Giuliano Vassalli è morto

Giuliano VassalliGiurista di razza, Professore di diritto e procedura penale a La Sapienza, avvocato sottile, Presidente della Corte Costituzionale, tre volte Ministro della Giustizia e ancora, partigiano, Uomo di cultura, antifascista, di matrice socialista, persona mite ma dotata di estremo coraggio, questo e non solo è stato Giuliano Vassalli, deceduto a Roma lo scorso 21 ottobre all’età di novantaquattro anni. La notizia della morte, per sua volontà, è trapelata ad esequie avvenute, destando profondo sconforto nel mondo giuridico e politico. Chi è stato Giuliano Vassalli lo si apprende all’Università allorquando si studia il codice Vassalli, il codice di procedura penale stilato nel 1988 ed entrato in vigore nel 1989 che prende il nome dal Ministro Guardasigilli che lo sottoscrisse. Figlio di Filippo Vassalli, fine civilista che collaborò alla redazione del codice civile del 1942 tuttora in vigore nel nostro Paese, Giuliano era a Perugia il 25 aprile 1915. Da giovanissimo si era dedicato allo studio del diritto approfondendo l’area penalistica: si era laureato in Giurisprudenza a La Sapienza nel 1936 avendo come relatore Arturo Rocco, autore del codice penale del 1930. Accanto allo studio approfondito e preciso l’impegno politico nelle file del socialismo di Pietro Nenni e Giuseppe Saragat. Nel gennaio del 1944 una impresa eroica: Vassalli, già membro della Giunta militare Centrale (GMC) riusciva a far evadere dal carcere di Regina Coeli Saragat e Pertini insieme ad altri cinque reclusi socialisti. Nell’aprile dello stesso anno fu fatto prigioniero dai nazisti e recluso nel carcere di via Tasso, luogo nel quale fu sottoposto a tortura e dal quale venne liberato, per intercessione di Pio XII il 4 giugno dello stesso anno, allorquando le truppe americane entrarono nella capitale. Conclusa la carriera universitaria nel 1990 dopo aver insegnato negli atenei di Urbino, Pavia, Padova, Genova, Napoli, Roma, dal 1991 fu giudice della Consulta, divenendone Presidente negli anni dal 1999 al 2000. Partecipò a tutte le commissioni di revisione dei codici penale e di procedura penale. Commenta il Presidente Napolitano: “È scomparsa una delle maggiori personalità della vita politica e culturale dell’Italia repubblicana. È scomparsa con la discrezione che lo caratterizzava insieme con altre doti sempre più rare come quelle del rigore intellettuale e morale e della sobrietà dei comportamenti. Senza mai esibire il suo passato di antifascista e combattente della Resistenza, poteva presentarsi come una delle più belle figure di protagonista di quelle drammatiche vicende”. Si legge in “Frammenti di Storia” dello stesso Vassalli a firma del Presidente Giorgio Napolitano: “Si sente quanto profonda sia stata la identificazione di Giuliano Vassalli con momenti cruciali di una storia da lui vissuta direttamente o assunta come retaggio di generazioni precedenti la sua come quella di Matteotti e di Di Vagno. Una profonda identificazione, ideale, politica e – aggiungo e sottolineo – umana e morale, perché nell’antifascismo, socialista e di ogni altra radice, si espressero un patrimonio di valori e di esempi, una carica di intelligenza, di cultura e di generosità, che esercitano ancora oggi una suggestione senza uguali per chi voglia esplorare le radici della nostra democrazia repubblicana. E colpisce l’affetto, quasi filiale, con cui Giuliano Vassalli si avvicina alle figure di Pertini, di Saragat, di Nenni; la modestia con cui si colloca accanto a loro nel ricordo del rapporto di collaborazione che stabilì con ciascuno di essi. Così come colpisce il pudore di Vassalli nell’accennare alla parte che personalmente ebbe nella Resistenza e in sfide eroiche – si può ben dirlo, al di fuori di ogni retorica – contro il fascismo e contro l’occupazione e l’oppressione nazista. Sono onorato e lieto di poter dare, con la presentazione di questo libro, un piccolo segno della riconoscenza che la Repubblica fondata sulla Costituzione deve a Giuliano Vassalli come rigoroso «giudice delle leggi», come strenuo combattente per la libertà e la dignità della patria e come sapiente servitore dello Stato democratico”.
Angela Allegria
25 ottobre 2009
In www.italianotizie.it

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