Dentro ogni donna si nasconde un’altra… più bella?

Il frequente ricorso alla chirurgia estetica deve indurre alla riflessione, alla consapevolezza dei vantaggi derivanti da esso, ma anche dei rischi a livello fisico, ma soprattutto psicologico i quali sono vari e molteplici.

L’idea del “ritocchino” per motivi puramente estetici può infatti presentare diverse sfaccettature, fisiche certamente, ma soprattutto psicologiche, in quanto derivanti dall’approccio del soggetto con il suo “nuovo” aspetto.
La conoscenza di ogni ripercussione intesa come conseguenza dell’intervento, e il rapporto sincero ed onesto fra paziente e chirurgo assumono in tale contesto un’importanza fondamentale al fine del conseguimento dell’intervento stesso.
Parliamone con il Dr. Masino Scutari, chirurgo estetico.
 
Dott. Scutari, qual è la funzione della chirurgia estetica?
La chirurgia estetica è una psicochirurgia la cui funzione è quella di migliorare la qualità di vita correggendo il “difetto” creato da un disagio psicologico.
Sicuramente non corregge le problematiche esistenziali che confluiscono o creano o accentuano il “difetto”, la moralità della chirurgia estetica ha ragione di esistere solo nel elaborare il difetto valutando le motivazioni e le aspettative.
Sia le motivazioni che le aspettative devono essere oltremodo realistiche senza dare spazio a fumose illusioni, poiché il risveglio potrebbe essere assolutamente deludente.
 
In che misura il cambiamento operato dalla chirurgia estetica coinvolge psicologicamente il paziente che vi si è sottoposto?
Il paziente che si sottopone alla chirurgia estetica è coinvolto psicologicamente in modo totale. Prima dell’intervento il paziente riconosce nel difetto il suo problema per cui cerca una soluzione nella chirurgia, dalla quale spera di trovare un aiuto.
Il postoperatorio crea un delicato meccanismo di aspettativa sul cambiamento avvenuto, per cui, data la compromessine psicologica delle fasi è essenziale che il paziente presenti una personalità stabile ed equilibrata, in grado di affrontare le varie fasi.
 
Quali motivazioni di partenza sono un buon punto di partenza per sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica?
Il paziente ideale non si aspetta di cambiare totalmente la propria vita, di risolvere problemi in ambito affettivo, sociale e lavorativo: un difficile rapporto con il partner o un insuccesso in ambito professionale non possono essere superati esclusivamente grazie ad un cambiamento fisico esteriore.
La persona equilibrata sa che eliminare un difetto fisico circoscritto può influire sull’aspetto psicologico infondendo sicurezza e perciò, indirettamente, migliorare la qualità di vita ma è anche in grado di superare il disappunto quando non si concretizzano le aspettative.
 
In quali casi Lei sconsiglia l’intervento?
La chirurgia estetica non è per tutti. Non basta avere un difetto per potersi sottoporre ad essa.
È necessario evitare in modo assoluto l’intervento su pazienti con turbe psicologiche gravi, soggetti che non sono in grado di avere aspettative e motivazioni realistiche. Molto spesso è indicata la collaborazione di uno psicologo che aiuti a capire le possibilità di miglioramento psicologico in quel determinato paziente.
 
Da punto di vista psicologico ci può parlare del rapporto fra chirurgo e paziente e in che maniera il primo può influire sul secondo?
È importante che tra chirurgo e paziente vi sia un rapporto psicologico corretto nel quale il chirurgo, per quanto possibile, deve con onestà intellettuale cercare di valutare le varie possibilità di miglioramento non solo tecnico del difetto, senza enfatizzare risultati.
Peraltro il paziente deve avere un apertura sincera con il chirurgo collaborando con lo stesso alla ricerca di una soluzione ottimale.
Angela Allegria
5 marzo 2007
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