Sindrome da abbandono: caratteristiche peculiari di un disturbo psicologico. Intervista a Italo Conti, psicologo e psicoterapeuta

In una società sempre più frenetica si pone spesso l’accento, fermandosi a riflettere, sulle questioni di carattere psicologico, situazioni le quali, in misura maggiore o minore, coinvolgono sempre più soggetti.

Quante volte da piccoli si è sofferto per la mancanza di qualcuno, magari della madre che esce per andare a lavorare? Studi di psicologia hanno dimostrato che casi del genere, ad esempio, possono avere ripercussioni anche da adulti.

Chiediamo al dott. Italo Conti, psicologo e psicoterapeuta.

Dott. Conti, cosa intende Lei per sindrome da abbandono?

Per sindrome da abbandono si può intendere un insieme di sensazioni di disagio, che vanno dal semplice fastidio all’angoscia forte, alla depressione intesa in senso psichiatrico.
Seguendo J. Piaget, tutto potrebbe nascere da qualcosa che lui chiamava la “permanenza dell’oggetto”: in età molto precoce, il bambino si rende conto di non essere autosufficiente, e che dipende per ogni cosa dall’ “oggetto” adulto, il quale c’è e non c’è.
In altri termini, quando il bambino può percepire la presenza della madre, è rassicurato perchè ha imparato che lei si occupa di lui; se però la madre “scompare”, cioè si sposta fuori della percezione del bambino, allora nasce la crisi, l’angoscia, ed il bambino piange, fin quando o non viene rassicurato dalla madre, o non realizza che l'”oggetto” permane anche se lui non lo vede/sente; cioè fin quando non supera una delle fasi precoci dell’infanzia, ed entra nella successiva.
Questa grande paura rimane probabilmente nel ricordo, e le emozioni possono risvegliarsi anche da adulti, quando l'”oggetto” verso il quale si è strutturata una dipendenza affettiva, “scompare”.

Quali sono i fattori da cui essa può dipendere?

I fattori da cui può dipendere, sempre a mio parere, sono essenzialmente due: 1) l’incompiuta costruzione della fiducia in sé stessi (non che io pensi che questa costruzione possa essere ultimata, credo che rimanga in fieri, e non (mi) auguro di incontrare persone che invece credano di averla finita; ma nello sperimentare la vita, si dovrebbe imparare che in genere si può avere fiducia nelle proprie possibilità, e che ogni sbaglio è un’opportunità per apprendere, piuttosto che per criticarsi), e 2), come corollario, la convinzione più o meno consapevole che solo delegando le responsabilità e i problemi a un altro si riesca ad andare avanti.
Per sintetizzare, chi subisce i danni maggiori da un abbandono dovrebbe essere la persona che non ha imparato a fidarsi delle proprie capacità, e dipende (preferisce dipendere) da altri per superare le avversità della vita.

Come si manifesta?

Si manifesta, come ho scritto più sopra, con emozioni e comportamenti che possono andare dal semplice disagio (mi è mancato un appoggio fondamentale, sto giù, ma aspetto che passi, oppure cerco un nuovo papa…) alla disperazione più nera, al sentirsi privi di una parte di sè, al perdere il piacere di vivere (senza lei/lui la vita non ha colori; come diceva una vecchia canzone francese “les jours, les nuits, pur quoi, puor qui? Et le matin qui revient pour rien”..), in poche parole, alla depressione.

A cosa può indurre?

Può indurre a comportamenti o costruttivi, o  di attesa, o distruttivi (auto e/o etero); dipende, appunto da come si manifesta.

Cosa consiglia personalmente per superarla?

Per superare il disagio di un abbandono, secondo me sono utili sia programmi a breve, che a medio termine.
Per programmi a breve, intendo tutte le iniziative orientate a combattere la tendenza a soffrire più del necessario, quindi per esempio il costringersi a fare, anche se non se ne ha voglia, tutto ciò che si faceva “prima” con lei/lui, con altri o da soli; andare al cinema da soli a vedere un film comico si può. In altre parole, a comportarsi “come se” fare qualcosa ci piacesse o interessasse. L’appetito vien mangiando…
A medio termine, mi pare in alcuni casi indispensabile programmare per andar oltre i fattori di cui sopra, cioè capire e incrementare il livello di autostima e autonomia, e di conseguenza ridurre la dipendenza non solo affettiva ma anche operativa nei confronti di altri. Insomma, crescere.

 Angela Allegria
16 marzo 2007
In www.7magazine.it

La foto: Valentina Nicotra, L’abbandono, olio su tela.

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  • Commenti (18)
    • max
    • 7 ottobre 2009

    ciao ho un figlio di 15 mesi che da 20 giorni va all’asilo ma propio non vuole andare non so piu che farre

    • angelaallegria
    • 7 ottobre 2009

    Ciao, mi dispiace, non so che dirti. Posso consigliarti di rivolgerti ad un esperto che può consigliarti. In bocca al lupo!

    • priscilla
    • 18 gennaio 2010

    salve sono una mamma di 4 figli
    per un periodo di 6 mesi mi è stata affidata un bambino di appena 40 giorni.
    a sette mesi e mezzo la famiglia adottiva ha portato via il bambino con l’inganno e su consiglio della psicologa in appena 48 ore. poi c’è stato detto che non potevamo più vedere la bambina per i successivi 3 o 4 mesi.
    mi chiedo se, oltre al danno enorme arrecato alla mia famiglia,la bambina possa risentire ora o in futuro dell’abbandono costretto a subire.
    aggiungo che il bimbo è molto tranquillo e questo mi fa paura perchè temo che lui si tenga tutto dentro come una bomba inesplosa
    grazie

    • angelaallegria
    • 8 febbraio 2010

    Buonasera,
    credo che in ogni caso non si possa sottrarre con l’inganno un bambino ad una famiglia, anche se per il suo bene, si dovrebbe motivare ed abituare gradualmente il bambino al distacco, lasciando comunque, a mio avviso, un certo contatto con la famiglia.
    A volte gli psicologi pensano solamente al “bene” del minore, ma non si rendono conto dei sentimenti, quelli suoi verso il bambino, e quelli del bambino verso di lei e la sua famiglia.
    Non so se possa soffrire di sindrome da abbandono, ma la mancanza credo la senta, come la sente lei.
    Però è anche vero che i bambini sono più forti di noi adulti a metabolizzare e questo è un bene.
    Cosa posso consigliarle? Chieda di poter incontrare il bambino alle autorità competenti e alla famiglia adottiva, non credo glielo possano negare.
    In bocca al lupo!
    Angela

    • sara
    • 19 febbraio 2010

    Salve, sono una ragazza di 27 anni e temo di soffrire, non so in quale misura, della sindrome di abbandono. Capita a volte, infatti, che ho crisi di pianto che non riesco a spiegare razionalmente, ma che esistono, anche solo per un futile motivo, quale può essere quello di non ever potuto sentire al telefono il mio compagno prima di andare a dormire..
    Sento che in parte risco a spiegare questo stato di cose con il fatto che non ho una autostima abbastanza forte e so che nella mia vita ho fatto spesso scelte “più facili” o in una certa misura orientate ad accontentare gli altri. Ed ora mi sento un po’ frustrata da ciò, ma il fatto che stia terminando gli studi e che quindi ancora non sia indipendente economicamente, non mi permettono di coltivare i miei interessi come vorrei.
    Secondo lei queste mie crisi e angoscie sono relatove appunto al fatto che non mi sento abbastanza fiera di me stessa?
    Grazie, buon lavoro.

    • angelaallegria
    • 19 febbraio 2010

    Cara Sara,
    capita a tutti di avere dei periodi nei quali si piange per delle cose apparentemente futili, ci si commuove per ogni cosa, non so da cosa dipendano, ma accadono. Purtroppo non ci si può fare nulla, solamente evitare di prenderli troppo sul serio imputandoli a sintomi di qualcosa di grave.
    Sono appunto dei periodi e, lo sai anche tu, passano.
    Io ho quasi la tua età e posso dirti che ci sono capitata spesso, come so che è possibile che riaccadano, è una questione di ipersensibilità credo.
    Non drammatizzerei.
    Il problema mi sembra piuttosto un altro: hai detto che hai spesso fatto scelte orientare ad accontentare gli altri.
    Come mai? Perchè non sapevi cosa volevi o perchè non volevi deludere i tuoi genitori, i tuoi amici?
    Io penso che se non siamo noi a prendere le nostre decisioni qualcuno le prenderà al nostro posto e questo non è giusto.
    Difficile è scegliere, decidere della propria vita e del proprio futuro, ma proprio perchè si tratta della “Nostra” vita, del “Nostro” futuro, tocca a noi orientarci, prendere le decisioni che riteniamo più giuste, secondo la Nostra coscienza, secondo i Nostri gusti.
    Gli altri capiranno, anche se non subito a volte, ma capiranno quando ci vedranno felici.
    Si può anche sbagliare, ma se ciò accade sappiamo che la colpa sarà nostra e non degli altri e questo mi sembra sia davvero il massimo.
    Parlavi di autostima, se posso permettermi, io non metterei la questione sulla mia “perfezione” o meno, sul fatto di vedermi in un certo modo piuttosto che in un altro.
    Siamo noi i più severi giudici di noi stessi, siamo noi che stentiamo ad assolverci anche quando sappiamo di aver dato il massimo.
    Quante volte all’università non ti è capitato di prendere il massimo e poi di ripensare: “Ma potevo dire ancora questo, potevo aggiungere quell’altro”, no?
    Penso, cara Sara, che dovresti giudicarti di meno ed ascoltare di più il tuo cuore, chiederti cosa vuoi davvero, quali sono i tuoi interessi, cosa vuoi per te stessa.
    Insomma, devi provare a volerti più bene, a fidarti di Sara, a non relegarla ad un contenitore che assorbe tutto, che vuole cambiare per non scontentare gli altri.
    Coloro che ti amano lo fanno per quella che sei, non per quella che vuoi essere per loro, altrimenti non è amore, fidati, ma una sottospecie di affezione ad un soggetto che si vuole costruire artificiosamente.
    La realtà è un’altra, è la vita, quella che si vive giorno per giorno, nella quale si lotta, si gioisce, si piange, si ride, si pensa, si ama.
    C’è chi dice sia un foglio bianco, ma i colori devi sceglierli tu!
    In bocca al lupo, cara Sara!
    A presto!
    Angela

    • Rita
    • 15 marzo 2010

    Salve, credo anch’io di soffrire di sindrome d’abbandono.
    Credo che la cosa derivi da alcuni episodi della mia infanzia…anzi forse in toto dalla mia infanzia.
    Ho avuto una famiglia-non famiglia molto particolare. Mio padre, con annessa sindrome maniaco depressiva faceva in casa mia il bello e il cattivo tempo…in tutti i sensi.
    Però a dispetto di tutto io gli volevo bene. Mia madre era troppo debole per negargli qualsiasi cosa…e , dato che lui non sopportava di vedere dei bambini mentre mangiava, io e il mio fratellino siamo stati costretti per anni a consumare i nostri pasti in sedi separate…il più delle volte accampati in cameretta in due in una stretta scrivania oppure apparecchiando su una scatola, seduti su seggiole di legno. Devo dire che a caldo non ne ho sofferto più di tanto…diciamo che è forse più il ricordo di ciò, adesso, che mi provoca forte angoscia.
    Quando poi ero molto piccola, mia sorella mi ha fatto da madre, ma quando di stare a casa non ne ha potuto più, se n’è andata, lasciandomi sola. Mia madre non era in grado di occuparsi di noi, ne di occuparsi della casa, ne di difenderci dalle manie distruttive di mio padre.
    Insomma stare in casa era un continuo e insensato pericolo. Credo di avercela molto con lei per avergli permesso tutto quello che ci ha fatto. Alla fine però lei ha troncato, soltanto perchè lui l’aveva tradita. C’è anche da dire che per anni e anni siamo usciti di casa unicamente per andare a scuola e in chiesa.nIENTE PARCO GIOCHI, NIENTE AMICHETTI. NIENTE DI NIENTE. Poi lui se n’è andato e lei ha provato a fare la madre normale, con scarsissimi risultati. in seguito se n’è andata anche la nostra salvatrice, mia nonna, morta di trombosi. Dopo questi avvenimenti ho sofferto di dipendenze affettive. Non appena trovavo una persona per cui sentivo affetto ecco che diventava più importante del necessario e che avevo gelosia, paura di perderla ecc….questo col tempo è migliorato, ma il terrore di perdere le persone che amo è sepre presente. Ora sto con un ragazzo che amo molto…solo che spesso gli mostro un gran brutto lato di me, avendo crisi se lui ecide di non stare con me, di non dormire con me…Non voglio mostrargli questo, proprio no. perchè lo stimo e , sapendo che lui stima ME, NON DESIDERO ASSOLUTAMENTE che lui perda questa stima, questa fiducia…
    Io sono di mio una ersona che sa di valere, ma quando si tratta di emotività…divento una bambina angosciata e frigno e faccio e dico cose insensate…totalmente…
    Se saprà dirmi che fare, di sicuro mi avrà capita e allora sarà capace di inventare qualcosa di sensazionale, tipo che so la cura contro il cancro!🙂 dimenticavo, ho 22 anni…
    La ringrazio e mis cuso se ho fatto tant errori, ma scrivere queste cose mi ha fatto vedere poco e niente tra le lacrime…

    • angelaallegria
    • 17 marzo 2010

    Cara Rita,
    capita a tutti di essere gelosi delle persone che si hanno accanto, di temere di perderle e di irrigidirsi per tenerli vicino. Capisco la tua storia, ma, a mio avviso, se vuoi davvero che le cose vadano bene col tuo ragazzo devi provare a moderare la gelosia, devi controllarti a tutti i costi, altrimenti lo perderai davvero prima o poi.
    E’ difficile, lo so, ma devi farcela, o, almeno provarci e, piano piano, sono sicura ci riuscirai!
    Adesso sei una donna: puoi decidere tu cosa fare. Le sofferenze passate ti hanno reso forte, adesso pensa ad andare avanti e, credimi, se ami qualcuno non puoi mai perderlo!
    Angela

    • Nina
    • 29 marzo 2010

    Ciao, ho 27 anni e anch’io soffro di sindrome d’abbandono…
    Dunque vi risparmio tutta la storia della mia infanzia perchè ci vorrebbero ore, cmq in breve da piccola ho avuto un padre assente per molti anni e mi sono sentita abbandonata parecchie volte da lui, e anche da adulta mi ha dato parecchie grandi delusioni tanto che ora i rapporti sono+o meno inesistenti; in + il mio 1 amore era un uomo sposato e molto+ grande di me con cui sono stata per 3 lunghi anni di tira e molla continui, in cui son state+lacrime che gioie e anche da lui ho subito tanti abbandoni, appariva e rispariva di continuo e tutto ci mi ha lasciato altre cicatrici ancora+profonde.
    Dopo di lui solo storie passeggere princilpamente basate sul sesso e l’attrazione fisica, non mi fido di nessun uomo sin da piccola e penso siano tutti uguali – che prima o poi ti lasciano sempre sole – , e quasi due anni fa, dopo l’ultima delusione con un ragazzo con cui son stata 6 mesi decido di chiudere totalmente e divento+casta e chiusa di una suora.
    L’anno scorso, dopo aver subito un brutto incidente che mi ha tenuto ferma per 1 po e dopo l’ennesimo “tradimento di fiducia” da parte di mio padre, inizio a soffrire di attacchi d’ansia e panico e soprattutto mi butto cosi giù che cado in una vera e propria depressione.
    Risalgo con tanta fatica e dopo mesi di cura, anche grazie all’aiuto di un mio collega di lavoro che conoscevo già da 1 anno ma con cui approffondisco l’amicizia solo+tardi…Lui è dolce,prottettivo e premuroso con me, riesco a confidarmi e parlargli di tutto (anche di cose mie private che le mie amiche di anni non si immaginano nemmeno), mi fa sorridere e cerca sempre di tirarmi su il morale, è lui che mi porta da uno specialista, mi incoraggia, mi sgrida,mi sprona, mi fa aprire il cuore, mi accoglie in casa sua dove anche i figli e la moglie diventano una seconda famiglia, si prende cura cosi tanto di me da diventare il mio punto di riferimento prottettivo e affettivo che ho sempre sognato di avere e anche se+ vecchio di me di soli 8 anni lo vedo come una sorta di padre/fratello maggiore.
    Solo che poi ci allontaniamo, perchè d’inverno io lavoro nella mia città di nascita e solo 7 mesi l’anno nella sua,e con la distanza inizio a soffrire della cosidetta “sindrome d’abbandono”…
    Ne sento terribilmente la mancanza,inizialmente sembra nostalgia normale,ma poi lo stacco è veramente forte per me, lui è sempre+incasinato con gli impegni il lavoro la famiglia e non si fa sentire spesso ma mi fa capire che per me c’è sempre quando ho bisogno,ci vediamo raramente e io in pochi mesi divento ossessiva, paranoica e assillante…lo tartasso di messaggi,mail e lo cerco tutti i giorni, se non risponde lo accuso ingiustamente di trascurarmi, ho sempre in continuazione paura di perderlo, una paura cosi disperata di essere abbandonata da lui che rovina il rapporto…inizio persino ad essere gelosa di alcune sue nuove amicizie femminili molto solari e allegre, lui mi chiede se sono innamorata di lui ma non lo sono e glielo chiarisco. Non lo sono perchè sono sicurissima di non volere niente di+ ke affetto fraterno da lui e perchè non provo nessunissima attrazione fisica…e la mia gelosia nasce solo dalla paura di essere esclusa o messa da parte per qualcuna migliore di me o + adatta come amica o sorella, per la mancanza di fiducia in me stessa e per la mia disperata paura dell’abbandono che, come dice il mio psicoterapeuta, è proprio quella che fa scatenare l’abbandono…
    Lui ci prova in tutti i modi a farmi capire che mi vuole bene davvero tanto, che mi è sempre vicino nonostante la distanza,che ci tiene a me,. e tutte le volte che parliamo e chiariamo sembra lo capisco,ma poi ritorno per ogni piccola cosa ancora a rovinare tutto, ad essere ossessiva e assillante,a trasmettergli le mie paranoie assurde e a comportarmi come una bambina, persino ferendolo nei momenti in cui litighiamo..
    Poi dopo l’ennesima volta in cui ho esagerato all’inverosimile, lui esasperato mi ha detto che il ns.rapporto di amicizia è chiuso, di non cercarlo mai +altrimenti avrebbe cambiato numero e di lasciarlo per sempre in pace perchè ormai ha esaurito la pazienza e non posso fare+niente…
    Io sto malissimo…sto andando avanti lo stesso per la mia strada, ho tante cose e commissioni da fare, altre amicizie etc ma non riesco a perdonarmi per aver perso la mia + grande amicizia…Mi sento in colpa per averlo fatto stare male,perchè so che quando io soffro lui soffre, per averlo esasperato cosi tanto quando lui ha già 1 vita molto complicata e incasinata e per essermi comportata come una stupida ogni volta …
    Inizialmente non mi rendevo conto che ero io che mi causavo gli abbandoni da sola, per è veramente così, sono io che li provoco, come se volessi una riconferma del mio destino e del mio non valere niente per gli uomini imparato quando ero piccola…Ecome se al mio migliore amico avessi dato un ruolo troppo grande di padre, un ruolo che per gli ho imposto io e non è giusto…
    Ora lo so, ho ripreso da poco la psicoterapia che avevo mollato 1po di tempo fa e voglio fare di tutto per cambiare guarire da questa nevrosi e stare meglio, perchè mi rendo conto che questo non è un modo sanodi vivere i rapporti …ma non so se potr mai recuperare la sua amicizia, non so se mi potrà mai perdonare e questa cosa mi fa stare davvero male…tra poco torner a lavorare dove lavora lui per tutta la stagione…L’unica cosa che posso fare e sto già facendo è ovviamente accettare le sue giuste scelte e non cercarlo mai più, ma non riesco ad immaginare di non poterci+parlare,ridere e scherzare, di vederlo freddo o di essere trattata come un’estranea…Intanto spero di guarire mi voglio impegnare a farlo…Ma come si potrà recuperare l’amicizia che ho perso? Grazie dell’attenzione e a presto

    • angelaallegria
    • 30 marzo 2010

    Cara Nina,
    non penso che l’amicizia sia irrecuperabile, ma devi essere tu a cambiare completamente il rapporto, in ogni caso a non ossessionare il tuo amico.
    Prova a metterti nei suoi panni e, se davvero ci tieni, come si sente, cerca di mettere da parte l’ossessione e fidati di lui: l’amicizia vera non può finire, può cessare solo se viene soffocata o se non è vera.
    Tutti abbiamo paura di perdere le persone care, ma solo alla morte non c’è rimedio, megli altri casi ci si deve migliorare, impegnare, insomma si deve cercare anche di limitarsi per non soffrire maggiormente.
    In bocca al lupo!
    Angela

    • N3urO
    • 31 marzo 2010

    Ciao io mi chiamo Marco.( TEMA DIFFICICE ) Da quanto ho ben capito dunque,la sindrome di abbandono deriva da una mancanza anche affettiva e della azzanza della mamma o del papa’ o di entrambi i genitori.Credo che sia il rislutato di fattori” causa ed effetto ” che travolgono il bambino nella sua adolescenza.Quindi piu’ viene a mancare la presenza affettiva e la pesenza delle figure genitoriali attorno al bambino, intese anche come sicurezza, protezione,amore,educazione,cose queste importanti,e maggiori sono le cause che scatenano l’effettto di questa sindrome di abbandono,inquanto il bambino non riesce percepire l’immagine di una du modello di famiglia, inteso ( figlio mamma e papa’). Ovvio che in assenza di queste caratterische fondamentali per la vita di un bambino nella sua fase adolesceziale,portano ad avere queste forme di abbandono,inquanto il bambino stesso si sente abbandondanto dalla figura genitoriale,percependo tutto cio’ come se il genitore o i genitori non gli volessero piu bene,o non gli hanno mai voluto bene, non avessero cura o amore per lui.Quindi intorno al mabino si costruisce un mondo di paura,di tristezza,di insicurezza,dove da una parte il bambino tende a vittimizzare la sua vita e dall altra tende a chiudersi in se stesso.Tutti i bambini tendono piu’o meno a fare la vittima perche’hanno bisogno di essere coccocali,amati,capiti.Il ruolo della figura genitoriale e’ fondamentale e difficile senza ombra di dubbio per la crescita del proprio figlio,come e’ fondametale che ogni bambino abbia uno status-quo’ingrado di dargi sicurezza,amore,affetto ed educzione.Concordo pienamente con lo psicologico e psicoterapeuta Italo Conti,che in questi casi sono necessari interventi mirati a piccolo e a medio termine.
    Un ringraziamento ad Angela per aver dato spazio dovuto a questo tema come spunto di riflessione e per avermi delucidato tramite l’intervento di un esperto.

    CIAO DA MARCO..

    • angelaallegria
    • 31 marzo 2010

    Grazie a te Marco! A presto, un bacio!

    • Elisa
    • 8 aprile 2010

    Vi si para davanti una ragazza di 20 anni che da quando ne ha 6 soffre di questo problema.
    Ci terrei a precisare che ancora adesso, non riesco a stare da sola se non grazie a psicofarmaci.
    Ho letteralmente paura che la gente che amo scompaia, che non torni più anche se so che è letteralmente impossibile.
    Ormai sono disperata, non posso vivere la mia indipendenza.

      • angelaallegria
      • 9 aprile 2010

      Cara Elisa,
      perchè hai così poca fiducia in te stessa? Non possono scomparire le persone che ami e che ti amano, proprio perchè siete legati da un tale sentimento.
      Può capitare di vivere meno intensamente la vicinanza fisica, ma non si sparisce mai dal cuore.
      Cerca di non aver paura, di rilassarti e rapportarti con le persone a cui tieni in maniera serena. So che può risultare difficile, ma temendo di perderle, finirai inevitabilmente per esasperare i toni, e allora si che li perderai.
      Pensaci!
      In bocca al lupo!
      Angela

    • jessica
    • 16 aprile 2010

    BUON GIORNO, MI CHIAMO JESSICA HO 22 ANNI….
    CREDO DI SOFFRIRE DI QSTA SINDROME DA SEMPRE…IN BREVE..MIO PADRE è ANDATO VIA DI CASA MOLTO PRESTO..ERO PICCOLA..IN QUELLA FASE IN CUI SEI INNAMORETISSIMA DI LUI…POI NON HA AGEVOLATO X NIENTE IL RAPPORTO DIFFICILE CON MIA MADRE..IL RISULTATO è CHE MI SONO SEMPRE ATTACCATA MORBOSAMENTE AI MIAI AMICI…NON CONSIDERANDOLI TALI MA DI PIU…TROPPO…COME SE FOSSERO IL MIO PUNTO CENTRALE..IL MIO PUNTO DI RIFERIMENTO(COME SE LI AVESSI CONFUSI X LA MIA FAMIGLIA) E QSTO NON VA BENE..XKE SI CRESCE…LE PERSONE CAMBIANO..LE PROPRIE STRADE CAMBIANO….E X ME è UN VERO TRAUMA OGNI VOLTA….
    HO SEMPRE CHIUSO LE PORTE A CHI VOLEVA ESSERE AMATO ANCHE SE INIZIALMENTE PROVAVO INTERESSE X QUEL RAGAZZO MA POI USCENDOCI…SENTIVO PROPIO UNA SENSAZIONE DI FASTIDIO..DI ANGOSCIA..COME QUANDO LE PARETI DELLA STANZA SI MUOVESSERO FACENDOSI SEMPRE PIU PICCOLA….LO SO CHE PROBABILMENTE è UN MECCANISMO DI DIFESA X PAURA DI AMARLE E RIMANERE POI SOLA…..
    ORA è DA QLCHE MESE CHE MI SONO INNAMORATA DI UN RAGAZZO CI SIAMO FIDANZATI…UNA PAURA DI FONDO C è SEMPRE..NON LA Dò A VEDERE MA C è!….ORA QUELLE EMOZIONI FORTI CHE SENTIVO SONO UN Pò AFFIEVOLITE…E QSTO MI SCATENA DUBBI…E NON SO CHE FARE DA UN LATO PENSO CHE FORSE NON è LA COSA GIUSTA E QUINDI LASCIARLO..è SEMPRE MEGLIO FARLO IL PRIMA POSSIBILE…CHE DEVO DIRGLELO XKE LUI è COMPLETAMENTE TRA LE NUVOLE (NON CHE IO NON LO SONO MA FORSE LUI ATTUALMENTE è PIU INNAMORATO DI ME)…XO DALL ALTRA MI DICO CHE è NORMALE IN UN RAPPORTO PERIODI IN CUI TI SENTI PIU COINVOLTA ED ALTRI NO…QUINDI CERCO DI RESISTERE IL PIU POSSIBILE XKE QSTA POTREBBE ESSERE UNA MIA DIFESA INCONSCIA NEL VOLER CHIUDERE IL MIO CUORE X L ENNESIAMA VOLTA (PREMETTENDO CHE IO CON LUI MI CI TROVO BENISSIMO)…E QUINDI RESISTO XKE MI SONO SCOCCIATA DI VIVERE TRA LE MIA MURA DI DIFESA…DI PAGARNE SEMPRE LE CONSEGUENZE A CAUSA DEL MIO PASSATO O X LE PERSONE CHE NON SI SONO CURATE DELLA PROPRIO FIGLIA…MI SONO SCOCCIATA DI NON SENTIRMI UNA RAGAZZA NORMALE CAPACE DI AMARE O LASCIARSI AMARE IN UN MODO LIBERO…è LA MIA SOFFERENZA PIU GRANDE..UNA VITA SENZA AMORE MA CHE VITA è??? …SECONDO TE è GIUSTO ATTUALEMNETE “COSTRINGERMI”IN QSTA RELAZIONE??? ED è NORMALE LA COSTANTE SENSAZIONE DI “TIMORE”?…SCUSAMI X LO SFOGO..

    • angelaallegria
    • 16 aprile 2010

    Cara Jessica,
    purtroppo non posso rispondere alle tue domande, non lo può fare nessuno se non te stessa: sei tu a doverti fare le giuste domande e trovare in te stessa le giuste risposte, quelle che corrispondono ai tuoi sentimenti, alle tue sensazioni.
    In tutto questo è possibile che la paura di soffrire giochi un ruolo non marginale, anzi, può essere che essa ti limiti, oppure che ti difenda.
    Prova a parlare con il tuo cuore, senza pensare al passato, prova a sentire le tue sensazioni e a parlare con tuo ragazzo per capire insieme come state, anche se prima devi fare chiarezza tu.
    So che ce la puoi fare!
    In bocca al lupo!
    Angela

    • Tina
    • 7 maggio 2010

    ciao, sono tna 25 anni bergamo…da circa 4 anni continuo a stare male, tutto mi vamale, credo sia collegato alla di un’amico avvenuta circa 2 anni fà (le cose mi deprimono, penso alla morte, allavita, sono insoddisfatta…), dico anche da 4 anni perchè sono omosessuale da sempre, i miei lo sanno e da 4 anni conosco e amo una ragazza di 34 che credo non abbia sviluppato la maturità nell’infanzia; ora ci siamo lasciate ma ho perso il conto di quante volte è tornata mi ha lasciata e ogni volta stessa scena…lei torna piange e mi dice ti amo e io con la paura che finisca nuovamente la riaccolgo facendo spazio nel cuore…lei mi fà male; quando mi lascia dicenta un’altra persona, cattiva, opportunista, vendicativa, insomma il peggio…il cntrario di ciò che è quando sta con e…io l’ho tradita con una bacio circa un anno fà; non me l’ha più perdonta…lascio immaginare i suoi giochi malati per colpirmi e farmi malissimo…non si è mai fatta un’esame di coscienza!sto male…mi manca, la amo…e credo che per lei ahimè sia possessione mista affetto…anche se si arrabbia quando le dico che non sà nemmeno cosa ignifica l’amore…vorrei conquistarla indirettamente e farsì che questo le giovi perchè credo abbia seri problemi psichici…lo sò son pazza..ma ho amato solo lei e senza lei sto malissimo…ci sarà mai un modo INDIRETTO X RIAMARLA E RIAVERLA X COME DIMOSTRA A ME?!!grazie…Tina

    • angelaallegria
    • 7 maggio 2010

    IMPORTANTE!!!
    Il sito si è trasferito su http://www.angelaallegria.com
    Qualunque commento postatelo di là, altrimenti non avrete nessuna risposta.
    Ciao!
    Angela

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