

È solo l’inizio: arrivano poi Buenos Aires, Caracas, Parigi, i Paesi del nord, luoghi nei quali la luce colpisce l’occhio dell’artista che la rappresenta sulla tela con tutta la sua intensità.

Ritrattista, paesaggista, artista a tutto tondo, Malandrino si interessò nel suo soggiorno giovanile romano anche alla fotografia, al cinema lavorando a Cinecittà e creando le Gigantografie, alla realizzazione di trompe d’oeil in Argentina nei primi anni Sessanta, all’esecuzione di una serie di sette litografie per il governo Isdraeliano nel 1970.

L’effetto cromatico delle sue opere, la compostezza del disegno che diviene a tratti classicista, a tratti impressionista, l’indagine psicologica nei ritratti, la ricerca del vero al di là di ogni semplicistica apparenza, l’autocritica, il desiderio profondo di tornare nella sua Modica, fra i suoi affetti, con la consapevolezza della necessità del distacco, tutto ciò fa di Giuseppe Malandrino un autore composito, un artista eterogeneo, capace ancora oggi di stupire.

Angela Allegria
Gennaio 2010, n. 5
In www.edizionibohemien.com

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