A scuola con Crocetta e Conticello

L’incontro con i testimoni della legalità al Liceo Classico Umberto I di Ragusa per passare dalla teoria alla pratica, dai discorsi alla vita vissuta all’interno del progetto sulla legalità si è svolto presso l’aula magna dell’Istituto mercoledì 4 giugno.
“La riflessione sul grande tema della giustizia – spiega il Preside Prof. Vincenzo Giannone – si tiene da ormai quattro anni nel nostro istituto incidendo sul nostro modo di concepire tematiche legate al nostro essere cittadini. Quest’anno abbiamo fatto qualcosa di diverso, abbiamo parlato con i testimoni, coloro che vivono la legalità. La definizione più bella di Res publica è data da Cicerone che la definisce Res populum, cosa di tutti, cosa che nessuno di noi può fingere non ci sia. Ugualmente la legalità è cosa di tutti, cosa che nessun cittadino, studente, uomo, donna può negare.”
Il passaggio dall’osservazione in aula e poi attraverso le pagine dei libri di Mazzarella, giornalista, studioso il quale ha visto che la prospettiva che auspicava nel suo “Arcipelago Palermo” scritto negli anni Novanta, ossia l’impegno corale fra città, polizia e confindustria è diventato concreto oggi, hanno permesso agli alunni di guardare al fenomeno in maniera critica attraverso diversi spunti. Esempio dei siciliani onesti, dimostrazione vivente che si può dire “no” alla mafia la figura di Vincenzo Conticello, imprenditore, uno di quelli che non ha pagato il pizzo, anzi ha denunciato e ha fatto condannare membri di Cosa nostra.
“Sono un cittadino come voi – esordisce Conticello – un cittadino che rispetta le regole. Il mio gesto nasce dall’aver sempre inquadrato il problema mafioso a livello generale, quello della violenza. La mafia non era solo quella dei film, ma quella che vedevami porta per porta, casa per casa.”
Una mafia inserita nel tessuto sociale, all’interno della quale è difficile distinguere chi è mafioso e chi non lo è se non dai comportamenti è quella che si è presentata un giorno nelle vesti di un picciotto all’interno della Focacceria di Conticello. La richiesta di soldi, l’assicurazione di vantaggi di un “si”, le intimidazioni dopo il “no” ai clienti e alla famiglia hanno fatto prendere la decisione di denunciare ciò che accadeva.
“Il 25 novembre 2005, nonostante i miei tre “no” secchi, il mafioso ritornò a chiedermi il pizzo. In quel momento mi vennero in mente mia nonna la quale prima di morire mi aveva detto che se avrei pagato una volta sarei stato schiavo per sempre, e una domanda di mia figlia, la quale un giorno tornata da scuola mi chiese se pagavo il pizzo. Stavolta non mi limitai solo a rispondere “no”, ma lo invitai a lasciare il mio locale altrimenti lo avrei preso a calci. Nel mentre il mafioso usciva si alzarono da un tavolo quattro persone che mi si avvicinarono e mi chiesero se andasse tutto bene: erano carabinieri. In quel momento vidi la mafia che usciva e lo Stato che entrava. Potevo negare, potevo dire che non era successo nulla, ma decisi di parlare, di firmare le denuncie dalle quali partirono una serie di indagini e i conseguenti arresti” continua Conticello.
Le denuncie arrivavano a decine, per conto proprio e per conto di terzi, gli arresti, le condanne del boss e dei suoi picciotti: 48 anni in totale gli anni da scontare, di cui solo 16 per il boss.
Dopo la solitudine durata ben due anni Conticello può contare su un’ondata di solidarietà nazionale e sulla amicizia di un grande amico, Rosario Crocetta, un sindaco che affianca coloro che non vogliono piegarsi alla mafia.
“In un’amministrazione normale – dice Crocetta – la Amministrazione si costituisce parte civile a finaco del cittadino che denuncia la mafia perchè i danni che essa comporta non riguardano solo il singolo, ma scatenano un danno sociale. Quando ho deciso di fare politica ho detto che qualsiasi altra attività non era compatibile con la mia. Prima ero quadro dell’Eni, da quando sono entrato in politica ho deciso di mettermi in aspettativa  non retribuita per essere libero, per non servire due padroni”.
Agli studenti Crocetta parla della manifestazione della Legalità di San Luca, in Calabria, una manifestazione nella quale da un lato stavano i veri manifestanti, dall’altro lato donne vestite di nero e bambini con cartelli contro lo Stato: erano le mogli e i figli dei mafiosi arrestati.
“La mafia – conclude – è viventata un vero sistema di potere. Non è più un cancro in un corpo sano, ma il cancro in metastasi di una società che è convolta in tutti i settori. La lotta alla madia deve essere fatta da tutti i cittadini che rinunciano al compromesso. Le nostre scelte individuali non solo ininfluenti, servono per sentirsi Stato”.

Angela Allegria

7 giugno 2008

In www.modica.info

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