Guerriglie e violazione dei diritti umani in Congo

Una delle guerre dimenticate, un posto in cui i conflitti sono all’ordine del giorno e la regola del più forte fa sì che intere famiglie siano private dei loro umili beni, del loro raccolto fatto crescere con il sudore della propria fronte e dei propri congiunti, un luogo in cui uomini che sono costretti a lasciare la propria capanna e andare a cercare altrove, ricominciare da un’altra parte, ricominciare da zero: questa è la situazione a Muhanga, in Congo.
L’assenza di un sistema di regole, di uno stato che unisca, di una polizia che tuteli il cittadino da’ vita ad una realtà fondata sul terrore, sulla sopraffazione, sull’abuso nei confronti degli innocenti.
Da tempo queste famiglie vivono nel terrore che una fazione o l’altra gli porti via quel poco che hanno guadagnato con tanta fatica.
“I maimai – scrive dal Muhanga Padre Gianni Piumatti – sono sempre qua, purtroppo non è una novità.  Il che vuol dire: ancora fucili che gironzolano ovunque, persino in casa; cibo da procurare ogni giorno, anche per chi non ha voglia di usare la zappa; dettano legge (che vuol dire assenza totale di leggi), costringono a lavori, insicurezza endemica, incertezza su tutto. 
Fortunatamente sono un po’ meno… di quel che erano prima.
La gran parte dei gruppi armati sono rientrati nelle loro varie dislocazioni; il capo Lafontaine ha scelto Muhanga come sua base, fa il generale, il capo, il giudice, l’organizzatore….
Di nuovo c’è che ora molti  gruppuscoli si sono riuniti in PARECO,  un grosso movimento politico armato. Ha fatto qua il suo congresso; porta avanti alcune ragioni anche valide; e attualmente si incontra con Kinshasa e altre autorità, proprio qua. Pesante comunque, e stressante.”
Cosa si sa in Occidente di questa situazione? Poco o nulla. Forse una guerra è più importante di un’altra? Forse alcuni uomini possono godere dei diritti fondamentali ed altri no? Forse è meglio far finta di nulla, girarsi dall’altro lato.
Riporto di seguito una lettera scritta da Padre Giovanni Piumatti, missionario in quelle zone dove non esiste lo Stato, dove la legge non viene rispettata.

 

Carissimi
qualcuno ci fa capire che non riesce a vedere con chiarezza i momenti difficili che stanno passando le nostre famiglie waibraimu, e noi con esse.
Cerco di fare una sintesi.
Molti di voi conoscete le origini di questo bel progetto “Waibraimu”.
È nato alla missione di Lukanga, in seno alla comunità cristiana.
Nel 1993, un gruppo di famiglie decise di trasferirsi per cercare nuove terre da coltivare, e ciò come risposta-proposta di pace: i conflitti a cause dei campi stavano diventando troppo pesanti per noi.  Hanno detto ciò che Abramo disse al nipote Lot: “Prima di arrivare a tensioni che ci potrebbero rovinare…,scegli tu la terra che preferisci ed io vado a cercare altrove…”
A Muhanga, la nostra Canaan, abbiamo passato dieci anni: giorni belli e giorni travagliati, anche saccheggi e guerriglie senza fine…
In un “campo di fiori”, ha detto Morena.
Si potrebbe scrivere un libro su questa tappa del nostro cammino.
Ma il paradiso non è per oggi.
Muhanga essendo ai margini dei grandi centri resta ancora il rifugio dei maimai, guerriglieri… resistenti. 
Anche questa foresta con le sue ricchezze di legname, oro, coltan… é già negli artigli dei rapaci di ogni specie e di ogni razza: con un pugno di soldi i grossi commercianti di Butembo comprano tutta questa natura.   Primo anello di una catena che passando in Rwanda arriva fino in America ed Europa…  
Il documentario sul coltan, realizzato da “reporter” dovete vederlo! Non c’è un granello di fantasia, tutta realtà: la nostra!!! E così anche qui oggi diventa difficile avere quei campi che ci hanno promesso quando siamo venuti. 
Diminuiscono i campi e crescono le tensioni, gelosie e disagi…
Durante l’ennesimo sopruso  che un gruppetto di maimai ci ha offerto, con tanto di bastonate, insulti, umiliazioni e multe…  son saltati i nervi di Mwenge, Ciril, David, Lwanzo, Alphonse, Tsopé….   Docili e pazientissimi giovani papà africani.
Basta! Andiamo a cercare altrove.
Ho sparso la voce anch’io.  P. Nerio ne ha parlato a p. Silvano…, e in poco tempo 18 nostri pionieri sono andati a Nduye, vicino a Mambasa; là p. Silvano vorrebbe riaprire una missione abbandonata durante la guerra; enormi distese di campi incolti!
Quando c’è speranza neppure 300 km di strade congolesi non possono scoraggiare.  E neppure il dover cominciare tutto da zero!
Cosa vogliono queste nostre care famiglie? Un campo, una zappa, una capannetta…,  nulla di più!
È troppo chiedere questo? Eppure per qualcuno sembra di sì.
Sono stato a trovarli nel mese di giugno: un incontro euforico. Hanno già zappato ovunque.
Mi hanno detto, “vai a dire alle nostre mogli e figli di venire…, con loro accanto lavoriamo meglio…”
Ricordate la foto che vi inviai?   Un camioncino stracolmo di fagotti, bimbi e 11 mamme, 68 in tutto…
Han fatto una tappa a Lukanga per qualche giorno, presso i parenti….
Ma ecco che scoppia  la bomba! E non ci capiamo più nulla.
Due deputati sbarbatelli, un amministratore, e chi sa quali altri…, e chi sa per quali motivi…, si son messi a sbraitare; banderuole d’un paese ancora alla deriva e di nuovo corrotto.
I nostri 18 li hanno definiti interaamwe…  Il capo locale che li ha accolti, sospeso dalle sue funzioni.
L’Amministratore di Mambasa ha sequestrato le loro carte d’identità…, imponendo loro di andarsene dalla “provincia orientale”.
Le mamme ed i bimbi non si sono arresi, hanno voluto partire comunque, per raggiungere mariti e papà.
Con due nostri camioncini sono arrivati alla barriera di Bela, che introduce nell’altra provincia, e sono stati respinti indietro…; mamme e bimbi accampati alla bellameglio nella missione di Mangina per una settimana… 
Noi intanto con la nostra Toyota, e con Gabriella, Mariagrazia, Elia, Silvia, Giuseppe e Antonello siamo arrivati prima a Mambasa…
Giorni lunghi e ingarbugliati: incontri, inchieste, controlli, giornalisti…; telefonate da Bunia, da Goma, da Kinshasa…
Il risultato é ancora stagnante sotto i nostri occhi: i 18  sono rimasti a Mambasa; p. Silvano dice che se il capo non viene reintegrato ed i 18 riportati a Nduye, lui chiude le sue scuole e se ne torna in Italia…I camioncini hanno riportato bimbi e mamme a Kimbulu, non vogliono rientrare a Muhanga!
Da due settimane son lì come in un campo rifugiati…
Uno ti loda e ti incita a tener duro, l’altro ti accusa come il peggior dei terroristi…
Due pensieri saltano fuori evidenti:
 – un governo inesistente dove tutti si intrufolano e nessuno vuol prendere la decisione…
 – ghetti e leghe, pure qua !
Quando uno non vuol guardar al di là del proprio naso e portafoglio…, quel che potrebbe esser un bel giardino variopinto e profumato diventa una pattumiera puzzolenta, in Italia ed in Africa.
Ma noi abbiamo scelto per “il giardino”: in Italia ed in Africa!

Angela Allegria

27 agosto 2008

In www.modica.info

I commenti sono chiusi.
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: