Per la prostituzione l’Osservatorio propone 32 soluzioni

I sindaci di nove Comuni della zona Sud Milano che hanno chiesto l’intervento del prefetto Gian Valerio Lombardi perché ritengono “la situazione è insostenibile”.
L’accaduto non può non far riflette sulla questione della prostituzione: da un lato un problema di ordine criminale, la violazione dei diritti umani, dall’altro l’esigenza di riconoscere e tutelare i diritti delle c.d. lucciole.
“Solo nel mese di settembre –  spiega l’assessore alla Sicurezza di Milano – la polizia municipale ha inflitto ben 217 multe ai clienti delle prostitute adescate sulle strade milanesi, a seguito del controllo di 796 veicoli e 818 persone”.
Il vicesindaco Riccardo De Corato dichiara al Giornale: “La questione va risolta con modifiche legislative. E la vicenda di viale Abruzzi, con le prostitute che minacciano addirittura il ricorso agli avvocati, rende quanto mai necessario vietare la prostituzione per strada, come da tempo richiede il Comune. Un divieto, però, che preveda un doppio regime sanzionatorio, sia per i clienti, sia per le prostitute, con pene progressive in caso di reiterazione del reato”.
Ma è bene ricordare che è vietato lo sfruttamento della prostituzione, non la prostituzione in sé, come stabilito dalla legge n. 75 del 20 febbraio 1958, la c.d. Legge Merlin. Con essa si è voluto depenalizzare il reato di prostituzione nel caso essa sia esercitata privatamente, eliminare quella esercitata nelle c.d. case chiuse, fino ad allora controllate dallo Stato, e assegnare rilevanza penale a tutte le attività collaterali, tra le quali lo sfruttamento e il favoreggiamento alla prostituzione.
Esiste comunque una lacuna legislativa non indifferente sul fenomeno. Con riferimento poi alle straniere addirittura si configura il reato di tratta di esseri umani. 
Le vittime vengono reclutate direttamente dagli organizzatori e dai gestori del traffico, mediante l’utilizzo della violenza, del ricatto e dell’inganno, per rispondere alla domanda di mercato dei paesi di destinazione. Secondo i dati dell’Osservatorio sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa connessi, presieduto dal sottosegretario all’Interno Marcella Lucidi, sono stati 4370 le persone denunciate in Italia nell’anno 2005 per reati inerenti alla tratta e alla prostituzione.
Di questi 384 sono stati denunciati per riduzione in schiavitù, 335 per prostituzione minorile, 527 per pornografia minorile, 225 per detenzione di materiale pedopornografico, 111 per tratta e commercio di schiavi, 2706 per prostituzione.
L’Osservatorio afferma che:
• la prostituzione si manifesta come un fenomeno disomogeneo con differenze da città a città;
• la prostituzione su strada non è presente in tutti i centri urbani italiani;
• laddove, però, è largamente praticata, la prostituzione su strada determina allarme e disagio tra la popolazione;
• dove la prostituzione in strada è preponderante si evince un forte legame tra prostituzione e immigrazione;
• in alcune città la prostituzione su strada è, invece, “inesistente”;
• in altre, infine, cede il posto al dilagare della “prostituzione al chiuso”;
• le nazionalità delle donne che si prostituiscono su strada sono le stesse ovunque, così come le organizzazioni criminali che gestiscono i traffici e si spartiscono il territorio.
Un fenomeno complesso quello riguardante la prostituzione, nel quale il rapporto vittima-carnefice, è solo la punta di un iceberg, sotto c’è molto di più.
Per affrontare il problema l’Osservatorio propone 32 soluzioni.
Fra esse si legge che l’Osservatorio ritiene – pur non senza preoccupazioni – che si possa escludere la prostituzione da alcuni luoghi pubblici, previamente stabiliti in via generale, quando la tutela di interessi comuni a tutti diventi prevalente (i luoghi abitualmente frequentati dai minori, i luoghi di culto, i luoghi di cura). Non configurando la violazione come reato ma applicando una sanzione amministrativa pecuniaria alla prostituta e al cliente. In altri luoghi pubblici specifici (strade, piazze, parchi…) dove può prodursi conflitto o tensione sociale, occorre agire, innanzitutto, con una politica di mediazione, attivando le competenze e la collaborazione di tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, verso più direzioni possibili (e con maggiori vantaggi).
Il Ministro Amato promette una regolamentazione normativa mediante decreto legge.

Angela Allegria
11 ottobre 2007
In
www.7magazine.it

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