Contro il racket delle estorsioni: l’impegno del Comitato Addio Pizzo di Catania

“Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Questo è lo slogan, linea guida del Comitato Addio Pizzo, nato a Palermo nel 2004, presenta a Catania dal 2006. Esso esprime palesemente l’obiettivo che i membri del Comitato si propongono: contrastare il fenomeno diffuso del racket delle estorsioni.

Un fenomeno quello del pizzo che non coinvolge solo commercianti, ma anche artigiani, professionisti.
Esso costituisce un vero e proprio “costo di impresa” pagato dal produttore, ma che viene scaricato anche sui prezzi diminuendo il potere d’acquisto della collettività. In tal modo anche il semplice consumatore si trova, quindi, a dovere pagare il pizzo.
Si legge ne Il manifesto del cittadino/consumatore: “A fronte di questa realtà, alcune decine di cittadini, il 29 agosto del 2004, in occasione del tredicesimo anniversario del vile assassinio di Libero Grassi, hanno intrapreso e lanciato una campagna di sensibilizzazione con adesivi di diversi formati, con lenzuola sui ponti e con azioni analoghe, al fine di condurre una “guerriglia comunicativa a bassa intensità”contro il pizzo.
Facendo leva sull’amor proprio di ogni siciliano, la campagna vuol favorire l’emergere di una nuova coscienza critica su questo problema e si pone l’obiettivo di erodere il consenso di cui gode la mafia nell’estesa zona grigia della nostra società.”
Abbiamo pensato di fare alcune domande ad alcuni membri del Comitato Addio Pizzo di Catania.
 
Come nasce la vostra organizzazione e quando?
Il comitato Addiopizzo Catania nasce a giugno del 2006. Alcuni ragazzi del comitato di Palermo organizzarono un incontro nella nostra città per raccontare la loro esperienza. Decidemmo di seguire il loro splendido esempio e la notte del 29 giugno andammo in giro per le vie del centro di Catania ad attaccare degli adesivi listati a lutto, con la scritta “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, proprio come fecero i ragazzi di Palermo 2 anni prima.
Tre mesi dopo iniziammo ad organizzare banchetti informativi presso varie manifestazioni cittadine per far firmare il “Manifesto del cittadino/consumatore”.
 
“I catanesi non vogliono la mafia”. Questa frase è scritta nel vostro  sito. Seguendo tale linea quali sono le vostre attività?
Il comitato opera sostanzialmente su due fronti: il progetto sul consumo critico, che mira a creare una rete commerciale libera dalla mafia e il progetto scuole, finalizzato alla sensibilizzazione dei
giovani verso il tema del “pizzo” e della mafia, affinché lo studente intraveda una valida alternativa alla cultura dell’omertà e della rassegnazione. In tali incontri, siamo puntualmente accompagnati da: un membro delle associazioni antiracket, un magistrato ed un imprenditore che ha regolarmente denunciato i suoi estortori.
 
Avete dimostrato la Vostra  solidarietà ad Andrea Vecchio. Vuole parlarci  della situazione del pizzo a Catania?
La signora Adriana Guarnaccia, pres. dell’Asaec, durante un incontro avuto con Andrea Vecchio, gli aveva comunicato la nostra volontà ad incontrarlo e lui era ben lieto di
conoscerci. Abbiamo contattato telefonicamente il geom. Andrea Vecchio dimostrandogli la nostra soliderietà e lui ci ha autorizzati ad esporre nei suoi cantieri i nostri striscioni che esprimono la solidarietà al caso cosedil.
L’imprenditore ci ha sottolineato, quanto sia per lui importante fare informazione nelle scuole, far capire alle nuove generazioni che un’alternativa al predominio mafioso, esiste!
Anche quest’anno partirà il progetto scuole e non appena partiremo, contatteremo sia il geom. Vecchio che gli altri imprenditori che nella nostra città hanno avuto il coraggio di dire: IO NON PAGO!
 
In alcune manifestazioni promosse dal Vostro Comitato stato presente il Sindaco di Gela, Crocetta.  In che misura il suo impegno collaterale al vostro?
L’onorevole Crocetta è stato invitato il 29 giugno al dibattito che abbiamo organizzato in occasione del nostro primo anno di attività. Il titolo del dibattito era: “L’isola che non c’è, la Sicilia libera dal pizzo”.
In quell’occasione spiegò con quali provvedimenti la sua amministrazione combatte il racket delle estorsioni nei lavori pubblici;come ad esempio annullare l’appalto quando tutte le ditte si presentano con lo stesso ribasso d’asta o quando le stesse assegnano i sub-appalti alla stessa ditta.
 
Le vostre lotte future?
Presentare alla città la commissione di garanzia, la quale segnalerà ai cittadini-consumatori, quali negozi non finanziano la mafia. Quotidianamente, aumentiamo la popolarità del nostro comitato affinchè l’iniziativa sia sempre più incisiva sull’economia locale. Da non dimenticare il nostro impegno di sensibilizzazione nelle scuole.
 

Angela Allegria
24 ottobre 2007

In www.modica.info

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