Salvatore Cutolo, boss della Camorra, è stato arrestato dai carabinieri di Napoli

Caratterizzata da spontaneismo delinquenziale, la Camorra sorge agli inizi del 1800 come fenomeno urbano e si presenta sin dall’origine come organizzazione dinamica, duttile e suscettibile di cambiamenti e mimetizzazioni che le consentono di sopravvivere a reiterare repressioni.

È possibile che la Camorra sia nata prima, ma le prime notizie storiche si anno solo nel secolo XIX e precisamente nel 1820 quando essa compare a Napoli come organizzazione criminale della plebe, retta come una vera e propria setta, con un suo statuto, un suo capo e un suo tribunale.

Alla base della nascita della organizzazione camorristica vi è la percezione della violenza come unica risorsa dei ceti più poveri, nonché l’ineludibile esigenza di disciplinare e controllare l’impiego di tale risorsa. Infatti tutto il complesso delle regole – di chiara derivazione massonica – e delle gerarchie camorristiche denotano un tentativo di disciplinare, ritualizzare e gerarchizzare la violenza che cova nella plebe.

Si entra nell’organizzazione con il grado di “giovinotto onorato”, si prosegue con quello di “picciotto di sgarro” e si termina con quello di “camorrista”.

Dai tempi di Liborio Romano, il rapporto con lo Stato si configura secondo uno schema sempre uguale: l’uso da parte del potere politico della Camorra come strumento di controllo popolare, cui segue immancabilmente una fase di dura repressione: così il prete Luigi Vittozzi, capocamorra del quartiere Vicaria, è il braccio armato con il quale la prefettura giolittiana riesce ad impedire la rielezione, nel 1904, di Enrico Ciccotti (primo deputato socialista eletto nel Mezzogiorno) e nel 1906 uno dei maggiori imputati del famoso processo Cuocolo.

Anche al tempo dei Borboni i membri della Camorra venivano impiegati per risolvere i disordini insurrezionale, sotto la promessa di impunità, impunità che allo scomparire del pericolo svaniva.

La grande trasformazione si realizza dal 1970 quando da fenomeno criminale quasi folcloristico e sostanzialmente spontaneo, diviene criminalità organizzata con una struttura scientifica dell’estorsione, pianificata da Raffaele Cutolo il quale crea la Nuova Camorra Organizzata, con il reclutamento giovani leve delinquenziali dell’area suburbana.

I testimoni concordano nell’affermare che la camorra ha una struttura policentrica, senza organismi regionali come la Commissione o Cupola di Cosa Nostra. È comunque assodato che questa situazione si deve più ad una serie di contingenze storiche che all’assenza di tendenze centralizzanti.

Nonostante la forte influenza di Cosa Nostra nell’ambito degli affari e nonostante l’inserimento di alcune famiglie camorristiche nella organizzazione siciliana, la struttura organizzativa della Camorra rimane pulviscolare. Essa è costituita da un insieme di bande che si compongono e si scompongono con grande facilità.

Tale struttura è stata sostituita da modelli gerarchici solo in due occasioni e per un limitato periodo di tempo, tra la seconda metà degli anni Settanta e i primissimi anni Ottanta, quando nacquero, in contrapposizione tra loro, la “Nuova Camorra Organizzata” di Raffaele Cutolo come reazione al potere di Cosa Nostra sulla malavita napoletana, e la “Nuova Famiglia” di Bardellino, creata dai clan camorristici inseriti in Cosa Nostra. Per contrastare la prima.

Il salto di qualità nell’evoluzione della Camorra verso una logica di potere sempre più marcata si ha negli anni Settanta, quando gli stretti rapporti operativi con la mafia siciliana si estendono dal contrabbando di tabacchi al grande traffico dell’eroina raffinata in Sicilia, che ha in Napoli uno dei punti di passaggio privilegiati sulla via della droga verso gli Stati Uniti e l’Europa Settentrionale.

Ciò comporta evidentemente il coinvolgimento dei più importanti gruppi camorristici e, inoltre, la conquista di potere economico da parte degli stessi attraverso la costituzione di un numero molto elevati di fortune illecite di grandi e medie dimensioni.

Tali profitti assicurati da un’ antica consuetudine di violenza ed intimidazione, aggiunti a quelli conseguiti mediante il racket, introduce nella struttura organizzativa l’elemento dell’imprenditorialità.

“La conversione sempre più massiccia della criminalità napoletana ad un’imprenditoria di tipo mafioso e l’assorbimento di risorse pubbliche che essa comporta fanno sì che i capi camorristi vengano strettamente integrati nelle catene politico-clientelari, secondo una logica non molto dissimile da quella che aveva conosciuto la Camorra di un secolo prima tramite l’intervento politico e il condizionamento dei poteri locali” afferma Ignazio Sales in “La Camorra, le camorre” (Ed. Riuniti, Roma, 1993).

Oggi in Campania si assiste ad un’evoluzione della Camorra derivante dalla diffusione dei c.d. sistemi, dal coinvolgimento sempre maggiore di minori con conseguente abbandono delle regole d’onore.

Angela Allegria

3 dicembre 2007

In www.7magazine.it

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