La Matassa di Ficarra e Picone

Battute veloci e divertenti, ricostruzione della quotidianità siciliana, gusto dei particolari in un’atmosfera che permette di riflettere su argomenti seri fra i quali anche la mafia: questi gli elementi de “La Matassa”, terzo film di Ficarra, Picone ed Avellino.
Ambientato in Sicilia, girato fra Catania, Paternò e Ragusa, propone una lite infinita fra parenti, la quotidianità di chi si deve “organizzare” per vivere, magari imbrogliando un po’, contrapposta alla ingenuità di chi è sempre vissuto nella bambagia e innanzi ai problemi ha difficoltà a reagire, e poi le risate, gli equivoci, la figura dello scagnozzo del boss pronto a fare il duro, ma che in realtà è solo un povero sciocco interpretato in maniera comica da Domenico Centamore.
Con geniale creatività i due comici siciliani sono riusciti attraverso il sorriso, anzi la vera e propria risata, ad armonizzare situazioni diverse che si intrecciano a mo di “matassa” per culminare nell’esploit finale in cui la carica emotiva esplode.
Come in tutti i film di Ficarra e Picone non può mancare la corsa sfrenata per sfuggire a qualcuno, in questo caso agli uomini di don Mimì, interpretato da Mario Pupella. Torna sulla scena dopo ben 19 anni di assenza (l’ultima apparizione era stata nel 1990 in “Porte aperte” di Gianni Amelio) l’attore catanese Tuccio Musumeci che interpreta un vecchio signorino vittima della madre despotica.
Un cast tutto siciliano con la presenza di Claudio Gioè nei panni di un analista non troppo corretto, e Pino Caruso che interpreta il prete.
Anche la musica pone l’accento sul carattere dei personaggi, che si esprimono attraverso la gestualità esasperata tipica dei siciliani e tipica anche di Ficarra, le facce espressive come quelle di Picone, il ritmo incalzante delle battute.
Incisivo l’uso del flash-back per ricostruire la vicenda e cercare di sbrogliare la matassa.

Angela Allegria

2 aprile 2009

In www.2duerighe.com

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