I Pizzini della Legalità: Felicia Bartolotta Impastato. Un film documentario realizzato da Anthony Fragola

Mercoledì 30 maggio nell’Auditorium Giancarlo De Carlo, presso l’ex Monastero dei Benedettini in Catania, è stato proiettato “Felicia Impastato: un bellissimo ricordo. Una madre e il figlio contro la mafia”, film documentario realizzato da Anthony Fragola, professor of Broadcasting and Cinema at the University of North Carolina at Greensboro, USA.

Fragola, americano, ma di origine etnea, ha messo in luce il coraggio e la fermezza di Felicia Impastato, madre di Peppino Impastato, ucciso da Cosa Nostra il 9 maggio 1978.
Il film si apre con le parole di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il quale parla degli ormai celeberrimi cento passi che distanziano la loro casa dalla casa di Tano Badalamenti: cento passi, solo cento passi, che dividono il mondo mafioso da quello non mafioso.
“Ma non c’era bisogno di percorrere questi passi, la mafia l’avevamo in casa” aggiunge Giovanni Impastato nel filmato.
Il riferimento è alla mentalità mafiosa del padre, amico di Badalamenti, e allo zio, mafioso anche lui.
Protagonista centrale è Felicia, 88 anni, madre di un giovane, di un giornalista che ha voluto denunciare la mafia, che è riuscito a far tremare il capo della sua città, Cinisi.
Ferma e risoluta, Felicia Impastato ha ereditato il coraggio del figlio nella lotta contro la mafia. Felicia ha fiducia nelle nuove generazioni, le quali a suo avviso percepiranno la mafia in modo differente e avranno la forza e il coraggio, la volontà e la decisione di combatterla. Soprattutto per questo suo figlio Giovanni continua a girare per le scuole per far conoscere la figura di Peppino e aprire una nuova visione di antimafia.
Subito dopo la proiezione del filmato Felicia, la moglie di Giovanni Impastato, ha letto il “pizzino” di Mamma Felicia. In esso si percepisce il dolore di una madre che non ha potuto neppure toccare i resti del figlio ucciso, massacrato, la paura per l’altro figlio che le rimane, il quale può essere protetto solo tramite il suo silenzio, o almeno così gli avevano fatto credere i mafiosi.
Mamma Felicia aveva rifiutato in principio di costituirsi parte civile, appunto per paura, ma presto capisce che costituirsi parte civile nel processo per la morte del figlio è l’unico modo per giungere alla verità e smentire coloro che vedevano nella morte di Peppino un suicidio o peggio ancora un tentativo terroristico finito male.
“Ho parlato per difendere la memoria di mio figlio e lo farò sempre”. Queste solo le parole di mamma Felicia, parole che ha ripetuto fino al 2004, anno in cui all’età di 88 anni è deceduta, ma non prima di aver ottenuto, in una sentenza del giudice Caponnetto, il riconoscimento della matrice mafiosa dell’omicidio di Peppino.
“Il coraggio di Felicia nella lotta la porta a superare il dolore, e si trasmette a tutti coloro che ricordano Peppino Impastato” ha detto Anthony Fragola.
Presenti in sala Claudio Fava e Giovanni Impastato.
“Il lavoro di Fragola è appassionante ma semplice – dice l’europarlamentare con riferimento al filmato – semplice perché Felicia aveva un dono prezioso: sapeva essere diretta e capace di evocare gli eventi senza la autocommiserazione che accompagna gli omicidi di mafia. Le sue parole comunicano un senso di ottimismo profondo, insolito, poco consueto, non siciliano. La sua è una reazione nuova.”
Claudio Fava parla di una donna dritta, senza una lacrima al funerale del figlio che chiede verità e giustizia in un tempo in cui era difficile parlare di mafia in un paese di mafia, ed era ancora più difficile ammettere la matrice mafiosa di un uomo non di stato, ma di un giornalista.
“Felicia – continua Fava – chiede il certificato che l’omicidio del figlio fosse di stampo mafioso all’allora Ministro dell’Interno Gava, il quale le risponde che deve essere lei a portargli le prove di ciò.” La reazione del Ministro è la reazione di una parte del paese che nega, o almeno non vuole ammettere la presenza della mafia. E comunque il riconoscimento da parte dell’ordine dei giornalisti di omicidio di mafia con riferimento alla morte di Peppino Impastato arriva solo nel 1998.
“Felicia ci ha insegnato che esiste un modo diverso per dimostrare dolore e rabbia – conclude Fava – A Badalamenti erano stati riconosciuti tutti i delitti da lui ordinati e per questi era stato condannato all’ergastolo, ma di un solo delitto si era sempre sdegnosamente dichiarato innocente: la morte di Peppino Impastato. La lotta di Felicia è una guerra di principio, ma solo dopo ventidue anni Badalamenti è stato condannato per essere stato il mandante dell’omicidio di Peppino Impastato.”
“La casa di Badalamenti è chiusa e resterà chiusa per sempre, quella di Peppino no, è sempre aperta a chiunque voglia visitarla. È questa la nostra vittoria” dice Giovanni Impastato il quale ha lottato insieme a sua madre, con pazienza, per ben ventidue anni. Egli continua a girare per le scuole, per non far dimenticare, ma innanzitutto, per dimostrare che un cambiamento è necessario.
“Mia madre – continua – ha puntato il dito contro un capomafia quando questi era libero, era rispettato, aveva luogotenenti che comandavano non solo su Cinisi ma sulla Sicilia intera. Mia madre era moglie di un mafioso ma contemporaneamente madre di un uomo che combatteva la mafia denunciandola attraverso la sua radio. Profondamente cattolica, ha rispettato il marito fino all’ultimo, ma quando è stata costretta a scegliere si è schierata dalla parte di Peppino, della legalità, dell’antimafia”.

Giovanni Impastato si propone di parlare con i giovani per uno sviluppo economico e sociale della Sicilia, partendo dall’esempio del fratello Peppino. Una lotta la sua che continua nel tempo e che proseguirà il 9 maggio 2008 a Cinisi in una grande manifestazione nazionale antimafia, “dalla quale far emergere un nuovo concetto di antimafia che parta dal basso”.

link consigliato: http://www.centroimpastato.it/

Angela Allegria

1 giugno 2007

In www.7magazine.it

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  • Commenti (2)
    • controreazioni
    • 1 luglio 2008

    Bel lavoro, complimenti

    • angelaallegria
    • 17 agosto 2008

    Ti ringrazio. A presto leggerti.
    Angela

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