Angela Allegria

Il potere logora chi non ce l’ha

Giuliano Vassalli è morto

Giuliano VassalliGiurista di razza, Professore di diritto e procedura penale a La Sapienza, avvocato sottile, Presidente della Corte Costituzionale, tre volte Ministro della Giustizia e ancora, partigiano, Uomo di cultura, antifascista, di matrice socialista, persona mite ma dotata di estremo coraggio, questo e non solo è stato Giuliano Vassalli, deceduto a Roma lo scorso 21 ottobre all’età di novantaquattro anni. La notizia della morte, per sua volontà, è trapelata ad esequie avvenute, destando profondo sconforto nel mondo giuridico e politico. Chi è stato Giuliano Vassalli lo si apprende all’Università allorquando si studia il codice Vassalli, il codice di procedura penale stilato nel 1988 ed entrato in vigore nel 1989 che prende il nome dal Ministro Guardasigilli che lo sottoscrisse. Figlio di Filippo Vassalli, fine civilista che collaborò alla redazione del codice civile del 1942 tuttora in vigore nel nostro Paese, Giuliano era a Perugia il 25 aprile 1915. Da giovanissimo si era dedicato allo studio del diritto approfondendo l’area penalistica: si era laureato in Giurisprudenza a La Sapienza nel 1936 avendo come relatore Arturo Rocco, autore del codice penale del 1930. Accanto allo studio approfondito e preciso l’impegno politico nelle file del socialismo di Pietro Nenni e Giuseppe Saragat. Nel gennaio del 1944 una impresa eroica: Vassalli, già membro della Giunta militare Centrale (GMC) riusciva a far evadere dal carcere di Regina Coeli Saragat e Pertini insieme ad altri cinque reclusi socialisti. Nell’aprile dello stesso anno fu fatto prigioniero dai nazisti e recluso nel carcere di via Tasso, luogo nel quale fu sottoposto a tortura e dal quale venne liberato, per intercessione di Pio XII il 4 giugno dello stesso anno, allorquando le truppe americane entrarono nella capitale. Conclusa la carriera universitaria nel 1990 dopo aver insegnato negli atenei di Urbino, Pavia, Padova, Genova, Napoli, Roma, dal 1991 fu giudice della Consulta, divenendone Presidente negli anni dal 1999 al 2000. Partecipò a tutte le commissioni di revisione dei codici penale e di procedura penale. Commenta il Presidente Napolitano: “È scomparsa una delle maggiori personalità della vita politica e culturale dell’Italia repubblicana. È scomparsa con la discrezione che lo caratterizzava insieme con altre doti sempre più rare come quelle del rigore intellettuale e morale e della sobrietà dei comportamenti. Senza mai esibire il suo passato di antifascista e combattente della Resistenza, poteva presentarsi come una delle più belle figure di protagonista di quelle drammatiche vicende”. Si legge in “Frammenti di Storia” dello stesso Vassalli a firma del Presidente Giorgio Napolitano: “Si sente quanto profonda sia stata la identificazione di Giuliano Vassalli con momenti cruciali di una storia da lui vissuta direttamente o assunta come retaggio di generazioni precedenti la sua come quella di Matteotti e di Di Vagno. Una profonda identificazione, ideale, politica e – aggiungo e sottolineo – umana e morale, perché nell’antifascismo, socialista e di ogni altra radice, si espressero un patrimonio di valori e di esempi, una carica di intelligenza, di cultura e di generosità, che esercitano ancora oggi una suggestione senza uguali per chi voglia esplorare le radici della nostra democrazia repubblicana. E colpisce l’affetto, quasi filiale, con cui Giuliano Vassalli si avvicina alle figure di Pertini, di Saragat, di Nenni; la modestia con cui si colloca accanto a loro nel ricordo del rapporto di collaborazione che stabilì con ciascuno di essi. Così come colpisce il pudore di Vassalli nell’accennare alla parte che personalmente ebbe nella Resistenza e in sfide eroiche – si può ben dirlo, al di fuori di ogni retorica – contro il fascismo e contro l’occupazione e l’oppressione nazista. Sono onorato e lieto di poter dare, con la presentazione di questo libro, un piccolo segno della riconoscenza che la Repubblica fondata sulla Costituzione deve a Giuliano Vassalli come rigoroso «giudice delle leggi», come strenuo combattente per la libertà e la dignità della patria e come sapiente servitore dello Stato democratico”.
Angela Allegria
25 ottobre 2009
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Ottobre 26, 2009 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | , , , , | Ancora nessun commento.

Cade mensolone barocco a Modica

Caduto nel centro storico di Modica un pezzo di una mensola barocca.
È accaduto alle 13 di giorno 25 agosto in pieno centro di Modica. Un forte rumore e una pensante testa baffuta barocca appartenente ad una mensola di un balcone di palazzo Rubino Trombadore si è spiaccicata al suolo fortunatamente non colpendo i passanti.
I cocci finiti per terra fanno riflettere sulla scongiurata tragedia, sulle cause di un tale disastro, sull’opera d’arte distrutta. Il primo balcone a destra del secondo piano, infatti, ora vanta solamente tre volti scolpiti nella pietra modicana. Uno, è andato completamente distrutto. Oltre al pezzo artistico è andata distrutta una parte del balconcino al piano ammezzato.
Le cause al momento rimangono ignote.
Angela Allegria
25 agosto 2009
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Agosto 26, 2009 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Insegnanti di religione fuori dagli scrutini per gli esami di maturità

Con la sentenza n. 7076 del 18 luglio 2009, resa nota in questi giorni, il Tar del Lazio ha accolto due ricorsi proposti dalle associazioni a favore della laicità e dei rappresentanti di religioni diverse da quella cattolica che chiedevano l’annullamento della ordinanze ministeriali emanate per gli esami di stato 2007 e 2008 dal ministro Fioroni nelle quali si prevedeva la valutazione della frequenza dell’insegnamento della religione ai fini dell’ottenimento di crediti scolastici e la partecipazione degli insegnanti di religione agli scrutini.
Per i giudici amministrativi “la attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche dà luogo ad una precisa discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni o per chi dichiara di non professare alcuna religione, in Etica morale pubblica”.
Facendo leva sul principio costituzionale della laicità dello Stato ribadito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 203/1989, i giudici del Tar continuano affermano che “in una società democratica, certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un’implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali”.
In merito si pronuncia il Presidente dello Snadir, Prof. Orazio Ruscica, fondatore del sindacato dei professori di religione cattolica.
“Una sentenza – commenta annunciando il ricorso al Consiglio di Stato – che premia il disimpegno degli studenti. Un’ordinanza volta a penalizzare quegli alunni che scelgono di avvalersi di una materia culturalmente significativa, oppure che scelgono in alternativa o lo studio individuale assistito o altra materia, e premia chi invece sceglie il nulla uscendo da scuola per andare al bar o in sala giochi””.
Angela Allegria
16 agosto 2009
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Agosto 16, 2009 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | , , , | Ancora nessun commento.

Giornalista sudanese rischia quaranta frustate per aver indossato i pantaloni

Rinviato al prossimo 7 settembre per chiedere chiarimenti al ministro sudanese per gli affari esteri il processo che vede imputata Lubna Ahmed al Hussein, giovane reporter sudanese colpevole di atti definiti osceni.

La giornalista di Khartoum, che scrive per il giornale “Al Sahafa” e lavora presso le Nazioni Unite in Sudan rischia quaranta frustate e la pubblica gogna per aver indossato dei pantaloni larghi, per lo più indossati con tanto di casacca lunga fino alle ginocchia e velo.
È stata arrestata insieme ad altre dodici donne imputate tutte dello stesso reato: atti osceni. Ma tale nozione non è ben definita, è lasciata alla discrezionalità della polizia che in Sudan spesso e volentieri usa tale termine per colpire persone innocenti.
Dieci di queste ragazze sono già state punite con dieci colpi di frusta ciascuna.
Lubna Ahmed al Hussein e le altre tre ragazze invece sono state rinviate a giudizio.
Il reato contestato è la presunta violazione dell’articolo 152 del codice penale sudanese che prevede fino a quaranta frustate “commette un atto indecente o un atto che viola la moralità pubblica o indossa abiti indecenti”. I pantaloni, infatti, sono considerati indecenti nell’interpretazione rigorosa della sharia, la legge islamica adottata dal regime di Khartoum dal colpo di stato militare fatto dal presidente Omar el-Bechir nel 1989.
La giornalista sudanese si è dimessa dall’incarico presso le Nazioni Unite per essere processata come una qualunque donna, per non godere dell’immunità che le spettava di diritto.
Il suo obiettivo è l’abolizione dell’art. 152. “Non temo il processo” ha dichiarato alla stampa francese aggiungendo: “Voglio che la gente sappia. Voglio che la voce di queste donne sia ascoltata, se sarò condannata a essere frustata o a qualsiasi altra cosa, farò appello. Andrò fino in fondo, fin davanti alla Corte costituzionale se sarà necessario. E se la Corte costituzionale riterrà l’articolo conforme alla Costituzione, sono pronta a ricevere non 40, ma 40.000 colpi di frusta. Denunciando pubblicamente questa pratica ho già vinto metà della battaglia”.
I consensi da parte delle altre donne sudanesi che hanno manifestato chiedendo di poter decidere di vestirsi in modo decente ma libero non sono mancati, come anche le testimonianze a sostegno da parte di islamiche ed occidentali.
Angela Allegria
05/08/09
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Agosto 5, 2009 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | , , , , , | Ancora nessun commento.

Desideri, sogni e speranze di un mondo diverso. Serata di beneficenza al Teatro Garibaldi di Modica

Domenica 7 maggio 2009 si è svolto presso il Teatro Garibaldi di Modica l’incontro sul tema “Desideri, sogni e speranze di un mondo diverso”, organizzato da: Università delle Tre età, Anffas, Ammi, Associazione Piccoli Fratelli, in collaborazione con il Comune di Modica.
La serata di beneficenza ha avuto inizio con un filmato del teatro delle diversità, realizzato dal Teatro Massimo Bellini di Catania, progetto che ha visto i ragazzi dell’associazione Neon di Catania cimentarsi nella recitazione, nel ballo, nel canto.
Dopo le relazioni di Monica Sammito, la quale ha presentato l’Associazione Nazionale Famiglie di Persone con disabilità intellettiva e/o relazionale di cui ricorre il decennale, e di Valentina Pediglieri, animatrice dell’Anffas, che ha spiegato la sua idea di linea educativa unica, basata tuttavia su piani individualizzati volti a far acquisire al soggetto capacità cognitive, pratiche e creative, è stata la volta dell’apporto fornito dalla musicologia. Di esso ha parlato Laura Giavatto, musicologa, la quale ha spiegato in cosa consiste il trattamento: “La musica, col suo potere taumaturgico nasce con l’uomo, è presente già nel ventre della madre. L’approccio che si istaura è di tipo umanistico, sul modello di Rogers. Non esistono brani precostituiti, sono le musiche emozionali, legati alla emozione del soggetto a smuoverlo. Il vero spartito musicale è il paziente, il quale con la sua gestualità è tradotto in termini di tonalità, di armonia, melodia, ritmo”. Una relazione fisica si istaura tra il soggetto e la musica in quanto il bambino è posto sulla cassa armonica del pianoforte. In aggiunta a ciò vi deve essere anche l’ausilio della psicologia relazionale e della famiglia.
Subito dopo la lettura di parti del libro di Daniela Cappi Schena a cura di Marcello Sarta e Fatima Palazzolo, alla presenza dell’autrice, la quale ha descritto nel suo libro la propria esperienza di vita, un amore vissuto con forza da una donna che, seppur affetta da sindrome post polio, ha saputo in maniera coraggiosa lottare per l’uomo che amava, e per la figlia che da lui ha avuto.
Del desiderio di maternità nei diversamente abili si è occupata Enrichetta Guerrieri, sociologa, educatrice sessuale. La Guerrieri ha ribadito il diritto di tutti ad avere una propria vita sessuale, a saperla gestire, a non farne a meno in quanto piena espressione della personalità dell’individuo. Con riferimento ai disabili ha sottolineato la necessità di una corretta informazione da offrire non solo a loro, ma anche alle famiglie e agli educatori. “ È importante – ha spiegato – incentivare le relazioni sociali che si esprimono nella tenerezza, nell’accoglienza dell’altro, nell’affettività. Spesso basta un abbraccio, un bacio, per realizzare il desidero di essere accettati, per conquistare la propria potenzialità nell’atto di poter compiere un simile gesto”.
In conclusione, prima dei saluti del presidente dell’Anffas, Francesco Provvidenza, e del dirigente scolastico Rinaldo Stracquadanio, presidente dell’Università delle Tre età, Teresa Contrino, a nome dell’Unitre, ha voluto lanciare un “SOS”, da leggere in modo diverso dal solito, in quanto si intende come “Solidarietà, Onestà, Speranza”.
Angela Allegria
11 giugno 2009
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Giugno 12, 2009 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | , , , , | Ancora nessun commento.

I volti di Medea

Una maga, una donna, una straniera, una sacerdotessa, una madre, una moglie tradita, una dea. Chi era Medea? E poi: era cosciente, lucida o folle, invasata dal demone che le armò la mano contro il suo stesso sangue? Dubbi che si posero gli ateniesi quando nel 431 a.C. videro in scena per la prima volta la Medea di Euripide, interrogativi che sono giungi fino ai nostri giorni e non trovano pareri unanimi. Su di essi si sono confrontati docenti ed esperti in un convegno organizzato dal Liceo Classico Umberto I di Ragusa.
“I volti di Medea” il titolo del Convengo di studi che si è tenuto nei giorni 7 e 8 maggio 2009 presso l’aula Magna dell’Umberto ha visto al suo interno due momenti diversi, ma affini fra loro: nella prima giornata si sono analizzate le riscritture letterarie del mito, le diverse interpretazioni tese a produrre nuovi volti di Medea, identica nella figura, ma non nella essenza, nella seconda, invece, si è cercato di vedere come il mito sia stato reinterpretato attraverso l’arte, la musica, il cinema, il teatro.
A partire dalla traduzione della tragedia di Euripide ad opera del Preside, Prof. Vincenzo Giannone, il quale spiega in maniera eloquente come ha realizzato non una semplice traduzione letteraria del testo, bensì una versione rispettosa dei metri, dei ritmi, della poetica di Euripide, tenendo conto della musicalità dell’insieme, ha cercato di cogliere l’idea che l’autore proponeva al pubblico, sottolineando la funzione catartica della tragedia e le problematiche sociali che stanno alla base del dramma.
Sono stati esaminati gli influssi della sofistica sull’opera e il passaggio della figura di Medea nel teatro romano con Seneca, in quello elisabettiano con John Ford, fino a giungere alla contemporaneità della interpretazione data da Christa Wolf, la quale offre una Medea lucida, razionale, pienamente cosciente. Un percorso curato da diversi studiosi fra cui il prof. Gaetano Cosentini, Dario Tomasello e Paola Di Mauro dell’Università di Messina, Nino Portoghese dell’Inda.
Il percorso conoscitivo dell’opera ha visto anche l’apporto della psicologia offerto dalla psicoterapeuta Anna Paola Giannelli, la quale ha fornito un approccio in punta di piedi con la nuda oggettività del testo.
L’ambito artistico è stato sviluppato per la parte antica dal prof. Saverio Scerra, della sovrintendenza beni culturali di Ragusa, il quale ha analizzato la pittura vascolare a partire dalla coppa di Duris di stile severo, datata intorno al 490-480 a.c. nella quale si può vedere Giasone risputato dalla bocca del drago, che Medea aveva con l’inganno fatto addormentare, la presenza degli elementi simbolici legati alla natura divina della figlia di Ecate, nipote del Sole, fino ai vasi italioti nei quali è presente il tema della morte: sia di Glauce, la Creusa di Seneca, sia dei figli di Medea.
Andrea Guastella ha, invece parlato della pittura contemporanea, presentando le opere di Salvo Barone nelle quali, come spiega il prof. dell’Umberto I, “si ripropone una assoluta fedeltà alla complessità della figura di Medea anche attraverso i colori, rosso e oro, che rappresentano il pathos”.
Tra le ben quarantatre diverse versioni musicali di Medea, quella di Cherubini è forse la più conosciuta. In essa, il compositore italiano ha inserito parti sinfoniche anche dove queste di solito non erano presenti, creando una autonomia della parte strumentale rispetto al libretto tratto dalla Medea di Corneille ed ispirato alla tragedia di Euripide. Afferma Mariolina Marino, che ha trattato l’argomento, “Medea, nell’opera di Cherubini, non è solo una giacobina assetata di sangue, è molto di più. È un personaggio ricco di contraddizioni e proprio questi dubbi, queste incertezze la rendono credibile”.
Dal grande cinema in cui privilegia la Medea di Pasolini, il quale “vede nell’eroina euripidea la storia di una profuga trattata in maniera ghettizzane da parte del c.d. primo mondo, da parte degli abitanti di Corinto, in primo luogo da Giasone”, come spiega il prof. Gaetano Accardi appropinquandosi ad analizzare le geometrie, le linee spaziali dei luoghi del film che distingue a seconda della naturalità, legata alla rappresentazione di Medea, e degli elementi architettonici, connessi alla civilizzazione greca, si passa alla rappresentazione teatrale, che si è svolta il pomeriggio di venerdì 8 presso il teatro Lumière, a cura della compagnia teatrale del Liceo Classico Umberto I.
Di essa, in conclusione al convegno, ha parlato il regista, Gianni Battaglia, il quale ha messo in luce le linee guida della sua direzione artistica, spiegando la sua concezione di Medea, una “donna razionale, viva, con una dignità assoluta, lucida, struggente, dolorosa, sofferente. Medea non grida mai, se non nel momento di più elevato dolore. Metterò in scena una Medea contemporanea, nostra, con schemi e linguaggio attuali, nella traduzione del Preside Giannone”.
Angela Allegria
23 maggio 2009
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Maggio 24, 2009 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | , , , , , | Ancora nessun commento.

La Medea di Euripide intepretata dagli studenti del Liceo Classico Umberto I di Ragusa

Gli studenti del Liceo Classico Umberto I di Ragusa hanno portato in scena la Medea di Euripide nella traduzione del Preside, Prof. Vincenzo Giannone.
Si tratta di coloro che hanno partecipato al laboratorio teatrale Dionysos del Liceo Umberto I, diretti da Gianni Battaglia, il quale ha curato la regia della tragedia andata in scena a Palazzolo Acreide, all’interno del XV Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani che si tiene presso il parco archeologico Akrai dal 11 al 31 maggio 2009.
Nonostante siano trascorsi diversi decenni dal primo spettacolo la trama di Medea coinvolge ancora l’attenzione del pubblico poiché tratta di questioni sempre attuali: la condizione dello straniero, la sua solitudine, l’amore, il tradimento, la vendetta.
Afferma il Preside Giannone: “La Medea di Euripide è un’opera che lascia il dialogo aperto: non si giunge ad una condanna o ad una assoluzione al termine della tragedia. Solo con l’avvento della psicanalisi si possono comprendere gli atteggiamenti di Medea all’interno dei quali Euripide indaga attraverso il dialogo. Sono proprio i dialoghi, l’agon logon, la gara di parole, che determinano il ritmo della vicenda, che viene rispettato e sottolineato nella traduzione”.
“Come regista – dice Gianni Battaglia – non posso non essere toccato dalla tragedia come negazione dell’amore: di quello di Giasone per Medea, di quello di Glauce per Giasone”.
Alla preoccupazione della nutrice, Marianna Occhipinti, capace di far intuire sin dalla prime battute il timore di una vendetta di Medea, si contrappone l’inconsapevolezza dei personaggi maschili, i quali, presi dalla loro supremazia, dall’esercizio del proprio potere, sono facilmente raggirabili dall’astuzia della maga.
Simona Disca ha ridato vita ad una Medea austera, fiera, dagli occhi duri ed infuocati come dardi, una donna forte nell’amore come nella vendetta. Di Medea Simona Disca, che ha solo 17 anni, ha approfondito non solo il testo greco, ma anche la psiche, la condizione, la rabbia, la passione, giungendo ad una critica interna del personaggio.
“Ho preso l’impegno di interpretare Medea – ha spiegato – come una sfida personale, un confronto con me stessa e da lì ho cominciato ad indagare l’animo dell’eroina euripidea. A mio avviso Medea è assolutamente razionale, consapevole, cosciente, ma è anche l’espressione dei ripensamenti che l’uomo ha, come si evince dalle voci interne che si scontrano tra di loro, conducendola ad agire o ad astenersi”.
“Ho respirato aria greca” precisa Luca Fichera, il quale ha interpretato un Giasone molto espressivo nei gesti, nello sguardo, che si muoveva sulla scena con la elasticità e la abilità di un protagonista.
L’incomunicabilità fra Giasone e Medea è esasperata dalle parole che usano per definirsi a vicenda: Giasone la definisce “pazza”, Medea “infame”.
Se con la dialettica Giasone cerca di persuadere la donna a cui deve la conquista del vello d’oro che è giusto ciò che sta per fare ed è convinto di essere riuscito nel suo intento, l’animo di Medea, ferito, cerca la sua vendetta usando l’astuzia, l’inganno.
L’inganno, infatti, è un elemento che ritorna: Giasone inganna Medea con le belle parole, la sacerdotessa di Ecate raggira Creonte (interpretato da Faustino Rizzo) affinché gli conceda un altro giorno a Corinto, tempo necessario perché compia la sua vendetta, che porta a termine fino alla fine, non solo uccidendo Glauce ed i figli di Giasone, ma impedendo a questi di seppellirli in suolo greco.
Nell’ultima scena Giasone è annichilito, vinto, soggiogato da una Medea che, dall’alto, fugge sul carro del padre Sole. Torna nella conclusione la visione simbolica di Medea, che ha riacquisito la sua dignità, in alto e Giasone in basso, ripresa certamente dalla Medea di Pasolini.
Nella rappresentazione sono degni di essere segnalati la originalità dei cori cantati e delle musiche eseguite dal vivo da Lorenzo Guardiano.
Angela Allegria
18 maggio 2009
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Maggio 19, 2009 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | , , , , , | Ancora nessun commento.

L’affido familiare tra fiaba e realtà

Si è svolta lunedì 11 maggio 2009 presso il Teatro Garibaldi di Modica la conferenza dal titolo “L’affido familiare tra fiaba e realtà”.
L’incontro è stato organizzato dalla Università delle Tre età, associazione di promozione sociale e culturale senza scopo di lucro, aperta a tutti senza distinzione di età, sesso, etnia, religione, nazionalità, condizione sociale, convinzione politica, in collaborazione con: Comune di Modica, Provincia Regionale di Ragusa, Anffas, Arca, Associazione Mogli Medici Italiani, Associazione Piccoli Fratelli, Ausl 7 Ragusa, Centro Affidi Distrettuale di Modica, Distretto Socio-Sanitario 45 e FIDAPA Sicilia.
Tema centrale è l’affidamento familiare, misura volta al collocamento di minori presso una famiglia, un single o una comunità di tipo familiare per un periodo di tempo limitato, nel caso in cui, in un momento di difficoltà legato a vari motivi, la famiglia di origine non riesca a prendersi cura dei figli.
Il seminario ha avuto inizio con la lettura del secondo capitolo dell’Esodo, a cura di Marcello Sarta, il quale ha letto la storia di Mosè, antecedente biblico di affido, e con uno spettacolo a cura della Compagnia del Piccolo Teatro ed interpretato con grazia e professionalità da Fatima Palazzolo, dal titolo “Una vice-mamma per la principessa Martina”.
Il dibattito, moderato da Elena Barrano, ha avuto inizio con l’esplicazione del ruolo dei servizi sociali in tema di affido da parte di Maria Grazia Ruta, la quale ha spiegato che questi “trovano una famiglia che sia idonea per il minore che vive una situazione di disagio temporaneo all’interno della famiglia nativa per dare il tempo a questa di ristrutturarsi e recuperare la sua dimensione originaria. A tal fine è fondamentale il ruolo del Centro Affidi, polo volto alla sensibilizzazione, alla diffusione della cultura dell’affido”.
Soggetti potenziali affidatari sono dunque: le famiglie con figli, quelle senza prole, le famiglie di fatto, i single, le case famiglie, ma, come ha sottolineato Giorgia Maltese, assistente sociale, le richieste di affido sono parecchie sul nostro territorio e la disponibilità di famiglie affidatarie non è in grado di soddisfarle tutte.
Degli aspetti legali si è occupata l’avv. Elena Frasca la quale, dopo aver accennato alle due tipologie di affido previste dalla legge, ovvero l’affidamento consensuale nel quale è presente l’accordo dei genitori naturali ed è prevista l’audizione del minore di anni dodici, e l’affidamento giudiziale nel quale il provvedimento è disposto dal tribunale per i minorenni su segnalazione dei servizi sociali, ha fatto un rapido accenno alla legge 184/1983 dal titolo “Diritto del minore ad avere una famiglia” e alle modifiche apportate dalla legge 149/2001.
Particolarmente incisivo l’intervento della psicologa Franca Iacono, la quale ha parlato sia della natura di operatore del settore e di esperienze di vita vissuta sia da lei medesima in veste di affidataria e prima ancora di affidata, sia di altre persone di cui sono giunte le testimonianze.
“L’affido esiste prima della legge – ha spiegato la Iacono – Quando la comunità vede un’emergenza si attiva e dà vita alla famiglia allargata”.
In un contesto nel quale si sono succedute musiche eseguite da Ausilia Pluchino, parti di film e interpretazioni teatrali, si è voluta sollecitare la attenzione della popolazione sul delicato tema, anche facendo riferimento a situazioni concrete quali quelle della casa dell’Arca di cui ha parlato Cinzia Arena, e dell’Anffas, della cui esperienza ha fatto menzione Maria Grazia Assenza.
In conclusione poche ma incisive parole del Presidente della Unitre, Dirigente Scolastico Rinaldo Stracquadanio: “Si tratta di una situazione di grande emergenza legata alla crisi della famiglia. C’è bisogno di creare la cultura dell’affido e di dare la propria disponibilità per realizzarla al meglio. Se viene trasmesso al bambino il modello di una famiglia serena, questo porterà con sè tale modello e tenterà di riproporlo, ma se diamo l’esempio di una famigli distrutta, possiamo ottenere, salvo eccezioni, solo questo per il futuro dei minori”.
Angela Allegria
12 maggio 2009
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Maggio 14, 2009 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | , , , | Ancora nessun commento.

Immigrazione e finanza: contatto fra Oriente ed Occidente

Svoltosi a Bologna lo scorso 13 dicembre, il II Convegno nazionale “Fare impresa per gli stranieri in Italia e finanza islamica” ha visto relatori di alto livello interessati a discutere alla luce delle relazioni industriali e della economia in un Paese, l’Italia, in cui non ci si può non porre il problema degli immigrati e del loro inserimento nel mondo del lavoro.

Paola Cocozza, Presidente della ASFOR, Ente di Formazione nato all’interno del territorio pugliese ma sviluppatosi su tutto il territorio nazionale, citando Jacquard: “La nostra ricchezza collettiva sta nella diversità”, mette in luce l’importanza fondamentale della conoscenza da parte dello straniero della cultura e della lingua italiana al fine di  evitare la formazione di ghetti o di aree cittadine in cui si ritrovano solo etnie di immigrati poiché l’emarginazione sociale crea tendenze anti-sociali. La conoscenza della lingua italiana costituisce inoltre il mezzo di prevenzione delle violenze in quanto mira alla integrazione sociale e alla immissione nel mondo del lavoro e, nell’ambito sanitario, alla tutela sostanziale del diritto alla salute sancito nell’art. 32 Cost.

“Conoscere la cultura italiana – spiega – significa avere la possibilità di inserirsi in un contesto sociale. Tutto ciò tradotto in poche parole equivale a garantire quei servizi minimi quali il permesso di soggiorno, il fitto di una casa, trovare amicizie leali impegnando il proprio tempo positivamente, che permettono di vivere la vita quotidiana”.

Dopo i saluti di rito e la presentazione di tutte quelle organizzazioni che affrontano il fenomeno sul territorio, si è entrato nel vivo dei lavori partendo dalla dimensione industriale.

Vincenzo Musacchio, ordinario di diritto penale dell’U.E. presso l’Università del Molise, si pone di stabilire un collegamento fra etica ed impresa il quale si pone su una triplice dimensione:

·         Immateriale, costituita dal valore del lavoro umano in una società prima solo industrializzata ora anche informatizzata;

·         Relazionale, legata alla flessibilità e alla “internazionalizzazione” che richiedono di trasformare il mondo delle imprese in rete globale;

·         Sociale, intima realtà dell’impresa che si pone come risposta non individuale al bisogno di beni economici. “Il capitale sociale – spiega Musacchio – ha carattere immateriale ed è sempre una ricchezza pubblica, anche quando a produrlo sono imprese a carattere privato”.

L’impresa e il profitto non sono sufficienti a dare ragione di se stessi, nemmeno dal punto di vista economico, ma devono tener conto degli elementi immateriali, relazionali e sociali, devono rispettare l’etica e l’umanità.

Sul piano operativo è Olindo Ionta, Ricercatore CS&Ricerche Animi, a proporre all’assemblea i risultati di un’analisi sul territorio romano.

“All’interno del processo che va dalla scelta di divenire imprenditore fino al conseguimento di tale obiettivo – spiega – gli spazi compresi all’interno della sfera concreta di opportunità cui i migranti hanno accesso sono stati declinati in tre livelli di indagine, profondamente interconnessi tra loro:

·         Livello strutturale o hardware

·         Livello delle reti sociali (capitale sociale)

·         Livello psico-sociale (capitale individuale)

 

Il primo di questi tre livelli, ossia quello strutturale, racchiude gli assetti strutturali che permettono il concreto dispiegarsi delle opportunità imprenditoriali per i cittadini immigrati (normative in materia di immigrazione, strumenti di sostegno all’imprenditorialità immigrata, la situazione macroeconomica, il contesto economico locale).

Il secondo livello, quello delle reti sociali, individua il capitale sociale dei migranti quale prima risorsa direttamente spendibile da parte degli aspiranti imprenditori: per capitale sociale occorre intendere l’insieme delle relazioni che ciascun individuo ha a disposizione e che è in grado di mobilitare per accedere alle informazioni e alle risorse necessarie per l’avviamento e per la gestione di impresa.

Il livello psico-sociale è intimamente connesso con le capacità individuali di ciascun imprenditore racchiudendo le competenze acquisite, le aspirazioni, le motivazioni personali, le scelte di vita ed il progetto migratorio.

L’interazione analitica di queste tre componenti ha permesso di affrontare indirettamente il tema della mediazione all’interno del discorso più ampio dell’integrazione dei migranti nei territori di accoglienza per riflettere e fornire spunti di riflessione sull’equazione imprenditoria /integrazione”.

Vi è poi un’altra difficoltà che lo straniero deve superare, ossia quella legata al nostro modello organicistico (nel nostro Paese esistono ben 34 ordini professionali!). Tale regime non è di ostacolo per i cittadini europei i quali, in base alla direttiva 36/2005, sono esonerati dall’esame di stato se l’hanno superato nel Paese di provenienza o se in esso non è previsto. Per quanto riguarda i cittadini extracomunitari la Direttiva 36/2005 stabilisce che essi possono circolare per l’Europa solo a condizione che abbiano già esercitato la professione per un periodo triennale in un Paese Membro, secondo le sue regolamentazioni. Ciò inevitabilmente crea problemi di coordinamento legati all’inserimento di professionisti nel nostro sistema.

L’emanazione della Blue Card, basata sul riconoscimento del triennio di attività per le qualifiche di alto livello, ha già ricevuto un forte incoraggiamento con la recente Risoluzione del Parlamento del 20 Novembre scorso.

“Ma – afferma Pierangelo Sardi, presidente CEPLIS, Conseil Européen des Professions Libérales e consigliere CNEL – i problemi dell’inserimento attivo dei professionisti nel nostro mercato non si risolvono con queste procedure meramente autorizzatorie e formali, che comunque sono destinate ad affievolirsi, sin dal livello di titoli di formazione: con il sistema EQF, European Qualification Framework, la formazione formale perde importanza rispetto a quel che effettivamente si è imparato a fare; e poi a livello di competenze acquisite praticamente, che l’Unione Europea vuole rendere trasparenti per il cliente, a distanza, per via elettronica, prima ancora che questi debba contattare personalmente il professionista. Per questo scopo non solo la menzionata Direttiva qualifiche, ma soprattutto la successiva Direttiva 123/2006 sui Servizi nel mercato interno hanno lanciato le professional cards, invitando le organizzazioni professionali europee a costruirle, come già da tempo avviene negli Stati Uniti e nei Paesi dell’ex Commonwealth, dove era diventato irrilevante sapere se da qualche parte del mondo una università qualsiasi avesse riconosciuto un numero di anni di frequenza per essa sufficiente, ed anche di voti per essa sufficienti, ma piuttosto quale era il prestigio dell’organizzazione che accreditava il professionista nelle sue specifiche competenze”.

Nella seconda parte si è affrontata la questione riguardante la finanza islamica, le sue caratteristiche ed i possibili punti di aggregazione con la finanza occidentale.

L’analisi delle caratteristiche della finanza islamica è stata trattata dal prof. Ferracci della University  Lecturer  & International Managerial Consultant.

Essa si fonda su quattro principi fondamentali:

1.      Riba, ossia il divieto di pagamento di interessi legati al fattore temporale;

2.      Maisir, speculazione;

3.      Gharar, irragionevole incertezza, ambiguità;

4.      Haram, attività economiche proibite dal Corano.

“Il modello di finanza islamico – spiega il prof. Ferracci – si basa su principi fondamentali fra i quali spicca la Riba. Essa proibisce l’interesse frutto di una semplice rendita finanziaria che non sia correlato ad un’attività reale comportante un determinato livello di rischio. Inoltre, mentre l’Haram è legata essenzialmente al mondo islamico, gli altri 3 principi possono essere pienamente condivisi anche dal mondo occidentale”.

Ferracci propone un modello di aggregazione fra oriente ed occidente attraverso lo studio dei modelli di finanza islamica, di quelli occidentali in particolar modo anglosassone e comunque dei diversi sistemi bancari da parte di un Comitato Promotore composto da tecnici del settore economico, ma anche da politici e giuristi che dovrebbero individuare le innovazioni fornite dal concetto di finanza islamica e proporle attraverso canali specifici. Tutto questo accompagnato dalla prestazione di servizi all’immigrato che possono variare dal semplice interprete, essenziale, fino alla concessione di microcredito, al rilascio di carte collegate a conti correnti in Italia impiegabili nei paesi di origine senza costi aggiuntivi. In tale contesto anche la banca riuscirebbe ad assumere un ruolo di aggregazione sociale fra italiani e stranieri.

La richiesta di finanziamenti alle banche islamiche è venuta crescendo nell’ultimo decennio sia a livello mondiale che a livello europeo. All’interrogativo su quali possano essere le cause di una sempre crescente domanda ha cercato di rispondere il prof. Alberto Brugnoni, presidente di Assaif.

“In primo luogo vi è il fatto che l’Islam sia la religione in più rapida crescita con molti paesi europei che registrano un rapido aumento nelle loro popolazioni musulmane. Sviluppo questo accoppiato al costante aumento di una classe media musulmana abbiente in Europa. È un dato di fatto che i musulmani nei Nord del mondo e in Europa rappresentino il 50% dei risparmi della classe media musulmana di tutto il mondo. Questa sarà, probabilmente, la molla della prossima fase della crescita della finanza islamica con la preferenza sempre più evidente del cliente musulmano europeo accordata alla gestione halal dei propri affari finanziari. In secondo luogo, un crescente interesse nei prodotti finanziari halal è rilevato anche tra i non-musulmani. Gli investimenti da parte delle banche europee convenzionali e istituzioni nei Sukuk (le ‘obbligazioni’ islamiche) sono stati accompagnati da quelli di investitori privati che desiderano introdurre fattori etici e/o aspetti religiosi nella loro decisioni di investimento. Scegliendo prodotti compatibili con la shariah essi possono stare sicuri di non investire in settori non etici. E cristiani ed ebrei praticanti sanno che il divieto di interessi, che può essere valido anche per loro, è rispettato. In sintesi: le iniziative e

gli approcci innovativi della finanza islamica attirano gli investitori alla ricerca di investimenti etici.

In terzo luogo, l’ondata di permessi e autorizzazioni che ha consentito l’avvio di operazioni commerciali bancarie secondo la shariah – in particolare mutui, assicurazioni e prestiti – è stata

facilitata dai cambiamenti di politiche da parte dei governi che hanno prestato una maggiore attenzione alle esigenze delle comunità musulmane europee. Le autorità hanno iniziato ad

accogliere richieste che, anche se fatte a più riprese nel corso degli anni, erano stato regolarmente inevase. Il timore di alienarsi una notevole percentuale della società europea e considerazioni di sicurezza nazionale hanno giocato un ruolo importante in questo cambiamento di atteggiamenti ufficiali.

Infine,  i responsabili delle politiche dei governi e le banche convenzionali hanno incominciato a vedere la finanza islamica come una lucrativa opportunità di business e non solo come un puntello alle minoranze etniche. Vi è inoltre un crescente numero di investitori professionali che desiderano includere i prodotti della finanza islamica nei loro portafogli per ragioni di diversificazione. Questo è vero, nonostante il fatto che molti prodotti finanziari sciariatici non possano ancora competere

pienamente con i prodotti convenzionali per quanto riguarda il rapporto prezzo-prestazioni”.

Il contatto fra i due sistemi diversi pone problemi di coordinamento sul piano contabile, fiscale e regolamentativo. Ma essi devono essere risolti, non possono più essere ignorati all’interno di un sistema globalizzato nel quale il contatto con il mondo islamico è diretto e percepibile non solo nell’ingresso nel nostro Paese di stranieri che professano la religione musulmana e che portano con loro la cultura islamica fortemente regolata da Corano, Sunna e diritto, ma anche dalla richiesta degli occidentali di prodotti finanziari non più solo occidentali.

Angela Allegria

26 dicembre 2008

In www.italianotizie.it

Dicembre 26, 2008 Pubblicato da angelaallegria | Italianotizie | | Ancora nessun commento.