Un intero popolo che non paga il pizzo è un popolo Libero

 

A un anno dal lancio della campagna “Contro il pizzo cambia i consumi”, il Comitato Addiopizzo ha presentato una lista che al momento conta 250 fra commercianti ed imprenditori che hanno alzato la testa contro il racket delle estorsioni.
Sono siciliani onesti i ragazzi che a Palermo hanno brindato per la cattura di Provenzano, siciliani che vogliono vivere nella loro terra e lottano affinché in essa ristabilisca la legalità.
Sono siciliani onesti i commercianti e gli imprenditori che hanno deciso di non pagare, di dire “NO” ai sopprusi, di non pagare.
Sabato 8 marzo a Palermo è stato aperto il primo emporio pizzo-free, primo luogo in cui si vendono e si acquistano solo prodotti di commercianti ed imprenditori che hanno aderito alla campagna antiracket.
Abbiamo chiesto ad Antonella Lombardi del Comitato Addiopizzo di Palermo qualche delucidazione. D: Sabato 8 marzo è stato aperto a Palermo il primo emporio pizzo-free. Da cosa nasce tale idea e come si sviluppa?
R: Il punto pizzo free nasce da un idea di Fabio Messina, già imprenditore di Addiopizzo in passato, (aveva una enoteca che si chiamava “Al Porto”) che ha creato e messo in funzione, nel pieno centro della città, un luogo in cui è stato possibile riunire diversi operatori economici che hanno detto no al pizzo. Il punto di forza dell’iniziativa è che adesso, per chi ha scelto di aderire alla nostra
campagna del consumo critico, sostenere con i propri acquisti questi commercianti sarà più facile, perché è possibile trovare in un unico posto prodotti diversi: dai prodotti della cooperativa Libera Terra – Placido Rizzotto che provengono dai terreni confiscati alla mafia, ai tessili della Sigma di Libero Grassi, alle magliette del comitato, agli accessori in cuoio e alle piante. Della
nostra lista sono 35 i  commercianti presenti con i loro prodotti all’interno del negozio: dai 30 iniziali, infatti,  a soli due giorni dall’apertura altri cinque commercianti hanno deciso di aderire. L’emporio si trova in corso Vittorio Emanuele 172, una zona che per noi ha un alto valore simbolico: sulla stessa strada sono presenti altri 17 commercianti della lista che hanno detto no al pizzo. A pochi passi si trova anche la Focacceria San Francesco di Vincenzo Conticello, che ha additato in un’aula di tribunale i suoi estortori, denunciandoli. Il senso dell’iniziativa è valorizzare tutte le imprese aderenti alla “lista pizzo-free” e spingere altri commercianti ad associarsi, in modo da renderli protagonisti di una svolta economica e culturale non più soli come invece era successo nel 1991 a Libero Grassi.

D: Cosa accadeva in passato e cosa accade ora quando un commerciante o un imprenditore decide di non pagare il pizzo?
R: In passato chi decideva di non pagare o di denunciare era costretto a fare l’eroe solitario tra assordanti silenzi.
Oggi, grazie anche al sacrificio di chi, come Libero Grassi, non si è piegato ai propri estortori, è possibile denunciare liberamente.
Da novembre, inoltre, è nata a Palermo Libero Futuro, la prima associazione antiracket che segue i commercianti che denunciano fino alla fase processuale, garantendo la necessaria riservatezza.

D: Come possono i cittadini dare una mano a questi commercianti onesti?
R: Scegliendo di andare da loro per i propri acquisti. La nostra campagna “contro il pizzo cambia i consumi” non è una campagna di boicottaggio, ma una lista di consumo critico. Se è possibile scegliere di non finanziare indirettamente la mafia, perché non farlo? Ad oggi 10.000 cittadini – consumatori hanno scelto con i propri acquisti di aiutare i commercianti onesti, non foraggiando, così, le organizzazioni criminali. Inoltre, secondo uno studio Eurispes,  il profitto che la mafia ricava dal pizzo ammonta a circa 10 miliardi di euro l’anno. Se non ci fosse questa zavorra il Pil del Sud Italia sarebbe pari a quello del Nord. Una “tassa” per qualcosa che spetta di diritto ai
propri cittadini e attraverso la quale la mafia di fatto afferma la propria signoria sul territorio.
Basterebbero queste cifre a ricordarci quanto in effetti il pizzo pesi sull’intero sistema economico del Mezzogiorno, costringendo ancora tanti ragazzi a cercare un lavoro fuori dalla Sicilia.

D: Al momento sono solo 250 i commercianti-imprenditori che hanno detto di  no al racket delle estorsioni, ma la lista è destinata a crescere. E’ possibile allora per i siciliani onesti alzare la testa contro la mafia?
R: Si, se si decide di non piegarsi alle clientele, alle raccomandazioni e a tutti quei compromessi che
contribuiscono ad alimentare l’illegalità. Dovremmo ricordarcelo in ogni momento, da quando andiamo a votare a quando facciamo la spesa. Soltanto in questo modo è possibile combattere efficacemente la mafia.

D: La cattura di Provenzano, gli altri arresti di membri di Cosa Nostra, l’adesione sempre maggiore di imprenditori al Vostro Comitato sono sintomi di grande cambiamento. Sintomo di gioia per il cambiamento avvenuto è dimostrato anche dalla trasformazione dello slogan iniziale (“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”) in una formulazione al positivo: “Un intero popolo che non paga il pizzo è un popolo Libero” (dove la maiuscola non è errore ortografico, ma felice allusione a Libero Grassi). Ma il pericolo è del tutto scongiurato?
R: La latitanza di Provenzano è stata coperta per 43 anni e la mafia continua a fare affari con i colletti bianchi e la politica. No, il pericolo non è affatto scongiurato, ma il nostro obiettivo è sensibilizzare quanta più gente possibile. Dallo attacare gli adesivi ai primi commercianti che hanno detto no al pizzo, con i loro nomi pubblicati nero su bianco, il nostro scopo è sempre stato quello di rompere il tabù intorno al racket, svegliare la città dal proprio torpore, scuotere le coscienze dei palermitani che dopo le stragi del ’92 hanno urlato la loro rabbia. Adesso la mafia non è più quella delle stragi ma è la prima grande azienda italiana, con 90 miliardi di fatturato all’anno.

D: Attraverso quali iniziative continuerete la vostra lotta?
R: Essendo un movimento di volontari impegnato su più fronti, le iniziative sono tante e articolate: dalle ultime nate (come il comitato Addiopizzo a Catania, o l’emporio pizzo free), fino alla pubblicazione della ricerca “Palermo: vista racket. La scuola interroga i commercianti del
quartiere”, il frutto di alcune delle attività che quotidianamente Addiopizzo fa con i ragazzi delle scuole. Con questo lavoro, infatti, sono stati coinvolti 20 istituti scolastici a Palermo e in provincia, e sono stati intervistati dagli studenti più di 800 commercianti con un questionario sul tema del pizzo. Si tratta di una ricerca che, tra difficoltà e avversità, ha prodotti dati statistici e numerici interessanti. E poi, insieme alla Fai, Confindustria Sicilia e l’Antica focacceria San Francesco,
stiamo esportando il modello del consumo critico fuori dalla Sicilia, con la manifestazione “Sicilia Libera – Cibi, sapori, prodotti e cultura pizzo-free nelle piazze d’Italia”. Dall’Italia all’Europa i commercianti che hanno detto no al pizzo mostreranno con bancarelle tipiche nelle principali piazze i propri prodotti accanto alla migliore tradizione culinaria siciliana, quella dei cibi da strada. A chi vuole seguire prossimamente le nostre prossime iniziative, diamo invece appuntamento a maggio, per una nuova, pacifica, mobilitazione. Nel popolare quartiere della Kalsa, dove sono nati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in piazza Magione, ci sarà la terza edizione della festa “pizzo free”, per unire, in un abbraccio ideale, cittadini, commercianti, ragazzi delle scuole, in un evento dove sarà possibile fare concretamente legalità e conoscerci.
Angela Allegria3 aprile 2008

In www.7magazine.it

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