La donna dal topo in testa

Ninì torna a casa dopo il lavoro. Chiude la porta, chiama il gatto che come tutte le sere la guarda e scappa via, accende la segreteria telefonica, ascolta i messaggi.

“Non ci sei neppure stasera, stronza!” È il solito messaggio lasciato ogni giorno da un uomo sconosciuto.

Nella vita di Ninì quella voce sconosciuta era diventata familiare, l’unico momento in cui si sentiva davvero pensata da qualcuno.

Strana davvero la vita. Matrimonio da favola in cattedrale con trecento invitati della Catania bene e addirittura un ministro della Repubblica; marito medico direttore di ben quattro cliniche, rampollo di una delle più nobili famiglie della città; gatto persiano pluripremiato a livello mondiale per l’eleganza; villa ad Ognina con parco, campo da tennis e piscina.

Insomma aveva tutto: un marito che non la amava, un matrimonio combinato, un concorso da notaio vinto grazie alla segnalazione del ministro, un gatto isterico e un’acconciatura ultimo grido che somigliava stranamente ad un topo.

Eppure si sentiva sola, dimenticata da tutti perché fra quegli atti, fra quelle carte si perdeva a pensare al suo grande amore adolescenziale: Rocco!

Da quasi un anno al suo rientro a casa dopo il lavoro Ninì trovava lo stesso messaggio in segreteria, tutte le sere, ma non capiva chi fosse l’autore.

Se all’inizio si era pure spaventata pensando fosse uno squilibrato, in seguito si era quasi affezionata a quella voce tanto seducente, dal tono ormai familiare.

Ogni volta che squillava il telefono correva a rispondere sperando di scoprire l’identità del “cavaliere misterioso” come amava definirlo.

Aspettava maggiormente una sua chiamata che quella del suo ex, tanto attaccato alla madre al tempo del matrimonio, tanto indipendente anni dopo, quando aveva scoperto di essere omosessuale ed era scappato con il panettiere.

“Esco a comprarti un cornetto integrale con la marmellata per la colazione” aveva detto Melo una domenica mattina, ma non aveva fatto più ritorno.

Ninì aveva trovato sul tavolo solo un biglietto con scritto: “Vado a vivere con l’uomo che amo. Non mi cercare. Spero, ma non ci credo, tu possa capire”.

In quel momento tutto il mondo irreale di Ninì era sfumato come una bolla di sapone.

Una forte insicurezza si era impossessata di lei, ferita nell’orgoglio più che nel cuore.

Ora che anche i suoi genitori erano morti si trovava sola, senza amici veri e con una suocera che la accusava di essersi fatta scappare “un marito esemplare”.

Una sera, mentre mangiava gelato al cioccolato innanzi alla tv, squillò il telefono.

“Finalmente” si sentiva dall’altro capo del telefono. “Finalmente ti trovo a casa, stronza!”

Era la stessa voce dei messaggi in segreteria.

La voce strana chiedeva di rimanere nell’anonimato nonostante le continue richieste di Ninì e riattaccava sempre con la stessa frase: “Un giorno capirai, il giorno in cui imparerai a mettere da parte te stessa”.

La superbia di Ninì prendeva allora il sopravvento. Lo riempiva di insulti, gridava, buttava la cornetta per terra, ma era tutto inutile perché il cavaliere misterioso aveva già riattaccato.

Per una settimana i messaggi in segreteria non furono lasciati, le telefonate non arrivarono.

Un pomeriggio di domenica riecco la solita chiamata anonima. Questa volta il cavaliere misterioso non parlava, faceva sentire una canzone, un motivo sconosciuto ma dolce. Si udiva un tintinnare lontano di cembali, la voce del vento, le onde del mare. Poi il silenzio.

Nei giorni che seguirono si susseguirono tre, quattro telefonate del genere, poi il cavaliere misterioso si decise a parlare e cominciò a narrare una storia.

Parlava di una donna che non c’era più. Non diceva se fosse morta o semplicemente andata via, diceva dei momenti vissuti con lei in riva al mare, senza pensieri per il futuro, senza progetti, solo con parole d’amore e dolci melodie rubate ai gabbiani.

Poi lei era cambiata, era tornata a quella che chiamava “realtà” ed aveva sposato un altro.

“Cercami” aveva concluso il cavaliere misterioso e da quel giorno non si era più fatto sentire.

Il cuore freddo di Ninì aveva sentito qualcosa durante la narrazione, ma il suo orgoglio e la sua capacità di guardare solo alla sua carriera e alla vita di facciata che stava conducendo, che aveva condotto da un po’ di anni, non le permettevano di andare oltre.

Di giorno continuava a lavorare in maniera frenetica, di notte quel “cercami” tornava alla sua mente non permettendole di pensare ad altro.

Coinvolta a sua insaputa in una faccenda poco onesta, per evitare lo scandalo fu costretta a dimettersi, sperando di poter vivere di rendita. Ma tutti i suoi fondi erano stati bloccati e sulla casa pendeva una grossa ipoteca, eredità del vecchio suocero che giocava a carte.

Ninì chiese aiuto ai suoi amici, ma questi gliela negarono, ricordandole quanto perfida era stata lei negli anni passati.

Le voci dei suoi affari poco puliti si erano diffuse in città. Tutti la guardavano in malo modo, solo un garzone le faceva un sorriso la mattina e, senza parlare, le aveva offerto riparo sotto la pioggia.

Piano piano Ninì si stava rendendo conto che esistono persone buone, persone che non chiedono nulla in cambio di un sorriso.

Cominciò a parlare con il garzone che la ascoltava attonito, senza profferire parola.

Gradualmente narrò la sua storia e si rese conto di aver sbagliato tutto perché aveva pensato troppo a quel topo che teneva in testa e relegato l’amore all’ultimo posto, sacrificandolo per ascoltare il suo ego e le ambizioni della madre.

“Potessi rincontrare Rocco, colui che ho lasciato senza neppure una spiegazione!” aveva concluso Ninì con le lacrime agli occhi.

Fu allora che il garzone aprì bocca e sorridendo disse: “Non hai ancora capito chi sono, stronza?”

Si tolse il cappello e si fece vedere in volto.

Ninì capì che il cavaliere misterioso, il garzone e Rocco erano la stesa persona, riapparsa dal passato per farla capire il senso di un sorriso.

Angela Allegria

 In www.galassiaarte.it

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  • Commenti (2)
  1. Ciao Angela sono lo zio di Renato.
    Volevo ringraziarti per aver messo il link del mio sito, me ne sono accorto solo oggi tramite Google.
    Questo mi ha dato modo di leggere questo tuo racconto e posso dire che sei veramente brava e ti meriti molti complimenti e tutti sinceri.
    Io non amo leggere, ma senz’altro mi sforzero’ di farlo anche per gli altri tuoi racconti, questo cmq mi e’ piaciuto molto.
    Se riesco a sfondare un po’ di piu’ nella foto, magari un domani mi farai anche l’intervista.
    Ciao e di nuovo……Brava!!

    • angelaallegria
    • 30 giugno 2009

    La ringrazio di cuore per il Suo commento inaspettato e graditissimo!
    Sono io a dovermi complimentare con Lei per le Sue foto: è davvero un grande!
    Non ci sono altre parole per definire la sua arte!
    Certo che sono disponibile per un’intervista, quando vuole.
    Buona serata e a presto!

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