Un database del clima

Nell’ambito del Progetto europeo ALP-IMP (Multi-centennial climate variability in the Alps based on Instrumental data, Model simulations and Proxy data) il gruppo di climatologia storica dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna, guidato dalla Dr.ssa Teresa Nanni ha realizzato una banca dati che permette di ricostruire le variazioni climatiche avvenute negli ultimi due secoli in una vasta area europea centrata sulle Alpi.

Tra le banche dati climatiche regionali, questa può essere considerata la più attendibile e completa attualmente disponibile sia per l’intervallo di tempo coperto (più di due secoli) che per l’alta risoluzione spaziale di stazioni ultrasecolari. Oltre alle variabili più comunemente studiate, come temperatura e precipitazione, comprende anche  serie di pressione atmosferica, copertura nuvolosa, ore di insolazione giornaliera, umidità relativa e pressione parziale di vapore.

Abbiamo chiesto direttamente alla Dr.ssa Nanni, ulteriori chiarimenti.

Dr.ssa Nanni, da cosa nasce il progetto ALP-IMP?

Per fare diagnosi sul comportamento del clima attuale bisogna conoscere quale è stato il comportamento del clima nel passato. Per ricostruire il clima del  passato esistono due metodi: uno,più attendibile ma limitato nel tempo, che si basa sui dati strumentali raccolti nelle stazioni meteorologiche alcune delle quali sono in funzione in Italia da più di due secoli; l’altro, molto più approssimativo,  ma che si può estendere molto più indietro nel tempo, si basa sui dati proxy  (sostitutivi), ricavabili da varie fonti come anelli degli alberi, carote estratte da ghiacci, sedimenti marini e lacustri, coralli, etc.

Il lavoro svolto dal nostro gruppo si basa sulle serie strumentali ultrasecolari rilevate in osservatori, distribuiti su una vasta regione europea che comprende l’intera Italia Settentrionale e parte dell’Italia Centrale; i dati erano su supporto cartaceo.

È stato quindi necessario trasferire le serie di dati su supporto digitale, eliminare eventuali errori, completare i periodi con dati mancanti e correggere eventuali disomogeneità attribuibili a segnali non climatici, dovuti a cambiamenti delle stazioni di misura, degli strumenti o degli addetti alle misure.

Che finalità persegue?

Il miglioramento nella disponibilità, qualità, affidabilità ed omogeneità delle serie storiche secolari ottenute conferisce ai dati il credito necessario ad uscire dalla attuale situazione di incertezza in cui spesso si assiste alla presentazione di risultati sostanzialmente differenti da parte di gruppi di ricerca che fanno uso di dati di diversa provenienza.

Possiamo affermare che studiando le serie passate si possano comprendere i motivi dell’aumento delle temperature dell’autunno 2006 in Italia?

Dall’analisi delle nostre serie si può ottenere la ricostruzione corretta del comportamento di alcuni parametri meteorologici, es. temperatura nel passato. Ma le problematiche legate alla spiegazione di tali comportamenti sono molto complesse e la loro comprensione richiede ancora molto lavoro di ricerca.

Se poi vogliamo dare una spiegazione all’anomalia dell’autunno 2006, possiamo solo dire che rientra nelle fluttuazioni che ogni serie di dati presenta, infatti le variazioni di temperatura fra un anno e l’altro sono fluttuazioni statistiche attorno ad un  valore medio più stabile. Prendiamo, ad esempio, la temperatura autunnale a cui lei fa riferimento: per il nord Italia l’autunno 2006 è stato il più caldo degli ultimo 200 anni, ma subito dopo viene l’autunno del 1926, al  sud l’autunno più caldo è stato quello del 1926, seguito da quello del 1987, mentre l’autunno 2006 è solo all’undicesimo posto. Per l’Italia, nel suo complesso, l’autunno 2006 è al terzo posto.

Si tratta comunque di fluttuazioni diverse da zona a zona.

Inoltre la singola stagione, formata da soli tre mesi, non fa testo, è la classica rondine che non fa primavera!

Quando si tratta con tendenze climatiche è necessaria molta cautela: la temperatura sta aumentando molto velocemente, ma nessuno ha evidenze scientifiche sufficienti ad affermare che questa tendenza continuerà. Non dimentichiamo che negli anni 70 si discuteva sul raffreddamento globale.

I modelli climatici, che sono tanti e non sempre in accordo tra loro, non forniscono previsioni, bensì scenari ossia ipotesi. Le previsioni, che riguardano la meteorologia e non il clima, possono essere fatte solo per brevi periodi  dell’ordine al massimo delle due settimane.

Angela Allegria

26 gennaio 2007

In www.7magazine.it

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