Le famigerate “stragi del sabato sera”. L’alcol ne è la prima causa. Intervista al Dott. roberto Cavaliere

Aumenta il consumo dell’alcol fra i giovani, si abbassa l’età minima dei giovani che ne abusano, quasi adolescenti. Si tratta di una nuova tendenza, di una moda, di un modo di trascorrere una serata in compagnia degli amici o semplicemente di un mezzo per affogare i propri problemi?

Ragioni psicologiche profonde, nuove tendenze sociali: di che si tratta?
I dati allarmanti provengono dal Regno Unito, ma anche in Italia il pericolo non è lontano.
Le conseguenze poi sono molteplici, compresi gli incidenti stradali causati dall’uso eccessivo dell’alcol.
Per approfondire meglio la questione abbiamo chiesto al Dott. Roberto Cavaliere, psicologo e psicoterapeuta.
 
Dott. Cavaliere, in che misura è diffuso l’uso di alcol fra i giovani?
Secondo ultimi dati ufficiali (fonte Eurobarometro), il 77% dei ragazzi di età compresa fra i 15 e i 24 anni consuma alcool. Una delle cause di questa elevata percentuale di avvicinamento dei giovani all’alcool sono stati gli aperitivi e gli alcopops (bevande a basso tasso alcolico). Allo stesso tempo, però, questo dato così alto non è indice di una dipendenza diffusa. Infatti secondo gli stessi dati solamente il 7% ammette di bere fino ad ubriacarsi almeno 3 volte la settimana. Inoltre la percentuale di “giovani alcolisti” è di gran lunga inferiore a quella dei paesi del nord Europa dove arriviamo a percentuali molto più alte, come il 42% della Danimarca e il 38% del Regno Unito.
 
Quali le cause?
Abbiamo cause sia individuali che sociali e le due tipologie s’intrecciano fra loro.
Dal punto di vista delle cause individuali citerei lo psicobiologo americano Robert Cloninger (Washington University) che individua due casistiche di alcolisti.
Nella prima si collocano coloro con un inizio tardivo, dopo i 25 anni. Questi manifestano una personalità ansiosa e cercano di calmare le paure e i problemi nel confronto con gli altri assumendo alcool.
La seconda casistica è composta da soggetti con un inizio molto precoce, e nei quali alla ricerca compulsiva dell’alcol si associano comportamenti antisociali. I giovani maschi che apparterrebbero a questa seconda categoria , sono spinti dal desiderio di esplorare continuamente nuove emozioni, cercano di sfuggire a stati ansiosi e depressivi, cercherebbero di omologarsi al gruppo dei pari.
Dal punto di vista delle cause sociali il fenomeno risulta sempre più svincolato dal modello culturale “mediterraneo” caratterizzato da consumi moderati e strettamente legati ai pasti ed alla convivialità in generale. Prende piede, invece, un modello di consumo “alternativo”, di “binge drinking” (bere per ubriacarsi), di “ponte” verso l’uso di altre sostanze illegali.
Nell’immaginario collettivo dei giovani, per di più, l’alcol non viene percepito come un fattore di rischio, tutt’altro: il bere viene associato a momenti di gioia e di benessere.
Anche i media in generale e la televisione in particolare sono cause di questo atteggiamento.
Da varie ricerche effettuate è emerso che l’alcol è presente sullo schermo, il doppio del tempo della sigaretta, e che viene assunto da personaggi “positivi”, o che comunque risultano simpatici allo spettatore, in un contesto di convivialità e piacere, che ispira benessere e allegria. C’è, però, da sottolineare come in Italia esistano anche dei fattori culturali protettivi, che portano il gruppo a disapprovare, sino ad escludere, i coetanei che si ubriacano, a differenza dei paesi del Nord Europa
 
 
In che misura l’uso di alcol incide sugli incidenti stradali, in particolare le stragi del sabato sera?
Secondo i dati raccolti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’alcol è la prima causa di morte tra i giovani uomini europei: un decesso su quattro, tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni, è dovuto al consumo di alcol per un totale di 55mila morti fra cui anche quelli dovuti ad incidenti automobilistici: le famigerate “stragi del sabato sera”. Anche per quanto riguarda l’Italia, la situazione non è meno tragica: su 170mila incidenti stradali che si verificano annualmente sulle nostre strade, 50mila sono attribuibili all’elevato tasso di alcol presente nell’organismo, mentre circa la metà delle 6mila morti causate da tali incidenti riguardano individui giovani.
Nello specifico ritengo che le stragi del sabato sera siano prevalentemente provocate dal fenomeno del “binge drinking”, vale a dire l’assunzione compulsava di almeno 5 dosi di alcolici nel giro di due ore. Il “binge drinking” sostituisce l’assunzione di droghe illegali, è di più facile “accesso” all’assunzione all’interno delle discoteche. In pratica viene ritenuto un modo “legale” ed anche meno pericoloso di “sballarsi”. In fin dei conti, si dicono i giovani, che male c’è ad alzare un po’ il “gomito” almeno una volta a settimana. Il falso presupposto è che ciò che è legale è meno pericoloso di ciò che è illegale.
 
Quali altre conseguenze derivano da tale uso?
L’uso smodato dell’alcol potrebbe essere un “ponte” sia verso l’assunzione futura di droghe illegali che verso lo “status” di alcolista da adulto maturo. Tutto ciò con le conseguenze delle dipendenze da sostanze in generale.
 
Secondo Lei, in che modo si può far capire ad giovani che si può evitare un uso esagerato di alcol?
C’è bisogno di un intervento su tre livelli.
A livello del “qui ed ora” del sabato sera, attraverso l’intensificazione di controlli in prossimità delle discoteche, un maggiore controllo all’interno delle stesse, un inasprimento delle sanzioni pecuniari e disciplinari per chi guida in stato d’ebbrezza ed a maggior ragione se è causa d’incidenti automobilistici.
A livello preventivo con campagne di sensibilizzazione mediatica sia sul consumo di alcol che sulle stragi del sabato sera, anche con messaggi “shock” sulle morti, come avviene in altri paesi europei.
Infine la campagna contro il consumo di alcol in età giovanile deve rientrare in una più vasta campagna di prevenzione del disagio giovanile e di sensibilizzazione a modi più “sani” di vivere le “trasgressioni” adolescenziali e giovanili. Questo tipo di campagna di prevenzione deve necessariamente interessare sia l’ambito scolastico che le famiglie d’appartenenza dei giovani. Se manca il nucleo familiare, come “contenimento” affettivo e sociale, inevitabilmente il giovane tenderà a riempire il “vuoto” in tal senso con forme di dipendenza di vario genere, fra cui l’alcol.
 
 
 

Angela Allegria

27 luglio 2007

In www.7magazine.it

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