ATOMO SÌ, ATOMO NO. Vantaggi e rischi dell’uso dell’energia nucleare. Intervista a Fabrizio Nardo

Il dibattito sul ritorno al nucleare dell’Italia dà vita a profonde riflessioni sull’uso di tale energia alternativa, ma non ecologica.
C’è chi dice che il rifiuto del nucleare è ormai una residuo di tipo emotivo conseguente al terribile disastro di Chernobyl, chi parla di antieconomicità dell’utilizzo di tali strutture, chi sostiene che il nucleare costituisca l’energia del futuro, chi si pone problemi legati alla dispersione dei rifiuti. Non un fronte unitario, ma opinioni diverse, frutto di differenti concezioni non solo politiche.
Al fine di cercare di comprendere le dinamiche legate all’utilizzo di tale forma di energia, di percepirne i vantaggi e i rischi, abbiamo chiesto ulteriori chiarimenti ad un esperto, il dott. Fabrizio Nardo, membro del comitato scientifico Legambiente Sicilia.
D: Dott. Nardo, quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’uso dell’energia nucleare?

R: Per un tecnico parlare di nucleare è molto difficile. La propaganda messa in campo dai sostenitori del nucleare in Italia è, forse, seconda soltanto a quella messa in campo in favore degli inceneritori, i quali sostenitori preferiscono chiamare “termovalorizzatori”! Infatti, il nucleare, così come gli inceneritori, viene presentato all’opinione pubblica come una fonte energetica inesauribile, a portata di mano ed economicamente vantaggiosa. Niente di tutto ciò è vero. Si può parlare di vantaggi del nucleare soltanto se si è disposti a chiudere un occhio sulla pericolosità intrinseca alla tecnica di fissione nucleare, se si chiude l’altro occhio sullo smaltimento delle scorie radioattive e, avendo già chiuso entrambi gli occhi, dimenticarsi dei costi effettivi della produzione di energia da centrali termonucleari. Con tale premesse è corretto affermare che il nucleare presenta dei vantaggi. Vorrei quindi spendere qualche parola chiarificatrice sulle tre condizioni poste nella premessa: pericolosità, scorie ed economicità.
Pericolosità le centrali termonucleari di III generazione, quelle di cui si parla, sono tecnologicamente identiche a quelle costruite trenta anni fa. Quindi su quella classe tecnologica non è stato risolto alcun problema. L’aspetto più importante della questione pericolosità è quello del controllo dell’evento pericoloso, il cosiddetto incidente. Infatti, per sua natura le reazioni a catena, siano esse dovute a materiale fissile, siano esse dovute a reazioni radicali che chimiche, sono difficilmente controllabili. Quindi quando si verifica un incidente, seppur statisticamente poco probabile, è molto difficile controllarlo, delimitarlo e ridimensionarlo. Se Chernobyl rappresenta un caso limite e maggiormente noto, vi sono decine di altri incidenti altrettanto gravi ma con conseguenze molto più limitate. In tutti questi incidenti le squadre di pronto intervento sono composte da veri e propri kamikaze, cioè tecnici che hanno la consapevolezza di andare incontro a sicura morte, a prescindere dal risultato del’intervento. Dal punto di vista della pericolosità passi avanti saranno compiuti con le cosiddette centrali nucleari di IV generazione che però saranno disponibili non prima del 2030.
Scorie. Non esistono ad oggi soluzioni concrete allo smaltimento di scorie radioattive. I trattamenti previsti seppur costosissimi prevedono la produzione di materiali che conserveranno la radioattività elevata per circa 1000 anni, ed oltre. Le circa 250.000 tonnellate di scorie altamente radioattive prodotte in tutto il mondo sono ancora in attesa di un sito di stoccaggio permanente. In Italia dove sono presenti 250 tonnellate di materiale irraggiato e migliaia di metri cubi di rifiuti radioattivi di varia pericolosità non si è riusciti ad individuare un sito di stoccaggio permanente.
Economicità. Se si consultano gli studi ed i report pubblicati da enti superpartes come l’agenzia di rating Moody’s, o il DOE (Department Of Energy) degli USA o articoli apparsi sul WSJ (Wall Street Journal) tutti concordano della non competitività economica dell’energia nucleare, in assenza di ingenti finanziamenti pubblici. Solitamente i costruttori sottostimano i costi di realizzazione di centrali termonucleare che poi per essere completate e avviate necessitano di rifinanziamenti che fanno lievitare il costo del 100% rispetto a quello stimato originariamente. Il costo reale di una centrale termonucleare della potenza di 1,8 GW, secondo stime pubblicate sulla rivista internazionale “Power Engineering”, si aggira intorno ai 3.500 €/kW. Ben al di sopra del costo dell’eolico e confrontabile con quello del solare Fotovoltaico, con la differenza che le fonti rinnovabili non sono pericolose, non presentano problemi di approvvigionamento di combustibile, hanno costi gestionali post-chiusura trascurabili, e soprattutto sono molto longevi; una centrale FV può durare anche 50-60 anni senza costi di manutenzione significativi. Per questo motivo negli Stati Uniti non si costruiscono Centrali termonucleari da 30 anni. Occorre infine ricordare che le centrali nucleari, così come le scorie necessitano di investimenti, pubblici, per la gestione post-chiusura per circa 100 anni. Basti pensare a quelle italiane che seppur di piccola taglia assorbono ogni anno circa150 milioni di € per la gestione post-chiusura. Questi soldi sono prelevati direttamente dalla bolletta che i cittadini pagano alla tariffa A2. I costi che i cittadini sostengono per pagare la tariffa A2 e gli incentivi cip6 per gli inceneritori sono decine di volte superiori a quelli sostenuti per le FER (Fonti di Energia Rinnovabile come eolico, FV e biomassa). Di questo nessuno ne parla. Un altro aspetto poco rassicurante è costituito dai costi assicurativi che pur coprendo solo una minima parte dei rischi hanno prezzi enormi. Per i rischi più gravi se ne deve fare carico lo Stato, quindi la collettività.
D: Che impatto ha una centrale nucleare sul territorio?
R: Su questo aspetto mi permetto di fare delle osservazioni non tecniche, ma secondo me rilevanti. L’Italia è, purtroppo, un Paese dove sono presenti alcune peculiarità negative. Prima tra tutte la presenza di organizzazioni criminali che in alcune regioni hanno un reale controllo del territorio. L’Italia vanta, inoltre, una scarsa trasparenza, efficienza ed efficacia della gestione pubblica. Tale problema è alla base della scarsa fiducia dei cittadini nei confronti delle autorità pubbliche. Infine, come per il Ponte sullo Stretto vi è un concreto rischio che soltanto l’ipotesi progettuale possa avere dei costi sulla collettività senza che il progetto possa mai vedere la luce. Tutto ciò rappresenta una seria ipoteca per progetti che richiedono ingenti investimenti e un ‘elevata attenzione per i rischi di incidenti.
D: Quali forme di energia alternative potrebbero essere utilizzate in cambio di quella nucleare?
R: Le FER (Eolico, solare FV, biomasse, del moto ondoso, idroelettrico, geotermia, ecc.) rappresentano oggi gli attori principali della rivoluzione energetica in atto da circa 2 anni in tutto il pianeta. La nuova amministrazione americana ha manifestato con determinazione l’intenzione di porsi alla guida della rivoluzione energetica in corso. Questo significa che chi, come l’Italia, ha già un ritardo tecnologico sarà destinato a importare tecnologia per lo sfruttamento delle FER dall’estero. Quindi la perdita di un’occasione di sviluppo industriale pulito senza precedenti. Il ricorso alle FER garantisce anche un sistema di produzione territorializzato e diffuso in modo democratico. Il sole ed il vento sono gratuiti. Tanti piccoli produttori sparsi sul territorio significa anche ridimensionare le perdite di energia dovute al trasporto di elettricità tramite elettrodotti di lunghe distanze. Un risparmio significativo per la collettività e per le emissioni di CO2. Le imprese e le famiglie dovranno al più presto scoprire i benefici del solare termico e di quello FV. Munirsi di un impianto FV significa approvvigionarsi di energia elettrica per un periodo di almeno 50 anni. Occorre soltanto avere cura di scegliere progettisti competenti e materiali di buona fattura. Le aziende potranno acquistare competitività azzerando la bolletta elettrica. Ma anche alberghi, agriturismo, aziende agricole, officine meccaniche possono migliorare i propri bilanci munendosi di un impianto FV. Per le aziende agricole c’è anche la possibilità di sfruttare l’energia eolica. Una semplice raccomandazione: niente impianti FV a terra, tutti rigorosamente su tetti o su coperture come parcheggi e pensiline. Per quando riguarda il solare termico dovrebbero essere disincentivati gli impianti con boiler esterno. Questi oltre ad avere efficienze minori costituiscono anche un impatto visivo negativo ed evitabile.
Angela Allegria
14 marzo 2009, n.44
In www.operaincerta.it

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