La valenza educativa degli oratori: qualche riflessione

“Ci vediamo all’oratorio nel pomeriggio per una partita” spesso si sentiva dire. E magari di li a qualche minuto gli oratori, i sagrati e i luoghi circostanti alle chiese erano colmi di ragazzini intenti a giocare a calcio, a pallavolo, pronti ad incontrarsi in un luogo in cui divertirsi, ma anche confrontarsi sulle questioni più attuali, temi che riguardavano le questioni sociali, ma anche personali.

L’oratorio ha sempre rappresentato un luogo di aggregazione di bambini, adolescenti, giovani. Oggi è ancora così? Quanto i ragazzi di oggi si incontrano in parrocchia pronti ad improntare una partita di pallone sul sagrato della loro chiesa?
Chiediamolo a Don Antonio Mazzi, sacerdote e pedagogista.
 
Don Mazzi, secondo Lei, nella nostra società, c’è ancora spazio per gli oratori o sono ormai reminescenze di tempi passati?
 
Sono molto felice perchè la nostra società si interroga sempre più spesso sulla funzione sociale ed educativa che gli oratori hanno svolto e svolgono tra i giovani.
Da tempi insisto, insieme con altri, sulla loro rivalutazione. È un patrimonio di storia tra i più belli dei nostri ultimi due secoli. Fino a ieri più di metà dei nostri adulti, sono felicemente passati da quei cortili e ne hanno dichiarato la positività. Oggi, purtroppo, per ragioni che a fatica giustifico, li abbiamo un po’ trascurati. Nelle strategie pastorali, sono state privilegiate altre aggregazioni e modalità, cristianamente più marcate.
Per me è stato un errore che stiamo pagando pesantemente.
 
L’oratorio come centro di aggregazione fra i giovani: è diverso agli altri luoghi in cui i giovani normalmente si incontrano?
 
I giovani normali, gli adolescenti hanno tantissimo tempo libero. La società è profondamente cambiata, manda a scuola diversamente da ieri, tutti i suoi figli fino a diciotto o venticinque anni.
Il bisogno di aggregarsi, di divertirsi, di giocare, è necessario almeno quanto il dovere di studiare e di lavorare. Pochi sono i luoghi sereni ed armoniosi che possiamo offrire ai giovani. Sono nate le discoteche, le birrerie, i piano bar, i centri sportivi, i centri sociali. Ognuno di questi luoghi ha una finalità ben precisa ma, secondo me, parziale rispetto alle profonde esigenze dei nostri figli.
L’oratorio contiene tutte queste parcellità, con una ricchezza in più: sa dare un senso al divertimento, alla ricerca di felicità e di gioia.
 
Dal punto di vista pedagogico, che ruolo è attribuito all’oratorio?
 
Don Bosco, educatore nato e uomo di sintesi concrete, ai giovani sbandati e annoiati della Torino dell’Ottocento, ha proposto il cortile come luogo ricco di significati non solo ludici.
L’aspetto, infatti, più affascinante e più pedagogico dell’oratorio, è proprio il cortile. Il bisogno dei nostri figli di scaricare le aggressività, le infinite potenzialità fisiche, di giocare e di divertirsi è sconfinato, ma non trova risposte facili. Come sono fatte le nostre città e la velocità dirompente dello sviluppo fisico dei nostri figli, esigono spazi, luoghi, tempi esteriori ed interiori, su loro misura.
Il pallone, la chitarra, la batteria, il gruppo, il nuoto, il campeggio, il canto, raccolto dentro il contenitore “oratorio” permettono di ritrovare armonie tra fisico, psiche ed etica.
Non dobbiamo sottovalutare la cornice entro la quale i giovani si scatenano e si divertono. I disagi di oggi non sono dovuti a mancanza di qualche cosa, ma ad eccesso di tutto, a sovrapposizione di opportunità, ad incapacità di catalogare le priorità, al facile contrabbando tra felicità e divertimento.
L’oratorio queste chiarezze le sa fare, con vantaggio per tutti. Per gli adulti che prevengono, per i giovani che si divertono serenamente, per la società che, riscoprendo il meglio della sua storia, riappacifica il presente con il passato.
 
Qual è la reale importanza degli oratori?
 
Le normali attività storiche e pastorali, secondo me, andrebbero integrate con tutta un’altra serie di iniziative appetibili a quella tipologia di ragazzi che negli ultimi tempi frequentano a loro e a nostro rischio le strutture della notte. Sono il primo a credere che non dobbiamo rubare la notte ai nostri giovani, ma sono anche il primo a ribadire che abbiamo perso troppe occasioni, negli ultimi anni, per proporre luoghi, tempi e metodi se non alternativi, almeno diversi dai pub, dalle discoteche, dai piani bar, esplosi in quantità, tra l’indifferenza di tutti. I grandi problemi del futuro, sono quasi tutti concentrati sull’adolescenza, sulle amicizie, sull’uso corretto del tempo libero dei nostri figli, sull’autodisciplina, sul significato dei limiti e delle regole.
Non è possibile che nei piani giovanili delle nostre parrocchie e delle nostre diocesi, non vi siano progetti pensati per questa “popolazione”.
È vero che i giovani preti stanno diminuendo e che l’annuncio del Vangelo e la preparazione ai Sacramenti esige molto tempo e molta preparazione da parte del clero moderno. Sarebbe però micidiale non affiancare a queste iniziazioni, una serie di sperimentazioni oratoriane, il cui obiettivo fosse l’aggancio e l’accoglienza di tutti quei giovani che da anni abbiamo perduto e che banalmente etichettiamo come i giovani dello sballo, dell’alcol, del bullismo.
 
Personalmente crede sia necessario aumentare il numero di oratori presenti nelle nostre città?
 
Non credo che si debbano aumentare o costruire oratori. Ce ne sono già a bizzeffe. Bisogna solo animarli, aprirli, anche nelle ore serali e notturne (quando occorra), renderli appetibili e “viverli gioiosamente”.
L’avverbio gioiosamente è provocatorio. Capisco bene quale quoziente di rischio vi sia dentro questa attività. Ma per un cristiano e per un prete, il rischio anziché diventare oggetto di depressione, potrebbe diventare occasione di serenità.
 
Alla luce della Sua esperienza come può un sacerdote influire sulla voglia dei giovani di cercare Dio?
 
Proporre ai nostri giovani preti di vivere la loro esperienza sacerdotale in chiave comunitaria e interparrochiale. Fare il prete oggi, vuol dire lasciare ogni tipo di vita borghese e comoda per fare dei sandali e della bisaccia il nuovo programma di apostolato.
I giovani hanno bisogno di una spiritualità genuina, francescana, essenziale e fortemente testimoniale. I giovani preti, con una preparazione adeguata, insieme con i laici che dovrebbero affiancarli, costituirebbero un tax force, a livello territoriale, pronta ad affrontare il primo tema di cui abbiamo parlato sopra.
Sono convinto che la soluzione per la vita del prete oggi, non vada trovata percorrendo ipotesi più simili agli standard della vita borghese che alla radicalità propostaci dal Vangelo.
Un di più di spirito delle beatitudini, basterebbe da solo per farci tornare sulle strade, sui marciapiedi, sui cortili, sugli ambienti a rischio, convinti più che mai che il primo a battere questi ambienti fu il Cristo del Vangelo.
Angela Allegria
28 febbraio 2007
I commenti sono chiusi.
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: