Carmelo Assenza non è solo un poeta dialettale, ma anche un attento studioso

È stato presentato sabato 7 luglio 2007 “Poesie” di Carmelo Assenza nell’atrio comunale alla presenza del Sindaco Piero Torchi Lucifora, del presidente del Rotary Club di Modica, dott. Carmelo Polara, dei relatori, dott. Carmelo Arezzo e prof. Gino Carbonaro.

La pubblicazione, a cura del Rotary Club di Modica, costituisce una raccolta antologica di suoni e odori della Sicilia, protagonisti della poesia di Carmelo Assenza.
Carmelo Assenza non è solo un poeta dialettale, bensì un attento studioso che ha saputo dare impulso fondamentale alla ricerca del nostro dialetto, del nostro linguaggio siciliano” ha affermato all’inizio della celebrazione il Sindaco Piero Torchi Lucifora.
I due relatori hanno messo in luce la poetica, il linguaggio, l’uomo.
La raccolta, che attinge dalle opere “Muorica è n paisi” del 1970, “Mura a ssiccu” del 1983 e “Irminiu” del 1993, esprime in modo pieno il percorso letterario del poeta.
“Egli ha la capacità di vivere il suo essere poeta non come un fatto tecnico, ma con l’adesione profonda ai valori centrali del mondo culturale nel quale vive” ha detto il dott. Arezzo, il quale coglie nella poetica di Carmelo Assenza tre linee guida: l’istintiva attenzione al paesaggio, alla natura che circonda l’Ibleo, identificandolo, la capacità di carpire in queste stesso contesto il lavoro, il quale è decisivo nell’economia del territorio, gli affetti familiari.
Non esiste una ripartizione cronologica, ma si trovano gli stessi temi in tutte le tre opere.
Questa visione che potrebbe apparire riduttiva in quanto localistica, spinge l’autore ad affrontare i grandi temi mondiali, i quali vengono fuori come “il rovescio della medaglia” dalle sue riflessioni su temi locali. Ad esempio, in “Nun ciànciri amuri” c’è una preghiera di esaltazione al bambino che piange perché non soddisfatto da alcun cibo. Questo costituisce lo spunto per affrontare il tema della fame nel mondo.
I sentimenti caratterizzati da una intensa sensibilità, una nostalgia grande per cose che non si trovano più, per la scomparsa graduale della lingua siciliana, della sua cultura, delle tradizioni popolari, costituiscono le ragioni profonde della poetica di Carmelo Assenza.
Trasformati in una proposta poetica di alto livello troviamo la raccolta delle olive, il rapporto tra il contadino e i suoi animali, la mietitura, la pesca, la mungitura delle pecore, la vita della masseria raccontata attraverso i suoi rumori, la trebbiatura, in una parola, l’esaltazione del lavoro umano, fonte di sostentamento, ma anche di realizzazione dell’uomo.
Infine la famiglia, gli affetti, un insieme di valori in cui il poeta crede, e di cui si fa testimone: il legame fra le generazioni diverse, il rapporto genitori-figli in cui “tuttu finisci puoi ‘nti nà brazzata”, lo sguardo fra consorti dal cui sorriso può nascere una tenera felicità, ma il cui guardare leggermente bieco può essere causa di profonda malinconia.
Carmelo Assenza ha un profondo senso del Divino, che emerge in maniera a volte celata, a volte meno, dalle sue poesie.
Brillante l’intervento del prof. Gino Carbonaro il quale ha letto, interpretandole col abilità e carica emotiva, e commentato alcune poesie del maestro Assenza, prima in italiano, nella traduzione di Liliana Gieri Assenza, moglie del poeta, e poi nella lingua originale. Egli ha curato anche la prefazione e l’intera impaginazione della pubblicazione.
Si sono susseguiti i versi di “Mura à ssiccu”, una sorta di monologo, un idillo, un quadretto attraverso il quale Carmelo Assenza, ha saputo parlare della campagna modicana, “Cicuriaru”, in cui la poesia diventa più scura, aprendo la riflessione sulla fine della vita, domande che si pone il poeta, addossandole al personaggio che ha creato, “Vota Muredda”, dialogo fra un contadino e il suo mulo in cui le parole vengono prese di peso dalla cultura contadina, e nel quale l’autore prende le distanze dalla fuga bucolica, dirigendosi verso una riflessione speciale, intensa sulla vita.
Come ricercatore Carmelo Assenza ha riscoperto il canto degli spigolatori. “Questo è importantissimo perché fissa con certezza un momento di storia modicana, ma anche di sociologia, di psicologia, musicale: si trattava di contadini delle parti di Modica Alta costretti ad andare fino a Caltanissetta “a scogghiri”, per raccogliere la spiga caduta” ha spiegato il prof. Carbonaro.
Di tale canto è stata offerta un’interpretazione canora e musicale dal prof. Gino Carbonaro a fine serata, un omaggio al maestro Assenza.

Angela Allegria

11 luglio 2007

In www.modica.info

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