Interviene Attanasio

Quando Attanasio giunse al molo era pomeriggio inoltrato, cominciava a far buio e di goccioline sul parabrezza non se ne vedevano quasi più.
La pioggia era durata meno del previsto: un vero peccato per Attanasio che amava guardare i temporali sul mare, ne sentiva forte dentro di sé la carica, la potenza dell’acqua, l’elettricità dell’aria, i bagliori dei lampi.
Assistere ad un temporale al mare con i lampi che illuminavano l’orizzonte costituiva una delle poche attività che ancora lo entusiasmavano. Aveva, infatti, perso interesse per tutto.
Sceso dall’auto era finito in una enorme pozzanghera all’interno della quale si era copiosamente bagnato sino alle ginocchia.

“Maledizione! Anche questo! Sono davvero sfigato!” aveva urlato al vento. Si era seduto sul molo e già la sua mente cominciava a perdersi nei ricordi. Non aveva ancora trenta anni che la sua vita era un vegetare, un ozio senza meta, un alzarsi all’ora di pranzo per poi stare davanti al computer fino a tarda sera.
Si lamentava di non poter più lavorare perché non riusciva più a svolgere l’attività che aveva condotto fino a quel disgraziato 4 maggio e, in conseguenza di questo, una forte e persistente depressione si era impossessata del suo animo.
Ora la sua mente vagava, tornava ai giorni in cui con la sua aria da sciupafemmine usciva ogni sera con una ragazza diversa, alle domeniche allo stadio in curva dove incorava i cori per incoraggiare la squadra del cuore, alle notti con gli amici quando fra risa e scherzi facevano le sei del mattino, a quelle volte in cui saliva e scendeva dalle impalcature con l’agilità di una scimmia e da lì guardava di sotto con aria di trionfo.
La sua vita non esisteva più, la visione di se stesso era quella che aveva avuto fino al 3 maggio, una realtà che sapeva non poter tornare e ne soffriva.
Non riusciva ad accettare come tutto in breve tempo fosse cambiato: la festa, le ragazze, la doccia alle sette del mattino dopo la notte insonne, il viaggio verso il luogo di lavoro, il botto, il niente.
Era finito contro un pilone di cemento in pieno giorno, ad alta velocità, si pensa per un colpo di sonno. Attanasio non ricordava nulla, solo qualche diapositiva e il rumore causato dall’urto prima di perdere i sensi.
Rimasto in coma per quattro mesi si era ripreso a fatica ma, nonostante fisicamente fosse tutto apposto, non si sentiva per nulla bene.

Erano trascorsi ormai quattro anni da quando i medici lo avevano dichiarato guarito eppure egli non riusciva ad essere se stesso, essere ottimista, tornare a vivere.
Mentre pensava ai suoi guai Attanasio sentì dei passi dietro di lui: era Alberto, l’unico amico che gli era rimasto vicino in quegli anni e gli voleva bene come un fratello. Accanto a lui stava una ragazza sconosciuta. “Sapevo di trovarti qui – aveva esordito Alberto – sono passato per una cioccolata calda e per farti conoscere Lisa”.
Andarono a bere la cioccolata nell’unico bar aperto e, dopo le classiche domande per conoscersi un po’, si era giunti ad una discussione sui poteri forti che gestivano la città.
Attanasio rispondeva con ardore, guardava la ragazza dritto negli occhi, ne osservava ogni espressione. Aveva notato che con lei si poteva parlare di ogni cosa e per questo la aveva invitata a vedere i fuochi d’artificio che il giorno seguente si sarebbero svolti nel paese vicino.
Entusiasta Lisa accettò l’invito incoraggiata anche da Alberto.
Lisa era carina, piccoletta, mora, con gli occhi verdi, dolce e, come diceva Alberto, con un “cervello pensante”.

La serata della festa tutto andò bene: i fuochi erano eccellenti, il paesaggio pure. Durante i fuochi Attanasio si avvicinò all’amica e la strinse forte, a fine serata la baciò. Sembrava andare tutto bene quando Attanasio, senza che nulla gli fosse chiesto, si affrettò a precisare che fra di loro non ci sarebbe potuto essere nulla.
Lisa, che non era il tipo da storie senza sentimenti, si scostò bruscamente, chiese di essere accompagnata a casa e durante il tragitto non pronunciò parola.
Non si sentirono per giorni, poi Attanasio la chiamò e le chiese di poterla incontrare.
Si videro un paio di volte in tutto e, quando Lisa gli chiedeva di reagire, di non piangersi addosso, di andare avanti Attanasio si chiudeva in se stesso e, come un riccio, sputava le sue spine.
Quando si cerca di aiutare qualcuno che non vuole farsi aiutare si soffre, soprattutto se chi si aiuta è maledettamente ostinato!

Passò quasi un anno dalla sera dei fuochi, Lisa si era fidanzata con un altro, Attanasio la chiamava a volte per parlare, ma non si erano più visti.
Una sera in cui aveva insistito con più forza ma invano per vederla, Attanasio ricevette una mail da uno sconosciuto.

“Ciao, tu non sai chi sono. Io invece so chi sei. Ti scrivo queste poche righe non per biasimarti o insultarti, ne’ per minacciarti in alcun modo, sono sempre stato un pacifista. Permettimi almeno di dire quello che penso e soprattutto se continui a leggere questa mail, fallo senza metterti sulla difensiva, fallo come se ascoltassi una persona a te vicina che sa parecchie cose di te e che magari potrebbe darti dei consigli.
Iniziamo dal principio, da dove si inizia di solito. Un anno fa uscisti con Lisa, ti ricordi vero? Io non ero presente nella sua vita come adesso ma c’ero. E tu lo sapevi perché lei ti parlava spesso di me. Ogni volta che rientrava dopo essere uscita con te, Lisa purtroppo soffriva. Io le stavo vicino come potevo. Aveva sicuramente instaurato un bel rapporto con te anche se i tuoi comportamenti a volte erano parecchio strani. Apparivi, c’eri per un giovedì sera, per un gelato o per dei fuochi d’artifici, per una passeggiata romantica e per distrarti un po’, c’eri per ascoltarla al momento ma mettevi sempre i piedi ben avanti, almeno in questo sei stato onesto e non l’hai presa in giro.
Lei era assolutamente consapevoli che tu non avevi nessuna di intenzione di metterti insieme a lei.
Però ti piaceva, ti piaceva divertirti e baciarla, ti piaceva toccarla e ti sarebbe piaciuto e ti piacerebbe tutt’ora portartela a letto. Lei era dolce, premurosa, affettuosa, sempre carina e disponibile come è anche adesso. Lisa si sa, è una persona straordinaria, veramente magnifica.
E proprio per questo motivo non si meritava di essere trattata cosi. Per questo motivo non meritava di essere usata, e umiliata. Meriti e colpe.
Ci sono volte nella vita di un uomo in cui per forza si deve fermare, guardarsi intorno, mettersi tranquillo e aprirsi a se stesso, confrontarsi, guardarsi dentro e capire. Poi può ripartire alla grande. Ma in quei momenti che saranno al massimo tre o quattro nell’arco di una vita deve stare fermo, per riflettere. Non siamo come le donne del resto che riusciamo a fare più cose insieme. Ne facciamo una alla volta, siamo limitati e quindi ci dobbiamo fermare per farla.
Ammettilo, sei un uomo, ti devi fermare. Ammetterlo si chiamerebbe umiltà.
Ma tu non sei dotato di umiltà giusto? Altro ottimo motivo per fermarsi a riflettere.
Meriti e colpe, egoismo, umiltà.
Dicono gli antichi monaci buddisti tibetani, i Lama, che il destino o come lo chiamano loro il “Karma” ce lo costruiamo giorno dopo giorno. Secondo il loro antico ma moderno pensiero. Vige la legge della causa e dell’effetto, proprio come nella fisica. Se arriva il vento una foglia vola. E ci sono cause che hanno fatto arrivare il vento e effetti che farà la foglia nella sua nuova posizione dopo essere stata spostata dal vento. Cosi il Karma viene modificato dalle nostre azione ogni azione porta una conseguenza costruttiva o distruttiva per il nostro karma. Facendo buone azioni, o comportandosi lealmente si fanno felici gli altri, si è altruisti, si da senza chiedere in cambio nulla e contemporaneamente si riceve gioia, una gioia che da soddisfazione e ti fa stare bene con te stesso prima che con gli altri tu stai bene adesso con te stesso? Immagina una persona che per il semplice voler bene disinteressato aiuti piccoli bambini del terzo mondo, che dia loro una possibilità di vita diversa e migliore e che loro da piccoli lo chiamino “baba”. Il “baba” è felice di questo è una persona profondamente sola e a un certo punto della sua vita invecchiato e sempre più solo ritrova questi bambini, ormai cresciuti e indaffarati, che comunque lo cercano ancora, e una volta trovato gli stanno vicino fino all’ora della sua morte.
Questo è un esempio ovviamente, ma non travisare: il “baba” era sparito e sono stati i bambini dopo tanti anni a cercarlo perche volevano vederlo, perche gli volevano bene. Quella sua buona azione gli ha portato una ricompensa eccezionale. Pensaci, analizzati, riconosci i tuoi errori non per diventane vittima ne’ per umiliarti ma per imparare da essi.
Lisa adesso ha una sua vita, ci siamo stati vicino, le nostre anime si sono sfiorate in un volo leggero e profondo. Stiamo insieme e siamo felici. io mi sono sempre comportato correttamente con lei e le dico sempre tutto, ogni cosa, anche la più intima e profonda. La considero un regalo che mi ha fatto il cielo, ma un regalo vero perché anche io di belle azioni ne ho fatte poche e quindi non so se la merito completamente. Comunque la rispetto, cosa che non hai mai fatto tu o perlomeno mai più di tanto.
Spero che adesso che hai letto questa mail riuscirai a reagire alle solite emozioni distruttive che ci presenta la vita. Se vuoi seguire il mio consiglio rifletti su questo: meriti e colpe, egoismo e altruismo, superbia e umiltà e, se posso permettermi, aggiungerei anche la correttezza e la lealtà.
Sai benissimo che Lisa sta con me, che siamo lontani e tutto il resto. Se vuoi starle vicino come amico per parlare non ho nulla in contrario, se hai bisogno di una persona con cui confidarti, di una persona amica capisco perfettamente e sono profondamente convinto che Lisa è perfetta per tutto questo. Ma sii sincero e leale e soprattutto corretto con te stesso prima di tutto, con lei e con me.
Non ce l’ho con te. Vorrei fossi felice anche tu un giorno.
Riccardo Raviolo”.

“Ehi, pseudoscrittrice, sono Attanasio. Guarda che non sono io il soggetto che hai descritto in queste righe.
Io non sono questo tizio depressoide che fa soffrire chi lo vuole aiutare, io non sono depresso, non ho problemi, anzi li ho, ma non importa a nessuno se soffro. Non sono guaribile, non ho amici, non ho nessuno. Quello lì non sono io! Ma aspetta, forse, qualche dettaglio, qualche sfumatura… forse non mi è del tutto estranea… forse è il momento di cambiare”.

Angela Allegria

9 agosto 2008

In www.steppa.net

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  • Commenti (1)
    • Renato
    • 22 agosto 2008

    Complimenti amore mio…
    che tipo questo Attanasio…
    eheheheh :p

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