Giornalista sudanese rischia quaranta frustate per aver indossato i pantaloni

Rinviato al prossimo 7 settembre per chiedere chiarimenti al ministro sudanese per gli affari esteri il processo che vede imputata Lubna Ahmed al Hussein, giovane reporter sudanese colpevole di atti definiti osceni.

La giornalista di Khartoum, che scrive per il giornale “Al Sahafa” e lavora presso le Nazioni Unite in Sudan rischia quaranta frustate e la pubblica gogna per aver indossato dei pantaloni larghi, per lo più indossati con tanto di casacca lunga fino alle ginocchia e velo.
È stata arrestata insieme ad altre dodici donne imputate tutte dello stesso reato: atti osceni. Ma tale nozione non è ben definita, è lasciata alla discrezionalità della polizia che in Sudan spesso e volentieri usa tale termine per colpire persone innocenti.
Dieci di queste ragazze sono già state punite con dieci colpi di frusta ciascuna.
Lubna Ahmed al Hussein e le altre tre ragazze invece sono state rinviate a giudizio.
Il reato contestato è la presunta violazione dell’articolo 152 del codice penale sudanese che prevede fino a quaranta frustate “commette un atto indecente o un atto che viola la moralità pubblica o indossa abiti indecenti”. I pantaloni, infatti, sono considerati indecenti nell’interpretazione rigorosa della sharia, la legge islamica adottata dal regime di Khartoum dal colpo di stato militare fatto dal presidente Omar el-Bechir nel 1989.
La giornalista sudanese si è dimessa dall’incarico presso le Nazioni Unite per essere processata come una qualunque donna, per non godere dell’immunità che le spettava di diritto.
Il suo obiettivo è l’abolizione dell’art. 152. “Non temo il processo” ha dichiarato alla stampa francese aggiungendo: “Voglio che la gente sappia. Voglio che la voce di queste donne sia ascoltata, se sarò condannata a essere frustata o a qualsiasi altra cosa, farò appello. Andrò fino in fondo, fin davanti alla Corte costituzionale se sarà necessario. E se la Corte costituzionale riterrà l’articolo conforme alla Costituzione, sono pronta a ricevere non 40, ma 40.000 colpi di frusta. Denunciando pubblicamente questa pratica ho già vinto metà della battaglia”.
I consensi da parte delle altre donne sudanesi che hanno manifestato chiedendo di poter decidere di vestirsi in modo decente ma libero non sono mancati, come anche le testimonianze a sostegno da parte di islamiche ed occidentali.
Angela Allegria
05/08/09
In www.italianotizie.it

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