Giochi di ruolo online: mera comunicazione o anche una nuova forma di letteratura? Intervista al Prof. Giorgio Masi dell’Università di Pisa.

Ultimo per ordine ma non per importanza, il profilo letterario dei giochi di ruolo online.
La forma scritta della quale si avvalgono i giochi di ruolo online stimola la creatività, la fantasia, le doti descrittive del giocatore. Si descrive ogni luogo, ogni azione. Si può scegliere il proprio aspetto fisico, il proprio carattere. Si scrivono parole su parole, destreggiandosi fra aggettivi, colori, sensazioni, sostantivi e magari neologismi creati al momento opportuno.
Qual è la valenza letteraria dei giochi di ruolo? Si può parlare di letteratura in senso lato ricollegandola ai giochi di ruolo online?
A tali quesiti risponde il Prof. Giorgio Masi, Ordinario di presso l’Università di Pisa.
D: Secondo lei, i giochi di ruolo possano essere esempio di letteratura “interattiva”?
R: Parto dal presupposto che un testo letterario degno di questo nome deve caratterizzarsi per la sua complessità e profondità, indipendentemente dal genere al quale appartiene; complessità e profondità che coinvolgono tutti gli aspetti del testo stesso (contenuto e forma, dunque).
I possibili “generi” di scrittura sono infiniti, e probabilmente anche il gioco di ruolo può essere considerato uno di essi: da come me lo descrive, quel che deve realizzare il singolo giocatore somiglia molto a una biografia o autobiografia.
In questo caso è una forma di letteratura, anche se (nella sostanza) non nuova, ma antichissima; ma perché possa definirsi tale a tutti gli effetti, io credo che debba soddisfare alcuni requisiti
fondamentali. Se la storia del personaggio che si costruisce non è effimera, cioè non dura il solo spazio del gioco, ma può essere trasmessa ad altri, nel tempo; se chi costruisce questa storia riesce a darle il necessario spessore, andando oltre notazioni banali o superficiali, e a comunicarla in una lingua che non sia sciatta, grigia, povera, allora potrebbero anche nascere dei piccoli capolavori. Se poi il gioco prevede di intersecare la propria storia con quella di altri, il valore del risultato finale, ovviamente, dipenderà dalla bravura dei singoli giocatori; ma anche le intersezioni e i raccordi sono importanti.
D: A suo avviso l’attività minuziosa di descrivere ogni cosa, situazione, sentimento può costituire una sorta di esercizio letterario?
R: So quale è l’effetto di una lettura consapevole dei classici. È un effetto che in questi ultimi anni si è tentato di ostacolare in ogni modo, rovesciando il corretto rapporto fra chi insegna e chi impara, perché invece di proporre a degli allievi qualcosa da imparare si è chiesto a dei presunti “clienti” che cosa a loro piacesse fare. Se si vuole imparare a leggere un classico, cioè un testo profondo, complesso, e perciò bellissimo, bisogna fare fatica: come bisogna fare tutte le volte che si vuole conquistare qualcosa di veramente bello. Se sappiamo che ne vale la pena, anche la fatica, in fondo, può essere piacevole. Ora, se il gioco online è una scappatoia, una scorciatoia per evitare le difficoltà (dell’allievo o del maestro), per come vedo io la didattica, non ha valore didattico. Se invece è un modo per esercitare la comunicazione scritta, sotto la sorveglianza severa di un esperto, allora può anche avere valore didattico. Tutti i mezzi sono buoni, quando sono buoni.
Angela Allegria

11 dicembre 2006

In www.7magazine.it

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