La Sicilia sta a guardare?

Giuni Russo è morta ma la sua Arte continua a vivere, la sua voce ha segnato la storia della musica mondiale regalando emozioni forti, intense, incisive.
I siciliani non hanno mai dimenticato la corregionale: il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, all’indomani della scomparsa, dichiara “è morta una stella che la nostra città ha dimenticato, ma io mi opporrò a celebrazioni postume perché sono il segno dell’umana ipocrisia”.
Pino Apprendi, vice consigliere del consiglio comunale di Palermo nel 2004, esprime la propria “disponibilità a supportare qualsiasi iniziativa di prestigio che abbia come scopo il tenere desta l’attenzione e la sensibilità nei riguardi di una grandissima artista, il cui splendore rimane nei nostri ricordi imperituro e indelebile. È importante che nel nome di Giuni Russo si realizzi una iniziativa di grande valore artistico che abbia pure una significativa refluenza”.
L’Associazione GiuniRussoArte si chiede se un talento della musica italiana debba morire una seconda volta per trascuratezza, noncuranza, o semplicemente distrazione e ricorda che già dal 2003 Giuni Russo, nonostante non più in salute, si reca a Palermo perché, contattata da Federico Alessi, assistente dell’allora Direttore Artistico dei Grandi Eventi del Comune di Palermo Davide Rampello, la si invita a tenere un concerto al Teatro Massimo di Palermo. Per cause tuttora sconosciute il concerto non fu organizzato.
Maria Antonietta Sisini, presidente dell’Associazione GiuniRussoArte, compagna di vita dell’artista siciliana chiede formalmente alla Città di Palermo, città natale di Giuni Russo, l’intitolazione del Palchetto della Musica di fronte al Teatro Politeama, dove l’artista mosse i primi passi artistici, esibendosi appena dodicenne.
La GiuniRussoArte e Maria Antonietta Sisini addirittura si offrono di pagare le spese della dedicazione del monumento, e si spingono anche oltre, proponendo di realizzare a loro spese una statua in bronzo, per offrirla alla Sicilia.
La richiesta porta come data il 7 settembre 2008. Ancora nessuna risposta.
Nonostante ciò l’attivitò della GiuniRussoArte continua incessante.
A fine novembre uscirà il nuovo album postumo “Cercati in me”, raccolta intensamente spirituale all’interno della quale sono riproposti un canto popolare iracheno “Fogh in Nakal”, uno giapponese “Sakura”, mentre vengono inseriti per la prima volta la “Ave Maria” di Verdi nella versione dal vivo, una “Ninna Nanna” dedicata a Gesù bambino, e due canzoni i cui testi sono ripresi dagli studi teologici di Santa Teresa D’Avila che Giuni Russo sentiva particolarmente vicina. Essi sono “Cercati in me” e “La Settima Stanza”.
Maria Antonietta Sisini, alla vigilia dell’uscita del nuovo cd contenente 11 brani di cui 5 inediti e disponibile dal 28 novembre, parla del legame fra la sua compagna di vita e la Sicilia.

 
D: Maria Antonietta, che rapporto intercorreva fra Giuni Russo e la Sicilia?
R: Tutta l’opera di Giuni Russo è intrisa di sicilianità, anche quando l’isola non è espressamente nominata. Emblematica è la canzone “Mediterranea”, che rappresenta tutta l’anima di Giuni, ma anche “Strade parallele”, cantata in dialetto insieme a Franco Battiato, e molte altre, da “Alla luna” a “Niente senza di te”.
Giuni tornava spesso nella sua terra, dove era ed è molto amata, soprattutto dalla gente comune.
D: E con le amministrazioni dell’Isola?
R: Un’Artista vera come Giuni non ha mai voluto “inquinare” l’Arte con la politica, assumendosi sempre le responsabilità di tale scelta.
La Sicilia è piena di problemi, su questo nessuno ha dubbi. Ma il dovere dell’arte è proprio quello di sollevare lo spirito, e portarlo in altri territori. Giuni ha contribuito a dare della Sicilia un’immagine positiva, ma le amministrazioni non hanno mai avuto il tempo o la voglia di riconoscerlo.
D: Come associazione avete chiesto un riconoscimento stabile per celebrare pubblicamente l’artista siciliana. Cosa avete chiesto? A che accordi si è giunti?
R: Un’idea sarebbe stata quella di intitolare a Giuni il palchetto della musica davanti al teatro Politeama, che vide i primi passi di Giuni, quand’era poco più che una bambina. Il palchetto versa in condizioni di abbandono e degrado, e l’occasione sarebbe anche utile al recupero di un bel monumento. Abbiamo inoltrato nelle sedi competenti la nostra proposta, che non prevedrebbe spese da parte degli enti istituzionali, ma ad ora nessuna risposta.
D: Come mai, secondo Lei in concreto le amministrazioni non hanno fatto nulla?
R: Per il lassismo storico di cui parlavamo all’inizio, non voglio credere ad un ostracismo vero e proprio, Giuni non ha mai avuto nemici.
D: Che appello fa alla Sicilia, ai siciliani e alle istituzioni nella qualità di Presidente dell’Associazione GiuniRussoArte?
R: Più che un appello è una domanda: vi siete resi conto di quanta gloria Giuni Russo abbia dato, e da, alla vostra regione? Non vi sembra il caso di riconoscere ad una Grande Artista il giusto tributo? Tutt’oggi ci arrivano lettere dal Sudamerica, dall’Europa, dall’America, di gente che (potere del web) ha conosciuto la Sicilia grazie alla poetica di Giuni, l’ha amata, l’ha magari visitata da turista, sospinta dalle evocazioni delle sue musiche.
Giuni Russo è stata ambasciatrice artistica della Sicilia, senza sviolinate o derive folk, senza bisogno di oleografiche trovate o dichiarazioni ad effetto, ma semplicemente per Essenza.
Chi l’ha conosciuta davvero, tutto questo lo sa bene!

Angela Allegria

15 novembre 2008

In www.modica.info

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