A Fera o luni

Ricco di molteplici e caldi colori, allegre musiche, tintinnii di campanellini degli abiti orientali, profumi intensi e coinvolgenti, fra i tendoni rossi, blu e bianchi, si snoda il mercato storico di Catania, in gergo a Fera o Luni.
Luogo folkloristico, ricco di tradizione, in cui si può trovare davvero di tutto, dalla frutta e verdura al pesce, dalle carni ai formaggi, dagli indumenti agli attrezzi e ai materiali per realizzarli, dagli utensili alle scarpe, dalle stoffe ai vestiti e agli accessori di seconda mano.
Vi si accede da via S. Gaetano alla Grotta, dietro piazza Stesicoro, dove fa angolo palazzo Beneventano, con il suo portone possente, sopra il quale, sostenuto da due angeli, si colloca lo stemma del casato raffigurante un leone e un orso in posizione eretta.
Qui si trovano per lo più bancarelle di indumenti, caratterizzati dai colori eccentrici dei costumi e delle magliette, da quelli caldi delle tuniche arabe e delle pashmine, dal luccichio dei piccoli gioielli realizzati a mano accostando coralli, ametiste, turchesi ad argento o metallo.
Percorrendo tale via, fra le musiche diverse ed il vociare incessante si incontra sempre un signore di colore, anziano, magro e pacato, il quale, con voce gentile offre la sua merce: federe di cuscini colorati, azzurri, verdi, bianchi e al rifiuto del passante augura con il sorriso sulle labbra un buongiorno.
Seguendo l’arteria si giunge in piazza Carlo Alberto, centro della fiera, zona di pesce fresco, di merluzzi, triglie, calamari, polipi, pesce spada, frutti di mare adagiati su un letto di ghiaccio e innaffiati con acqua di mare. Accanto a questi gli aromi per condirli: aglio, prezzemolo, basilico, limoni grossi, gialli, succosi, spezie ed aromi, offerti al passante dai venditori che magari intercalano qualche commento, a volte anche in versi, che descrive la merce esposta.
Vengono poi i banchi di frutta di stagione, sapientemente adagiata in forma di piramide, e le ceste di verdure, di peperoni rossi e verdi, di melanzane violacee, di pomodori indicati dai venditori con solerzia ai passanti e i banchi dei formaggi dove una voce sovrasta le altre urlando “Pepato vecchio”.
In questo periodo l’arancione delle arance rosse di Sicilia è sostituito dal verde dei fichi d’india, e dal giallo delle pesche, accompagnati dai colori forti delle ciliegie, dalla delicatezza delle fragole, dal tocco esotico di ananas. Non possono mancare neppure i meloni: essi, gialli, rossi, piccoli, grandi, angurie o c.d. cantalupi, si comprano “a prova”, ovvero dopo averne assaggiato il sapore.
La via Pacini e la via Grotte Bianche sono dominate per lo più da macellerie che espongono le carni all’aperto, le tagliano in strada, espongono ceste ricolme di uova sovrastate spesso da una gallinella di paglia. In quelle zone si trovano anche terrecotte artigiane decorate, arnesi da cucina in latta e vetri colorati.
Sia fra i venditori che fra gli acquirenti le nazionalità sono diverse: africani, asiatici, italiani di Catania e provincia, siciliani si incontrano, chiacchierano, propongono i loro prezzi, li comparano con la qualità offerta, discutono fra loro del Catania calcio o del film visto in tv la sera precedente, intessendo una vera e propria amicizia che si accresce giorno dopo giorno.
Anche i prodotti da consumare al minuto hanno la loro importanza in un contesto tanto tradizionale e folkloristico: accanto a pizzette, cartocciate, patè e cipolline, è possibile assaporare il seltz, ottima bibita artigianale in diversi gusti che vanno dal limone al mandarino verde, dal chinotto al tamarindo,  bevanda che, soprattutto in estate, riesce a far tollerare meglio il caldo catanese.
Fanno da sfondo palazzi d’epoca e due chiese: la Basilica del Carmine del 1737, che presenta una facciata di pietra calcarea con zoccolato in pietra lavica e tre navate precedute da un ampio vestibolo sormontato da tribuna, all’interno della quale si possono ammirare quattordici vetrate artistiche raffiguranti Santi carmelitani, realizzate con la tecnica medievale grisaille che, mediante l’uso della polvere di piombo sul vetro, permette la realizzazione di particolari policromi e del chiaroscuro, e la piccola chiesetta rupestre di San Gaetano alle grotte, costruita su una grotta vulcanica, con affreschi cinquecenteschi purtroppo andati quasi interamente perduti.
Sovrasta, ma senza interferire, l’Etna che dall’altro veglia su Catania.
Angela Allegria
Luglio 2009
In Katane luglio/agosto 2009

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