La provvidenza

Raimondo lavorava da quindici anni per lo Stato in un Ministero che ad ogni legislatura cambiava nome. Ormai neppure gli impiegati conoscevano il nome attuale del luogo di lavoro, si limitavano a dire che lavoravano “al Ministero”. Ma, nonostante i nomi cambiassero, le legislature pure, nonostante vi fossero riforme e cambi di guardia fra chi comanda lo stipendio del dipendente base non era aumentato di un misero euro.
Non potendo sperare in un avanzo di carriera per carenza di titoli, Raimondo arrivava al venti del mese pregando la Madonna di farlo arrivare a fine mese.
Egli viveva in affitto in un piccolo appartamento con la moglie Erminia e quatto figli che avevano da dodici a sei anni.
Lavoratore instancabile, non si rifiutava mai di fare anche il lavoro altrui, dignitoso, non avrebbe chiesto un soldo a nessuno, pregava solo i Santi chiedendo Loro di aggiustare la situazione.
E i Santi spesso rispondevano alle richieste di Raimondo facendogli trovare per strada ora un biglietto da cinquanta euro, ora uno da cento.
Raimondo non perdeva occasione i ringraziare i suoi benefattori accendendo i ceri in Chiesa ed indossando ogni anno il sacco per la festa di Sant’Agata.
Nello stesso ufficio di Raimondo lavorava, spalla a spalla con lui, Basilio, giovane rampollo di una famiglia benestante: egli lavorava per sentirsi utile alla società.
Basilio era sempre gentile, non sopportava le ingiustizie: spesso, quando gli altri colleghi lasciavano il proprio lavoro a Raimondo per poi canzonarlo, riusciva a metterli in riga tutti.
Fra i due si era istaurata una fraterna amicizia nata sul posto di lavoro, formale si, ma sincera.
Basilio conosceva i problemi economi di Raimondo e spesso, quando veniva a conoscenza di qualche ora di straordinario, gliela cedeva volentieri.
Un giorno Basilio venne trasferito in altra sede e con lui divennero sempre più radi le accondiscendenze economiche dei Santi nei confronti di Raimondo.
I due si sentivano frequentemente anche se si vedevano raramente.
Nonostante le difficoltà economiche, la famiglia di Raimondo continuava a sopravvivere grazie anche alle iniezioni di Erminia.
Una sera Raimondo sognò Basilio che non vedeva da tempo. Nel sogno l’amico gli dettò tre numeri: 7, 22, 87 da giocare sulla ruota di Bari. Prima di salutarlo Basilio si raccomandò di giocare quei numeri il giorno appresso, perché non ci sarebbe stata un’altra possibilità.
Svegliatosi Raimondo non disse niente a nessuno e andò in ricevitoria. La sera dell’estrazione uscirono i numeri con grande gioia di tutta la famiglia che in questo modo potè mettere da parte un bel gruzzoletto.
Raimondo non dimenticò di andare a trovare il suo amico per raccontargli l’accaduto. Ma lì, allorquando chiese di Basilio la moglie scoppiò in lacrime e gli comunicò che Basilio era venuto a mancare.
Raimondo, pietrificato, si fece dire il giorno esatto della scomparsa: era lo stesso del suo sogno.
Raccontò allora l’accaduto alla signora Iolanda che gli rispose: “Si, Basilio teneva molto a lei e alla sua famiglia. Vi nominava sempre con affetto”.
E quello fu l’ultimo dono di Basilio all’amico Raimondo.

Angela Allegria

In www.galassiaarte.it

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  • Commenti (2)
    • Pietro Belluso
    • 27 marzo 2010

    Bellissimo racconto. Molto toccante. Mi ricorda i racconti di Buzzati.
    Complimenti Angela!

    • angelaallegria
    • 28 marzo 2010

    Grazie Pietro! Beh, Buzzati è davvero troppo… un bacio!

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