Chirurgia al seno: la parola al chirurgo. Intervista al Dott. Carlo Alberto Pallaoro, chirurgo plastico

Sempre più donne si sottopongono alla chirurgia plastica per migliorare il proprio aspetto fisico.
Quante sono? Perché lo fanno? A queste e ad altre domande risponde il Dott. Carlo Alberto Pallaoro, specialista in chirurgia plastica a Padova e direttore di Pallaoro Medical Laser.
D: Quante donne mediamente in un anno Le chiedono di essere sottoposte ad un intervento di mastoplastica additiva?
R: La stima nazionale degli interventi di mastoplastica additiva a scopo estetico eseguiti in Italia nel corso del 2005 è di circa 30.000 – 35.000 donne. Il dato sembra essere pienamente in linea con la stima americana che, secondo l’Asaps, è di 354.610 mastoplastiche additive praticate lo scorso anno.
D: In che fascia di età possiamo collocarle?
R: Parlare di “mastoplastica additiva” come di un intervento unico è forse riduttivo. Infatti, esiste la mastoplastica additiva richiesta dalla ragazza (anche appena diciottenne), che ha come scopo ingrandire il seno; esiste poi la mastoplastica additiva della donna adulta, con figli, che non
desidera più assecondare un suo sogno ingrandendo il seno, quanto piuttosto vuole ripristinare le forme che aveva prima che si svuotassero con le gravidanze e l’allattamento. Infine esiste la mastoplastica additiva delle over 40, donne che desiderano, con questo intervento, ritrovare una seconda giovinezza. Ecco perché la chirurgia del seno nuovo per eccellenza non ha età.
D: I moviti puramente estetici sono i soli che spingono una donna a farsi operare al seno?
R: L’estetica, cioè la nostra immagine, altro non è che una forma di comunicazione, una sorta di linguaggio. Spesso perciò i motivi estetici che spingono una donna a decidere per la mastoplastica additiva si possono confondere con il desiderio di comunicare qualcosa. Il messaggio di alcune può essere un’affermazione del proprio sex appeal e finalizzato a compiacere l’altro, oppure può rappresentare una conferma per lei stessa, un messaggio di autostima che lo specchio rimanda.
Il corpo ha un linguaggio muto che spesso precede ed è più incisivo delle parole.
D: In quali casi Lei consiglia un intervento di mastoplastica additiva?
R: La mastoplastica additiva, come qualunque intervento che modifichi la propria immagine, agisce sul corpo, ma di fatto va a colpire anche la psiche. Inversamente, quando l’io percepito si sente diverso dall’io corporeo, lo squilibrio dei due piani genera un disagio. In altre parole: se la paziente avverte come una stimmate avere il seno piccolo, asimmetrico o danneggiato dall’invecchiamento precoce, una volta valutato obiettivamente il quadro generale, la mastoplastica additiva può normalizzare la
situazione.
D: Ci può spiegare in maniera sintetica in cosa consiste un intervento del genere e che durata ha?
R: La mastoplastica additiva ha come obiettivo creare (o ri-creare) plasticità e volume ad un seno piccolo (ipotrofico) o svuotato, attraverso l’inserimento di una protesi mammaria. Il tipo di protesi e la sede di impianto vengono stabiliti nel corso della visita preliminare, valutando le motivazioni della paziente, la qualità dei suoi tessuti, le proporzioni di tutti gli elementi del corpo e lo stato di salute.
L’intervento avviene in anestesia locoregionale accompagnata da sedazione endovenosa profonda. In tal modo si evitano i disagi tipici dell’anestesia generale e la paziente subirà l’intervento con il minimo stress, senza dolore e con la possibilità di fare ritorno alle mura domestiche in giornata. L’incisione è periareolare, cioè praticata lungo il margine inferiore dell’areola, e da
qui viene inserita la protesi. La particolare posizione dell’incisione fa sì che la cicatrice sia davvero minima e, oltre che essere naturalmente destinata a sbiadire con il tempo, sarà difficile individuarne la presenza, trovandosi appunto lungo il margine esatto tra mucosa e cute. Attraverso la sottile incisione, l’impianto viene inserito in posizione sottoghiandolare (tra il muscolo e la ghiandola) oppure retromuscolare (sotto il pettorale) o, in alcuni casi, in sede intermedia, per offrire anche un certo effetto lifting. In tutti i casi viene conservata la possibilità di allattare,
poiché la struttura ghiandolare resta inalterata. L’intervento si conclude con la sutura delle incisioni, l’applicazione del drenaggio e la fasciatura.
La paziente viene monitorata attentamente nei tempi successivi all’intervento e successivamente si presenta in clinica per controllare lo stato di guarigione e per le medicazioni, di norma 2. La ripresa postoperatoria avviene gradualmente e circa due-tre settimane dopo si posssono riprendere anche attività mediamente pesanti.
I risultati sono molto entusiasmanti se, prima della fase operatoria, sono stati valutati attentamente tutti i parametri necessari per progettare il corso ideale della mastoplastica. È necessaria non solo manualità ed esperienza del chirurgo, ma anche gusto estetico e obiettività, per evitare soluzioni esagerate (spesso dettate da desideri non oggettivi della paziente) che prima o poi porterebbero scontento.
L’obiettivo è sempre la bellezza, e oggi più che mai questo è sinonimo di naturalità, sia come forma, che come consistenza del “nuovo” seno. La durata dell’intervento è lunga, e dopo una decina d’anni si potrà valutare l’eventuale sostituzione delle protesi. 
D: In USA da poco si è risolta la questione riguardante le protesi in silicone. Lei cosa ne pensa?
R: L’autorità sanitaria americana, oltre 10 anni fa, aveva sospeso l’utilizzo delle protesi in silicone sull’onda della paura che fossero ontogenetiche.
Le autorità europee, invece, si sono dimostrate più equilibrate e lungimiranti nella corretta valutazione della cosa, svolgendo le necessarie ricerche a capire il reale rischio del materiale. Ad oggi la Comunità Europea impone alti standard qualitativi per le protesi in silicone che sono ritenute sicure. La conferma arriva anche dall’esperienza delle migliaia di donne che le “indossano”, che le reputano senz’altro le migliori in termini di estetica e comfort.
Angela Allegria
12 dicembre 2006
In www.7magazine.it

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